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20 aprile 2012

La strada della ricerca

Le nostre valigie erano di nuovo ammucchiate sul marciapiede;
avevamo molta strada da fare. Ma non importava, la strada è la vita.
(Jack Kerouac, On the road)

La parola “ricerca” è un sostantivo molto difficile da pronunciare e la ricerca universitaria è un progetto per il futuro cui, oggi, è difficile affidarsi.
Affermare di voler fare della ricerca il proprio progetto di vita può sembrare incauto, ingenuo o addirittura incosciente; il futuro di un ricercatore universitario è d’altra parte insicuro e incerto. Per avventurarsi nel sentiero della ricerca occorrono allora tenacia, pazienza, e determinazione.
Chi sceglie di intraprendere questa strada spera di poter dedicare la propria esistenza allo studio di ciò che più lo interessa e lo incuriosisce, cerca di rendere la propria passione un lavoro.
Come ogni cammino, anche questo, richiede fatica e dedizione a chi decide di provare a percorrerlo. Il sentiero della ricerca è però particolarmente tortuoso e il primo tratto di questo percorso è costituito da una salita tanto ripida e lunga da riuscire ad accorciare il fiato e ad affaticare le gambe degli escursionisti più giovani ed entusiasti.
Il primo ostacolo da oltrepassare è il concorso per ottenere un posto da dottorando in qualche ateneo in Italia o all’estero. Per superare questa prova occorre essersi messi in cammino già da un po’ di tempo e presentarsir portando nel proprio bagaglio un buon numero di pubblicazioni.
Ogni buon viaggiatore sa quanto sia indispensabile avere un buon senso dell’orientamento, allo stesso modo per vincere un concorso di dottorato è importante individuare un ateneo interessato alle proprie ricerche.
Ottenere un dottorato e svolgere per anni un’attività di ricerca non garantisce tuttavia la concreta possibilità di intraprendere una carriera accademica; chi sceglie questa strada per il proprio futuro deve accettare di camminare per anni in cerca di una meta lontana e quanto mai incerta.
Spesso potrà capitare di confrontarsi con la tentazione di fermarsi e rinunciare al traguardo. Tuttavia fare ricerca comporta un dispendio tanto elevato di tempo, impegno e dedizione che è facile smettere di considerare altri itinerari, così può capitare che quando ti accorgi che quello della ricerca, per te, è un vicolo cieco è ormai troppo tardi per incamminarsi su una nuova via e lasciarsi guidare da un nuovo progetto.
Per questo negli anni dell’università è sempre importante tenersi aperto il maggior numero di possibilità, di alternative, di strade: non si può eleggere il dottorato a oggetto privilegiato e solitario delle nostre prospettive di vita dopo la laurea.
Tutti coloro che hanno il coraggio, la fortuna e la preparazione per continuare, nonostante queste difficoltà, a marciare lungo questo cammino dovrebbero avere il rispetto, l’appoggio e un giusto sostegno economico per proseguire nel viaggio.

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