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7 aprile 2012

In ‘Biancaneve’ di Tarsem Singh Julia Roberts è la più crudele del Reame

Dopo la versione Disney del 1937, ritorna sul grande schermo la favola  di Biancaneve, diretta dal regista di origine indonesiane Tarsem Singh. Presentato in anteprima nazionale alla 16a edizione di Cartoons on The Bay a Rapallo, la pellicola ha come protagonisti principali Julia Roberts e Lily Collins, rispettivamente nel ruolo della strega cattiva e della principessa bistratta dalla matrigna, mentre il ruolo del Principe è gradevolmene calzato da Armie Hammer. La commedia di chiara matrice fantasy è distribuita in Italia da 01 Distribution.

IL FILM .  Scegliere di affidare nelle mani di Tarsem Singh la regia di Biancaneve è stata una decisione assolutamente d’azzardo ma che poi ha dimostrato di essere stato un rischio ben ripagato. Perchè Tarsem Singh anche se molto più a suo agio con clip di carattere visivo e musicale, ha avuto alle sue spalle durante la lavorazione la coppia dei brillanti sceneggiatori Melisa Wallack e Jason Keller che, unitamente agli scenografici e ricchissimi costumi di della nipponica Eiko Ishioka, han spauto dar vita a un film visivamente efficace, colorato, allegro e soprattutto adatto a un pubblico di tutte le età.

LA TRAMA. Una volta scomparso prematuramente  il re, la Regina Cattiva preso possesso del reame rinchiude la figliastra Biancaneve nel castello sperperandone le ricchezze in una continua corsa al potere e alla bellezza, gettando i sudditi nella disperazione. Il giorno del suo diciottesimo compleanno Biancaneve esce dal castello per verificare di persona le reali condizioni del suo regno e nel bosco si imbatte dapprima in un Principe poi in una gang composta da sette nani ladri. Saranno proprio questi ultimi a destare la principessa dal sonno della ragione, aiutandola a trovare il coraggio necessario per ribellarsi alla matrigna che nel frattempo per risollevare le finanze del reame mira a sposare il principe cercando contemporaneamente di sbarazzarsi di Biancaneve nel cuore della foresta, abitata da una misteriosa e famelica belva…

UN CLASSICO RIVISITATO. Si gioca sapientemente con il rovesciamento degli schemi classici nella pellicola di Tarsem Singh, a partire dal personaggio del Principe che segue quasi come una spalla i due personaggi femminili principali, ritagliando per sè scene di pura comicità. In secondo luogo, i sette nani. non più dipinti come nell’immaginario disneyano al quale facciamo spesso mente locale – piccoli e teneri nonnini dalla barba lunghissima!- ma ladruncoli di quattro cotte, briganti del bosco e abili spadaccini dediti nell’arte del furto. ed è proprio grazie alla loro presenza, alla loro diversità dichiarata che nel film è inserita sottotraccia una sorprendente riflessione sul tema dell’emarginazione sociale.  Loro tramite è appunto Biancaneve, che li risolleva dal ruolo di emarginati della società e li rende protagonisti di duelli di cappa e spada sensazionali insieme a una lettura psicologica ripettivamente più complessa di quelle degli altri personaggi della favola. Anche Biancaneve dimostra di essere al passo con i tempi, quasi un’eroina post femminista. totalmente differente dalle sue precedenti versioni cinematografiche, la nuova Biancaneve ora ci appare come una ragazza per nulla ingenua e inesperta ma anzi come una giovane fanciulla intraprendente e capace di afferrare al volo tutto quello di cui ha bisogno. E infine, il ruolo della Regina Cattiva, superbamente interpretato dal premio Oscar Julia Roberts che regala agli spettatori una performance d’attrice come poche, tra perfidie incantesimi e una buona dose di sarcasmo, senza mai cadere nella banalità oppure nella mostruosità, perchè in fin dei conti tutta la sua malvagità sta nelle parole che usa. Una intrepretazione davvero bella e fresca,  capace di infondere una linfa nuova al personaggio della matrigna, ormai un po’ troppo in avanti con l’età.

LA SINDROME DI GRIMILDE.  Questo ennesimo Biancaneve è stato favorevolmente salutato nel panorama cinematografico mondiale come una pellicola di stampo orgogliosamente femminista, ma in realtà non lo è per niente.  Perchè non basta una spada tra le mani di una fragile principessa a trasformarla in eroina. E perchè la competizione tra le due protagoniste  della fiaba si basa  -da sempre- sullo stesso motivo chiave di fondo : è sempre stato il racconto della gelosia di una “madre” per una “figlia” con due donne in guerra per la bellezza, dove il principe azzurro rappresenta per una di loro la salvezza.

In ogni caso si tratta pur sempre di un film che al di là di audaci e innovative chiavi di lettura risulta gradevole, musicale e soprattutto adatto a un pubblico di ogni età.

 

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