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5 Maggio 2012

Iran: giovani dissidenti cacciati dalle università

La scorsa settimana, Kamran Daneshjoo, ministro della Scienza, della Ricerca e della Tecnologia del governo di Teheran ha parlato all’Università di Shahroun, Iran, minacciando gli studenti colpevoli di aver partecipato alle proteste contro il regime. “I giovani iraniani che hanno preso parte alle rivolte anti-governative del 2009 non saranno ammessi alle nostre università – ha affermato Daneshjoo – non possiamo utilizzare i soldi dello Stato per coloro che ad esso si oppongono”.

L’ultimo annuncio del ministro Daneshjoo ha fatto seguito alla dichiarazione dello scorso ottobre in cui si annunciava la sospensione delle borse di studio e, successivamente, l’espulsione degli studenti che avevano presto parte alla rivolta. È evidente, dunque, la volontà del regime iraniano di isolare gli elementi ribelli ed ostili al regime, che proprio nell’ambiente accademico avevano trovato sostegno e collaborazione.

La reazione degli studenti iraniani alle parole di Daneshjoo è stata immediata: numerosi gruppi studenteschi, inclusa l’Unione degli Studenti Islamici, hanno lanciato una nuova campagna di protesta per liberare gli studenti detenuti nelle carceri del regime e per chiedere maggiore libertà accademica. Bani Dugal, rappresentante della minoranza religiosa dei Bahai’i, anch’essa esclusa dalle università, ha dichiarato: “Privare i giovani della cultura e dell’educazione è riprovevole e contrario a tutti gli standard religiosi, civili ed umani”.

L’attivista iraniano Puyan Mahmoudian, intervenuto ad una conferenza dell’Organizzazione Internazionale per i Diritti Umani, ha sottolineato come la decisione del regime di Teheran, in realtà, dimostri la paura del regime di fronte alla crescente protesta degli studenti. “Storicamente il movimento studentesco iraniano ha sempre avuto un forte influenza politica – ha affermato Mahmoudiane considerando il gran numero di studenti e giovani contrari all’ideologia ufficiale, è comprensibile il timore del governo iraniano di trovarsi sommerso da una rivoluzione, sulla scia della primavera araba”.

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