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31 maggio 2012

Tra meritocrazia e clientelismo vive anche l’Università Italiana

Università tra meritocrazia e clientelismo
Università tra meritocrazia e clientelismo

Università tra meritocrazia e clientelismo

Anche all’Università si vive Università tra meritocrazia e clientelismo: ecco perchè e di cosa si tratta.

L’Italia: paese fondato sulla meritocrazia. Sarebbe oggi questa l’aspirazione di quasi tutti gli italiani e la promessa di alcuni politici.

La realtà, nostro malgrado, è ben diversa. È passato più di un anno dall’approvazione della famosa “riforma Gelmini”, proposta come la riforma del merito, ma le storie locali di corruzione si susseguono ancora, dimostrandoci che le vie del baronaggio e della raccomandazione sono infinite.

Alla fine del 2011, una ‘brillante’ studentessa, Angela Scevola, vince il concorso per un posto da ricercatore in chirurgia plastica all’Università di Pavia, peccato che il papà e la mamma della ragazza, entrambi docenti all’università, intervengono per truccare il concorso. La piccola Angela lo vince senza grandi sforzi: l’unico altro richiedente non si presenta, essendo venuto a sapere dei legami di parentela. La rinuncia dell’altro studente simboleggia in pieno la totale rassegnazione di molti al fatto che in Italia, solo con le giuste conoscenze, si aprono tutte le porte.

Le facoltà di medicina, come del resto tutte quelle in cui il numero è programmato e non sono di facile accesso, non sono certo nuove a questi scandali. Quattro a Pisa, cinque a Brescia, uno a Firenze, tre a Palermo: sono i numeri dei concorsi truccati per i quali sono state aperte indagini dalla Procura.

Tra meritocrazia e clientelismo e vendita di esami: una piaga di molti atenei

La vendita di esami e lauree coinvolge anche gli atenei più facoltosi: All’Università la Sapienza di Roma, un docente della Facoltà di Architettura prometteva esami in cambio di denaro. Ogni promozione arrivava a costare anche 2000 euro, rigorosamente in contanti. A Catania uno studente senza titolo riesce a vincere il concorso per ricercatore di storia contemporanea a tempo determinato: il presidente della commissione, Simone Neri Serneri, conosceva la candidata.

Questi sono solo i fatti riportati dai giornali, anche se la lista potrebbe allungarsi a dismisura, ma nella quotidianità la maggior parte dei fatti di corruzione, baronaggio, abusi e raccomandazione non vengono alla luce. Parecchi studenti nel corso della loro vita universitaria si trovano alle prese con abusi di potere dei docenti e favoritismi.

Le piccolezze non vengono mai denunciate per paura di ripercussioni sulla carriera universitaria. Raccogliendo diversi pareri e opinioni di studenti di varie università italiane, ne risulta una situazione molto variegata che spazia dai piccoli abusi di potere di alcuni professori, a veri e propri reati che vanno dal favoreggiamento alla richiesta di ‘mazzette’ per il superamento degli esami.

«Non ho mai avuto esperienza diretta di fatti di corruzione e vendita di esami, ma all’Università di Palermo il baronaggio dilaga. Sono tantissimi i professori che non rispettano il minimo di appelli annuali, che non mettono a disposizione degli studenti i programmi di esame e che spesso indicono appelli straordinari senza darne una comunicazione pubblica», ci dice Francesco, studente del Corso di aurea in Biologia.

«Nel mio corso di laurea, diversi docenti “impongono” agli studenti l’acquisto di libri in versione originale, che devono assolutamente esibire agli insegnanti, i quali appongono su di esso la propria firma, in modo che tali testi non possano essere venduti o prestati ad altri studenti», ci racconta Michele, studente di Giurisprudenza. Questi abusi sono purtroppo una realtà, alimentata dal silenzio di chi preferisce non rischiare di mandare i fumo gli anni universitari per queste ‘sciocchezze’.

Tra meritocrazia e clientelismo: il punto degli studenti

Altri studenti invece imboccano la via della denuncia, cercando di far valere i propri diritti, soprattutto quando in ballo c’è un concorso o una selezione che potrebbe essere la svolta della loro carriera. È ciò che ha fatto Giambattista Scirè, secondo classificato ad un concorso di dottorato all’Università di Catania e che ha fatto ricorso al Tar. Il posto era stato assegnato ad uno studente che non era in possesso dei requisiti minimi per la partecipazione al concorso.

Il Tribunale amministrativo da ragione a Scirè, ma il colpo di scena viene messo in atto dalla Commissione: docenti esaminatori, costretti a riconvocare gli studenti, hanno riconfermato il loro giudizio, nonostante la palese irregolarità.

In casi del genere viene spontaneo attribuire la colpa di ciò al sistema e alle caste che lo compongono. Ma chi costruisce questa struttura? Questo potere consolidato si basa soprattutto sul consenso e sul silenzio: lo studente che tace un sopruso, il padre amorevole che procura la raccomandazione al figlio per superare un concorso, la studentessa che mostra di gradire le avance e le preferenze accordatele da un docente, sono i mattoni che compongono un sistema malato.

Per fortuna il clientelismo non è una nota uniforme nel panorama universitario italiano, molto più spesso il merito viene premiato; la cultura, i titoli e le capacità sono le uniche raccomandazioni accettate nei concorsi. Questo però non deve essere un motivo per adombrare le irregolarità, non è certo la norma che deve essere lodata, ma è l’anomalia che deve essere eliminata.

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