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8 aprile 2012

UniNa: quello che Napoli ha lasciato

Napoli.
Mi viene in mente il film di Turturro, Passione: “Ci sono posti in cui vai una volta sola e ti basta. E poi c’è Napoli” e mi è piaciuto per quell’effetto documentario a tutto tondo in climax sulla musica, sull’arte, sulla cultura.

A vedere così tra le vie di Napoli il fervento e la teatralità della gente che ci vive non verrebbe mai in mente che in un passato neanche troppo lontano la vita potesse avere qualche differenza da quel caos piacevole di emozioni e di grida che percorrono tutta la città.

Poi mi viene in mente la fondazione dell’università di Napoli, intesa come prima università statale e laica per mano di Federico II di Svevia. Chiaro è che l’imperatore fondò l’università per dare importanza al suo nome, ma anche per dare una certa formazione culturale ai propri sudditi. Si può anzi dire, per paradosso!, che Napoli era la capitale della scienza giuridica, poiché si istituivano come unici corsi dell’università quelli di  diritto e retorica.

Per il resto, della vita di corte e delle cerimonie pubbliche di Napoli se ne occuperanno i laureti in discipline umanistiche, che il 21 maggio cominceranno il tirocinio promosso dall’università Federico II di Napoli.
I tirocinanti dovranno frequentare un corso semestrale completamente gratuito in cui si occuperanno di trascrizione, traduzione, studio e annotazioni storiche e iconografiche di testi manoscritti in italiano e spagnolo dei sec. XVII e XVIII.

A loro il classico, a noi la letteratura.

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