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12 giugno 2012

“Carosello”: nascita dello spot televisivo

Carosello – nascita dello spot televisivo”Carosello”: nascita dello spot televisivo: Il 3 Febbraio del 1957 alle ore 21 nasce “Carosello”, formula unica e singolare nel suo genere, ideato come varietà, ma strutturato come un cortometraggio cinematografico correlato di un “codino” (in riferimento al prodotto promosso dallo spot). Il Carosello per 20 anni fino al 1977 ha allietato le serate delle famiglie italiane entrando nelle loro case. Attraverso uno studio approfondito dell’evoluzione storica di questo momento serale, ne analizziamo le tappe che hanno costituito la storia della TV.

“Carosello” per molti motivi è da considerarsi una favola. E non soltanto per i bambini. Prima di “Carosello”, l’Italia aveva vissuto la pubblicità attraverso i manifesti, gli annunci grafici, o dei pochi film pubblicitari proiettati nelle sale cinematografiche delle città. Muri, giornali e cinema assicuravano alla pubblicità un pubblico cittadino , relativamente ristretto e spesso distratto. La pubblicità moderna del nostro paese è nata con “Carosello” negli anni ’50 in prima serata: Shell italiana, Oreal, Singer, Cynar ecc…

La pubblicità è nata con una serie di compromessi, quindi con una formula ibrida, che avrebbe dovuto attenuare l’impatto del consumismo, e invece ne fu paradossalmente un detonatore di altissima potenza.

Per 20 anni da quel fatidico 3 Febbraio fino al 1977, l’Italia è stato l’unico paese al mondo che abbia fatto pubblicità televisiva obbligando le industrie committenti, le agenzie di pubblicità e i produttori di film ad inventare uno spettacolo: questo non doveva avere nessun riferimento al prodotto e si limitava a finire in modo giustificato, con un messaggio pubblicitario.

Inizialmente alle ore 21.00 venivano trasmessi 5 spot per serata (dal 1973 furono anticipato alle ore 20,30). 5 spot ben preparati e posizionati nel palinsesto dopo il telegiornale, e a seguire i programmi di intrattenimento.  “Carosello” era costituito da un minuto e quaranta secondi d’intrattenimento o “spettacolo” (ridotto ad un minuto negli ultimi anni di trasmissione in onda), nei quali il prodotto poteva essere nominato 5 volte, questo senza contare una lunga serie di normi e divieti correlati.

Vale la pena di ricordare che i paesi del mondo industrializzato hanno sempre trasmesso spot interamente pubblicitari, mediamente di 30 secondi. “Carosello” non rimase l’unica rubrica pubblicitaria degli anni ’60, ma furono introdotti anche spot di Arcobaleno e Tic Tac di 30 secondi, ma solitamente erano “codini” di “Carosello” senza un ideazione autonoma.

La formula di “Carosello” fu approvata dalla suprema gerarchia della RAI e ideata da Vittorio Cravetto (umorista dell’epoca), sviluppando una pubblicità televisiva molto diversa da quella statunitense, dove l’anima del commercio ha permeatro di se il contenuto dei programmi e la loro articolazione (di molto simile ai programmi televisivi). In sostanza, “Carosello” era frutto di un ipocrisia che accettava di fare pubblicità mascherando la vergogna attraverso lo spettacolo. Anche il nome fu scelto per mascherare ciò che poteva significare una serie di giochi, torneo o parata sull’onda del film “Carosello napoletano” un classico del musical italiano distribuito dalla LUX FILM nel 1954, con la regia di Ettore Giannini. Per fortuna “Carosello” ebbe un successo enorme con i successivi introduzioni di attori, divi e comici, ma anche musicisti rendendo lo spettacolo breve ed essenziale. I primi “Carosello” sembrano lunghi ingenui e monotoni “poco piacevoli” anche se rispecchiavano già da allora il senso dell’unione familiare attraverso un atmosfera magica che collegava il prodotto all’attore stesso che lo rappresentava, o anche attraverso la fiaba raccontata in un breve cartone animato attraverso una grafica semplice per bambini dove tutto era possibile.

Ai tempi di “Carosello” poteva capitare che il legame tra intrattenimento e prodotto fosse così naturale da garantire un accoppiamento immediato favorevole allo spot lievitando le vendite attraverso la distribuzione. D’altra parte la caratteristica principale di “Carosello” era una formula di consumo adatta a tutta la famiglia, la famiglia italiana a cui si rivolgeva, attraverso visi noti come Mina, Tognazzi, Vianello ma anche Totò ed Eduardo De Filippo tanto amati dagli italiani. Questi personaggi cari agli spettatori perpetuavano il godimento estetico più elementare, e lo facevano attraverso il linguaggio della commedia dell’arte.

Ripetitivo, razionale ma sopratutto rituale nel suo genere il teatrino di “Carosello” di una determinata ora serale rallegrava l’umore degli italiani, degli adulti ma sopratutto  dei bambini (senza distinzione d’età). La ripetitività degli spot ne facevano un appuntamento obbligatorio per i più piccoli, che non potevano farne a meno prima di andare a letto prima di aver visto lo spettacolino  di Calimero, Gatto Silvestro, Pippo gli Antenati ecc…

Nel 1968 su 10 film ospiti di “Carosello”, 4 erano animazioni, e quindi adatti ad un pubblico di giovane età.

Un indagine psicologica del 1963 mise a confronto i cartoni animati di “Calimero” con la pubblicità di “Omo”, la ricerca dimostrò che le donne non si identificavano con la mammina con i tacchi a spillo anche in cucina, ma piuttosto i loro cuori battevano  per Calimero che piangeva perché si sentiva piccolo e nero.


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