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30 giugno 2012

Google in soccorso dei linguaggi in pericolo

Quando si pensa a dei linguaggi che abbiano a che fare con Google il pensiero corre subito a cose come l’html, l’ASCII, il Visual Basic o il Java Script.
Per una volta, tuttavia, la tecnologia dell’azienda di Mountain View è stata messa al servizio di lingue parlate, dunque niente codici sorgente né linguaggi di programmazione o compilazione.

Con il progetto Endangered Languages, infatti, il gruppo Google ha supportato la creazione di una piattaforma globale di ricerca, per la sopravvivenza delle lingue parlate dalle minoranze etniche di tutto il pianeta.
Attraverso il contributo dell’Università delle Hawaii di Manoa e del dipartimento di linguistica della Eastern Michigan University è stato creato il catalogo dei linguaggi in pericolo di estinzione (ELCat), una lista in continuo aggiornamento il cui database può essere implementato direttamente dagli utenti registrati che, qualora siano in possesso di materiale relativo alla lingua di una minoranza (documenti, files audio e video), possono caricarlo sul sito e metterlo in condivisione.

Nel progetto appoggiato da Google assume un ruolo fondamentale la Alliance for Language Diversity, un ente “collettivo” composto dalle associazioni rappresentanti delle minoranze linguistiche di tutte le latitudini, costituito allo scopo di incentivare, rafforzare e concentrare gli sforzi per reperire documentazione a supporto dei linguaggi a rischio di estinzione, con il coinvolgimento diretto delle comunità interessate a mantenere viva la propria tradizione linguistica.

Al momento, gli idiomi individuati come linguaggi “in pericolo” sono poco più di tremila, ma proprio l’interazione che il portale dedicato consente con gli utenti, unici veri custodi delle lingue più e meno arcaiche, è il segreto alla base della vera innovazione di questo studio: utilizzare ciò che offre il futuro per non perdere quello che il passare del tempo rischia di trasformare da passato a mai esistito.

Del resto, nelle zone a tradizione fortemente orale come quella del continente africano, la stessa scomparsa delle persone anziane, portatrici delle radici delle tradizioni da tramandare, è vista come una inestimabile perdita di patrimonio umano e storico, tanto che, come racconta lo scrittore V.S. Naipul nel libro La maschera dell’Africa, quando un anziano muore si dice che è bruciata una biblioteca.

L’idea di Google, dunque, appare simile ad una gigantesca scaffalatura dove mettere al sicuro secolari volumi rarissimi, scritti nelle lingue più disparate.

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