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15 Maggio 2012

Seviziata per una campagna animalista: cavia della vivisezione

«Nessuno scopo è, secondo me, così alto da giustificare dei metodi indegni per il suo conseguimento». Se le parole di Albert Einstein avessero avuto un po’ più di considerazione in passato, oggi forse non sarebbe necessario compiere un gesto estremo per convincere il mondo che una sola voce giusta e onesta ha il potere e la forza di smuovere una folla.

Si chiama Jacqueline Traide, la ragazza inglese di 24 anni che lo scorso aprile ha messo in ginocchio l’opinione pubblica di tutta l’Inghilterra e del mondo intero, risvegliando gli animi assopiti di chi, per troppo tempo, è rimasto a guardare convinto della propria impotenza.

Studentessa di cultura sociale all’università di Brookes di Oxford, Jacqueline si è offerta volontaria come testimonial di una campagna animalista shok. Protagonista di una vetrina vivente allestita in uno dei negozi del marchio inglese Lush, in Regent Street a Londra, la ragazza si è fatta portavoce della lotta contro le pratiche della vivisezione e dei test sugli animali, utilizzando il proprio corpo come strumento di sensibilizzazione alla causa.

Seviziata e torturata per 10 ore, provando sulla propria pelle le pene destinate agli animali da laboratorio, Jacqueline ha fatto inorridire migliaia di passanti nella speranza di creare e diffondere maggiore consapevolezza.

Lontano dagli occhi, lontano dal cuore” questa è una delle scuse più usate, il metodo più veloce per liberarsi la coscienza. Ma non questa volta; non se la realtà dei fatti è davanti agli occhi di tutti. Una tuta aderente color carne è tutto quello che copriva il corpo della coraggiosa animalista, sottoposta alle pratiche di routine per testare i prodotti cosmetici sugli animali: apertura forzata della bocca con divaricatori metallici per ingerire ogni genere di sostanza, iniezioni sottocutanee, sostanze irritanti spruzzate negli occhi ed elettrodi impiantati sulla testa rasata. Completamente inerme e legata a un piano di lavoro, Jaqueline tentava invano di liberarsi e di difendersi da vivisettori-attori, provocandosi profonde lacerazioni e ferite su tutto il corpo. Una scena drammatica, crudele, fedele riproduzione della realtà di fatti troppo spesso ignorati o sottovalutati.

Una protesta forte e consapevole, nata come risposta alla poca attenzione e al poco interesse che viene dedicato alla causa: voluto dai cittadini attraverso numerose petizioni, il divieto assoluto di testare farmaci e cosmetici sugli animali in Europa, che sarebbe dovuto entrare in vigore nel 2013, rischia di essere rimandato al 2023. Una posticipazione inaccettabile, che pare ingiustificata e, soprattutto, che costerà la vita a milioni di animali.

Schierato in prima linea nella Lotta dura ai test sugli animali, iniziativa promossa lo scorso 24 aprile che prevede la raccolta firme per una petizione popolare, è il marchio inglese Lush. Nata in Inghilterra, Lush è un’azienda che, per prima, ha voluto lanciare sul mercato prodotti cosmetici alternativi, realizzati a mano con prodotti naturali della terra e, soprattutto, non testati sugli animali. Gli innovativi e profumatissimi Fresh Handmade Cosmethics hanno conquistato la fiducia dei consumatori in tempi brevissimi, tanto da permettere all’azienda di estendersi oltre manica: come nel resto d’Europa, anche in Italia sono sempre più numerosi i negozi e i punti vendita del marchio inglese dove è possibile acquistare prodotti per la bellezza e per la cura del corpo che rispettano l’ambiente e gli animali.

La vivisezione oggi è assolutamente evitabile ed esistono metodi alternativi. Se da un lato l’opinione pubblica può dirsi divisa tra chi è contrario a queste pratiche e chi, invece, ingenuamente o spinto dalla disperazione può pensare che i test dei farmaci possano essere una concreta speranza per salvare la vita di qualcuno in futuro, dall’altro non può che unirsi e battersi per condannare l’inutilità dei test per certificare i cosmetici. L’appello è chiaro e forte: preferite i prodotti cruelty free ed evitate quelli certificati clinicamente o dermatologicamente. Una sola persona, può fare molto: Jacqueline Traide ha fatto anche di più.

 

 

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