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18 aprile 2012

Rivoluzione scuola media?

Qualcuno ricorda il proprio esame finale di scuola media? Io molto vagamente:una grande stanza a piano terra,quella di storia dell’arte precisamente,piena di disegni e pessimi mosaici fatti con la pastina della minestra,i professori riuniti a chiacchierare amabilmente fino al mio ingresso,poi falsa serietà,un paio di domande (ricordo solo quella del professore d’arte per l’appunto,ma è emblematica: “quali sono i colori primari?”),quattro risate e poi fiesta grande e gavettoni. E pensare che la mia era una delle medie “meritocratiche” in città.

Questa penso fosse più o meno la prassi in molte scuole medie italiane,pare che adesso invece il problema sia differente; l’esame di terza media sarebbe diventato più duro di quello di maturità. Perciò l’ingegnere/ministro dell’Istruzione Francesco Profumo ha sollevato alcuni dubbi durante un incontro per la firma di un accordo con i vertici di mamma Rai ritenendo essere più utile e formativo per i ragazzi distribuire tale esame nei tre anni con in fondo una prova finale che concluda in maniera continuativa questo percorso.

Una piccola riforma? Subito c’è chi allunga ancor più il tiro. “Perchè non abolire direttamente l’esame di terza media? – esclama ispirata Francesca Puglisi,responsabile scuola della Segreteria del PD –  Da quando abbiamo innalzato l’età dell’obbligo allo studio a 16 anni l’esame delle medie risulta un inutile perdita di tempo e di denaro. Non solo,anche bocciare  –  prosegue  –  non serve a migliorare: sappiamo che solo il 2 o 3 per cento degli studenti avrà un beneficio reale dalla ripetizione di un anno scolastico, ma la maggior parte di essi finirà in quel 21 per cento di drop-out che penalizza l’Italia, una vera zavorra che peserà sulle spalle di tutti noi, quando dovremo tentare di includere coloro che avremo perso per la strada, in modo senz’altro meno efficace e senz’altro più costoso dell’Istruzione“.

Già si parla di “rivoluzione copernicana” e lo studio dell’illustre università di Pisa conferma queste parole,pare infatti che nei paesi in cui la bocciatura è all’ordine del giorno,le performance in Italiano, Matematica e Scienze su un campione di quindicenni siano minori rispetto ai paesi che rimandano poco o non rimandano affatto: in Giappone ad esempio,o in Corea e in Norvegia.

Parole sante se non si fossero presi come esempio alcuni dei paesi,come la Norvegia,dove l’istruzione ha una struttura decisamente differente sia in termini di performance (secondo l’OCSE i quindicenni norvegesi hanno risultati migliori rispetto a quelli di tutti gli altri paesi scandinavi) che di strutture.

Sicuramente il costo delle bocciature in Italia é un bel salasso,circa 4 miliardi di euro l’anno,e certamente questi soldi potrebbero essere spesi per aiutare gli alunni a raggiungere gli obiettivi minimi per essere promossi; ma è amaro riflettere su come spesso queste riforme portino cambiamenti solo in superficie,cambiamenti strutturali ma non organici,che tendono a richiamare l’attenzione mediatica sull’istruzione quando i soldi per cultura ed istruzione vengono volontariamente e sempre dati con il contagocce.

Per cui abolire o non abolire l’esame di terza media,sopprimere o meno le bocciature a fine anno sono solo cambiamenti di facciata che nascondono i reali,ben più complicati,problemi: aule sovraffollate in strutture fatiscenti,disinteresse per la reale crescita dello studente,incapacità dei professori a proporre programmi stimolanti,protezione dell’alunno e super-assistenza sostituita all’insegnamento meritocratico.

Senza fondi e una gestione oculata e posta al vertice dell’interesse statale a tutto ciò è impossibile trovare soluzione,viene da chiedersi di conseguenza quali siano le priorità di ogni governo se pone così in basso l’importanza di creare menti obiettive,dinamiche,aperte e critiche,ruolo che la scuola potrebbe ancora,e dovrebbe,rivestire.

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