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12 giugno 2012

È ancora possibile insegnare?

Come e perché è successo? Questi i quesiti che girano nelle teste di tutti coloro che aspirano ad insegnare nelle scuole italiane.Cosa è mai successo negli ultimi tempi  per cui, ad esempio, fino a quarant’anni fa era possibile entrare di ruolo anche alla giovane età di 21 anni, appena laureati o, addirittura, in qualche caso eccezionale, ancor prima di conseguire tale titolo ed oggi invece, alla soglia dei quarant’anni si rischia ancora di girovagare tra i più svariati istituti, insegnando 15 giorni da una parte, 50 da un’altra, incarcerati nelle invalicabili mura di quell’inferno chiamato “terza fascia?”

Le graduatorie – Innanzitutto c’è da dire che le modalità per accedere all’insegnamento in Italia sono quanto mai contorte. Tutto si basa su un intricato sistema di graduatorie.  Come possiamo leggere sul sito della FLCGL Le assunzioni a tempo indeterminato avvengono per il 50% dalle graduatorie ad esaurimento (riservate a personale abilitato, ma attualmente chiuse) e per il restante 50% attraverso concorsi ordinari (l’ultimo è stato bandito nel 1999).

Porte chiuse – Dunque allo stato attuale è, o meglio, sarebbe possibile, diventare insegnanti di ruolo  previa iscrizione alla graduatoria ad esaurimento, per la quale è necessaria l’abilitazione, oppure tramite un concorso pubblico. Ebbene, le prime sono chiuse, mentre per quanto riguarda la seconda strada, girano solo voci poco fondate sull’eventuale istituzione di un concorso pubblico per la scuola.

Graduatorie di Circolo o Istituto – Dimentichiamoci, pertanto, il posto di docente di ruolo. Esiste, però un’altra graduatoria quella di Circolo (per le scuole primarie) o di Istituto (per le scuole secondarie), graduatorie  redatte da ogni singola scuola e ad esse riservate. Queste graduatorie sono divise in tre fasce: nella prima fascia sono inseriti gli aspiranti docenti abilitati che si trovano anche nella graduatoria ad esaurimento, nella seconda fascia sono iscritti, invece gli aspiranti in possesso di abilitazione, nella terza fascia gli aspiranti privi di abilitazione.

Il nodo – Sulla base di questa sintetica analisi non è difficile capire che il problema sta nella chiusura di tutte le strade d’accesso all’insegnamento. Si è creato, di conseguenza, un meccanismo per cui mentre da un lato si attende che le suddette due graduatorie dalle quali, per il momento, vengono reclutati insegnanti a tempo indeterminato, si esauriscano, dall’altro i docenti che sono “in attesa” aumentano di anno in anno, andando a creare un altro insolvibile ingorgo.

Purtroppo, dinanzi ad un problema ormai atavico, è difficile sperare che il tanto atteso TFA riesca a cambiare la situazione: è poco probabile che il tirocinio riesca ad aprire qualche porta, al massimo romperà un piccolo squarcio nel quale tutti si getteranno a capofitto.

 

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