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10 giugno 2012

Fame di comunicazione

Oggi comunicare è sinonimo di fatica.  Le parole non rendono più il senso di ciò che si vuole dire, sono svalutare, svuotate del loro significato, ignorate e confuse.

Il dialogo, infatti,  ha perso la sua fondamentale funzione ed è stato sostituito da strumenti che lo rendono impersonale, arido ed estremamente diretto. Per comunicare oggi non si può prescindere dalla tecnologia: dagli sms alle mail, dalle chat ai post lasciati nelle bacheche virtuali.

Il silenzio dell’individualismo ci porta a ignorare le realtà che ci circondano e ogni sfera sociale resta così intrappolata nel proprio mondo.  Adulti e giovani si incontrano solo in occasioni speciali, ma il loro è semplicemente un rapporto apparente di convivenza pacifica, non c’è interazione né collaborazione. Ognuno vive per sé e di sé.

Il materialismo e il consumismo dominano la nostra epoca, sono i padroni del nostro tempo e dei nostri pensieri. Ci illudono che i beni materiali possono condurci alla felicità, riempiendo il vuoto delle mancanze e delle attenzioni mai ricevute con doni scintillanti e costosi.

Ci sono cose, però, che non possono essere comprate. Molti genitori vivono per lavorare e dedicano sempre meno tempo ai loro figli che hanno bisogno di cure e attenzioni.

Non ci sono regali che possono essere paragonati ad una giornata trascorsa insieme, a un gelato dopo una partita di pallone, a una canzone cantata a squarciagola in macchina, a un pomeriggio sdraiati sulla spiaggia, a una fiaba raccontata sottovoce prima di andare a dormire.

Bambini parcheggiati davanti ai televisori, altri attaccati ai videogiochi o drogati dalla rete, sono il risultato di genitori assenti, sempre meno educatori.

Il tutto si ripercuote con un effetto esponenziale nelle scuole, nelle piazze, nella vita sociale in genere: i giovani cercano in tutti i modi di catturare l’attenzione anche con gesti estremi. In fondo, si arriva ad un punto in cui non importa come o a che prezzo, conta solo riuscire a farsi sentire.

C’è davvero tanta fame di comunicare, un bisogno enorme di farsi ascoltare e troppa poca attenzione verso chi ne ha davvero bisogno.

Siamo prigionieri di noi stessi, incapaci di rompere gli schemi e le catene che ci legano alle nostre abitudini. Non abbiamo più il coraggio di rischiare, tempo da dedicare, il piacere di condividere.

Lo psicologo americano Carl Rogers ha detto: “L’incapacità dell’uomo di comunicare è il risultato della sua incapacità di ascoltare davvero ciò che viene detto”.

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