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11 maggio 2012

Le Università italiane al 30° posto per l’Universitas 21 Ranking

L’università italiana non si smentisce mai, ma forse, questa volta un passo in avanti c’è stato, rispetto alla sovente distanza dal podio! È ancora tempo di classifiche per gli atenei del Bel Paese! Ad analizzare in questi giorni, e, ad elaborare l’ennesima classifica delle università del panorama internazionale, stavolta il Melbourne Institute of Applied Economic and Social Research, dell’Università di Melbourne. Tale classifica si differenzierebbe, però, dalle altre già pubblicate nel corso dell’anno dai vari istituti ed enti di ricerca, in quanto, nella valutazione dei campus, tra gli indicatori comparirebbero anche aspetti concernenti l’ambiente istituzionale in cui vanno a collocarsi gli stessi atenei.

L’Universitas 21 Ranking, presentata ieri presso l’Università di Lund in Svezia, riconosce merito e gloria e colloca ai primi cinque posti rispettivamente: Stati Uniti, Svezia, Canada, Finlandia e Danimarca.

L’Italia, invece, su quarantotto università in lizza, riesce, in questa “tornata”, a guadagnarsi solo il suo bel trentesimo posto! Prevedibile, oserei dire, la collocazione certamente non di vantaggio conquistata dalle università italiane, se si vanno ad esaminare gli aspetti più salienti considerati in questa ricerca.

Il ranking, infatti, considera come fattore chiave di valutazione, l’insieme delle risorse erogate sia dal pubblico che  dal privato e destinate all’istruzione universitaria. Questo, in effetti, potrebbe essere già un valido motivo che giustificherebbe un declassamento tutto italiano!

Tra gli altri indicatori analizzati, il prodotto universitario, che includerebbe vari aspetti come il settore della ricerca e il suo livello di impatto sul contesto nazionale e internazionale e la capacità dei vari campus di “sfornare” profili in linea con la domanda di lavoro.

Non meno importante, la considerazione della “connettività”, intesa come insieme di contatti esterni della stessa università e, quindi, la capacità di inserirsi o di essere parte attiva in network di un certo calibro.

La valutazione dell’ambiente e dei fattori di contesto, oltre agli aspetti su citati, includerebbe anche l’insieme delle normative e dei regolamenti, nonché le diverse modalità di partecipazione “vivace” rispetto contesto universitario allargato e/o sociale/politico/istituzionale.

Prima dell’Italia, in classifica, le università (in sequenza): spagnole, ucraine, portoghesi, slovene e greche.

Per una lettura di dettaglio della classifica:  http://www.japantoday.com/category/national/view/worlds-top-countries-for-higher-education-ranked

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