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23 aprile 2012

L’Orientale di Napoli rilegge Yukio Mishima

Il giorno 27 aprile alle ore 15.00 presso Palazzo Corigliano (aula delle Mura Greche), l’Università Orientale di Napoli ospiterà la conferenza della Dott.ssa Virginia Sica (Università Orientale di Milano) dal titolo “Per una lettura alternativa di Mishima Yukio”.

La conferenza si profila come un’ottima occasione per ridiscutere una letteratura dai valori e dalla sensibilità spesso percepiti come genericamente “esotici” oppure, all’opposto, ritenuti “familiari” in virtù dei contatti mediatici favoriti in occidente dalla diffusione dei manga e degli anime. Un atteggiamento culturale falsificante, come spiega Virginia Sica, già autrice del saggio Non di soli manga. La Letteratura Giapponese, apparso sul sito della Treccani.(http://www.treccani.it/site/Scuola/nellascuola/area_lingua_letteratura/oriente/sica.htm e ancora consultabile all’indirizzo http://www.bibliotecagiapponese.it/2010/05/14/per-avvicinarsi-alla-letteratura-giapponese-non-di-soli-manga-di-virginia-sica/ ): «Le peculiarità culturali del Giappone vengono percepite come esotiche e appartenenti a un “lontano estremo oriente” sotto l’urto di un’informazione massificante e lacunosa, che travalica nei luoghi comuni. I quali si sommano, ben inteso da entrambe le parti, ai luoghi comuni sul sé e sulla propria identità culturale».

E la riflessione su Mishima (1925-1970), l’autore delle Confessioni di una maschera e di un vasto numero di romanzi, racconti, saggi e di una traduzione del dannunziano Le Martyre de Saint Sebastien, va giustamente inserita – come Sica non ha mancato di rilevare- in una corretta contestualizzazione storica e nella giusta valutazione della reazione, diffusasi tra gli intellettuali, al progressivo dilagare di costumi “americanizzanti” nell’estenuato Giappone post-atomico. Una reazione sentita come necessaria anche dal premio Nobel Kawabata Yasunari (1899-1972), morto in circostanze ancora poco chiare e molto legato a Mishima, ma che è stata per quest’ultimo, apologeta del nazionalismo e del ritorno a un passato nobile e cavalleresco, una ragione di vita. Fino al suicidio rituale, avvenuto in diretta televisiva il 25 novembre 1970, che chiude a 45 anni l’esistenza, provocatoria e coerente fino all’ultimo respiro, di un grande samurai della letteratura nipponica.

 

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