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27 Maggio 2012

Yeti: una ricerca per verificarne l’esistenza

Esistono miti talmente affascinanti da aver fatto sorgere dubbi attorno alla propria origine. Alcuni di questi danno vita a teorie, altrettanto intriganti, che mettono in dubbio il fatto che i personaggi legati a questi miti appartengano esclusivamente al mondo della fantasia.

Fra questi vi è lo Yeti, o, come lo chiamano oltre l’oceano, il Big Foot. Grazie a video amatoriali, foto, e impronte (tutto più o meno verosimile), il mito legato alla presunta esistenza di questa creatura è stato alimentato per diversi secoli. Queste teorie circolano tutt’ora, e fanno fare buoni ascolti alle trasmissioni dedicate ai misteri che le propongono.

La verosimiglianza di alcuni reperti, che sembrerebbero appartenere a un ominide di gigantesche dimensioni, ha catturato anche l’attenzione della comunità scientifica.

Un gruppo di ricercatori, provenienti dall’Università di Oxford e da quella di Losanna, hanno deciso di effettuare una serie di test genetici del DNA su alcuni resti che potrebbero appartenere a degli Yeti.

Le analisi condotte fino ad oggi, stabiliscono che i vari reperti esaminati apparterrebbero a esseri umani. Ma fra i sostenitori di questa teoria, è diffusa l’idea che questo fatto sia da attribuire a una contaminazione dei resti.

Fino ad ora, voci e reperti a sostegno della teoria per la quale lo Yeti esisterebbe si sono diffuse, a partire dai luoghi in cui in passato si è sostenuto di averlo avvistato: gli USA, dove lo chiamano Big Foot o “Sasquatch”, nell’isola di Sumatra, sull’Himalaya e sulla catena del Caucaso, dove il nostro amico viene chiamato Almasty.

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