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28 giugno 2012

Da Milano al Paese dei Balocchi

« C’era una volta…
– Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori.
No ragazzi, avete sbagliato: c’era una volta un pezzo di legno. »

Questo è l’inizio di “Le avventure di Pinocchio”, di Carlo Collodi. E questo è ciò da cui sono partiti i ragazzi del primo anno della Scuola Arte & Messaggio di Milano: impegnati in un’esercitazione didattica per il corso di Illustrazione, ai ragazzi è stato chiesto di realizzare delle immagini che si richiamassero al romanzo. Il professore ha concesso piena libertà, permettendo loro di rivolgersi all’infanzia, di richiamarsi all’iconografia tradizionale oppure di rivoluzionare totalmente la storia. Il progetto è poi diventato una mostra, dal titolo “Pinocchio mette il naso alla Fnac”, che aprirà il 27 Giugno 2012 alle ore 18:30 presso il Cafè Fnac dell’omonima libreria in via Torino 45, e che esporrà i lavori fino al 9 Settembre 2012.

Il romanzo di Pinocchio è stato considerato per molto tempo semplicemente un libro dell’infanzia, anche se Collodi, nella prima edizione, non aveva affatto pensato ad una tale impostazione; difatti, originariamente il racconto doveva concludersi con l’impiccagione del burattino a causa dei suoi innumerevoli errori e del suo comportamento deviato. Certo è che ridurre questo testo ad un semplice libro per bambini sarebbe un errore, visto l’interesse che la letteratura e nomi importanti quali Calvino gli hanno riservato nel corso del tempo. Pinocchio è stato infatti visto, nel tempo, come non solo una storia per l’infanzia, ma un’allegoria della società moderna, con uno sguardo duro e impietoso verso quello che erano le contraddizioni e i disagi della civiltà ottocentesca. Il protagonista è stato definito “un eroe della fame” da Marco Belpoliti, mentre Gian Luca Pierotti interpreta la figura del burattino come di un Alter Christus, richiamando un’analogia con quei Vangeli Apocrifi che raccontavano dell’infanzia turbolenta di Gesù. Italo Calvino, infine, riconosce in Pinocchio l’unico vero esempio del genere picaresco, benché ambientato in un luogo fantastico e non reale.

Partendo da questo background di riflessioni sulla figura del romanzo come metafora della vita, anche gli studenti sono stati invitati a rappresentare ognuno una propria interpretazione del racconto. Questa considerazioni sono poi state traslate in lavori, realizzabili con tecniche sia tradizionali che digitali, all’interno di questo progetto che ha avuto durata di un anno, ed è approdato infine ad una vera e propria proposta editoriale.

 

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