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7 Maggio 2012

In giro per l’Erasmus: intervista a Mauro A.

Controcampus prosegue alla ricerca di studenti Eramus in giro per l’Europa per dar voce alle piccole grandi esperienze di questa nostra classe studentesca. Questa volta ci siamo fermati a Madrid, dove abbiamo incontrato Mauro, studente universitario alla Sapienza di Roma, borsista Erasmus da febbraio 2012.

INTERVISTA A Mauro A.

Cosa ti ha spinto a fare domanda Erasmus?

Domanda molto semplice; si trattava dell’ultima possibilità per rubare qualche soldino alla Sapienza, una sorta di restituzione doverosa di 5 anni di fatiche e burocrazie, e quindi ho colto la palla al balzo. Oltre ciò, si trattava anche della voglia di spingermi un po’ al di là del confine per vedere che aria si respirava altrove: era un progetto che avevo in mente da molto e che avrei voluto fare in qualche paese a me linguisticamente ignoto.

Perché Madrid?

Questa è una domanda bella e seria. Sinceramente? Non lo so. Prima di compilare la richiesta per la borsa avevo letto un milione di post, blog e robe varie dove si indicava la vita erasmus come perfetta in una città piccola. Per questo ho scelto una delle capitali più grandi del mondo. Scherzi a parte: ci ero già stato e diciamo che già la possibilità di poter vedere 4 milioni di persone e di poter muoversi da una parte all’altra della città senza problemi (VIVA EL METRO!) mi ha aiutato non poco. Oltre al fatto che rispetto a Roma è vagamente più economica. Vagamente.

Cosa hai trovato nell’Università di Madrid che la tua Università non ha? 

Una bruttezza strutturale non da niente. Sì dai, addirittura peggiore della mia già triste Facoltà di Lettere e Filosofia o FILESUSO o come volete chiamarla. Un po’ più d’organizzazione (e predisposizione nell’accoglienza e nel trattamento di stranieri) ed un sistema universitario abbastanza diverso, basato su lavori settimanali, collettivi, che fan sì che l’apprendimento sia costante e continuo.

Quanto reputi importante l’esperienza di studio all’estero?

La maggior parte delle persone che ho conosciuto da “fuori-sede” a Roma venivano da fuori. Già il viver fuori di casa per la maggior parte dell’anno aiuta ad aprire la mente, si può solo immaginare quanto possa aprire ancor più il nostro pensiero il vivere lontano dalle nostre barriere e frontiere culturali, conoscere gente da tutto il mondo, apprendere un nuovo idioma e scoprire che oltre alla pizza ed agli spaghetti c’è di più. 
Aprire la testa, in un periodo in cui non sappiamo dove andremo a finire e non possiamo escludere nulla circa il nostro futuro è un’esperienza che mi sento caldamente di consigliare a chiunque e che credo dovrebbe essere maggiormente tutelata e stimolata dalle nostre istituzioni!

 

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