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21 giugno 2012

La Storia Infinita dei formati

Foto Fiat Uno
Foto Fiat Uno

Foto Fiat Uno

C’era una volta la Storia Infinita, la cui colonna sonora, la celebre The never ending story composta dall’inconfondibile estro di Giorgio Moroder, recitava “I can take you to a nowhere land“. Era il 1984, la Fiat aveva da poco lanciato la Uno, il gioco del momento era il Crystal Ball e nei cinema pieni di neon colorati sbarcava una sconosciuta commedia americana chiamata Gli Acchiappafantasmi.
Se proviamo per un momento ad immedesimarci in un ragazzino dell’epoca, e visualizzassimo la sua casa, immaginandocela piena zeppa di tecnologia, la scena sarebbe più o meno questa.

In sala, al centro di un mastodontico mobile in legno fumé, campeggerebbe un altrettanto enorme televisore Telefunken con mascherone in legno, schermo arrotondato grigiastro, tastini per la selezione di canali e audio/video nascosti da uno sportellino a molla (presumibilmente già rotto) e telecomando delle dimensioni di un pollo. Sotto la TV, disposto ad incasso nello stesso mobile, troveremmo un oggetto simile ad una scatola di scarponi da sci con una curiosa finestrella sulla parte anteriore: un raro esemplare di videoregistratore Panasonic a 2 testine.

Accanto al divano, una sorta di cassapanca nera multipiano con inserti e manopole color alluminio, strani quadranti con lancette, una serie di numeri iridescenti simili a quelli di un righello, due slot per “audiocassette stereo” e, nella sommità, una specie di piatto nerissimo con una bacchetta al centro, protetto da un coperchio in plexiglass traasparente. Guardando dietro a questo prodigio della tecnica vedremmo una miriade di attacchi neri e rossi dai quali un nugolo di fili si dipana impetuoso per andarsi a infilare, ben nascosti dall’arredo, in due enormi casse di legno scuro ricoperte, nel frontale, da due spugnosi pannelli neri dal logo Technics che nascondono alla vista woofer e tweeter.

Andando in camera del nostro giovanotto, oltre ad una sveglia digitale CASIO appena arrivata dal Giappone, troveremmo, sulla scrivania, un curioso oggetto anche quello scuro, rettalngolare, con pochi tasti rotondi e un simil-telecomando con una leva che ricorda vagamente un’antenna, pur essendo più spessa: una ATARI 7800 nuova di zecca, collegata con un altro bel viavai di cavi ad una TV Phonola più piccola e decisamente più cool del paleo-proiettore della sala.

Fermiamoci qui: per un momento, entriamo nella mente di un bimbo moderno, nato una decina d’anni fa e utente in erba di svariate piattaforme, cresciuto con tutti i nuovi formati che la tecnologia ha sfornato “per lui” a cavallo del nuovo millennio.
Tenendo presente, quindi, che l’odierno undicenne ha attraversato l’infanzia mentre sparivano dalla circolazione cose come le videocassette VHS, i cd, le cassette audio, i floppy disk, le cartucce per il Super Nintendo, e tutti i relativi supporti, proviamo a trasportarlo nella dimensione della casa degli anni 80, come fosse Bastian sul FortunaDrago, e il nostro si ritroverebbe in quella che per lui sarebbe un’autentica terra che non c’è.

Pensiamo solo alla faccia che farebbe tastando il giradischi, o peggio ancora se gli spiegassimo che quando non esisteva iTunes bisognava ascoltare la radio selezionando la frequenza manualmente con la manopola dello stereo e premere il tasto Rec ogni volta che partiva la canzone tanto desiderata, per poi “stoppare” appena finita, così da non sprecare il nastro della cassetta…cosa potrebbe dire guardando allibito l‘Atari se gli si spiegasse che quella è una consolle di gioco nella quale andava caricato un videogame alla volta, quando lui a casa ha una PS Vita, un Nintendo 3 DS e un iPad 3 che gli consentono di giocare steso sul letto decine di centinaia di titoli, tutti acquistabili in digital delivery o precaricati nel cloud?
Pensate che sarebbe il caso di rispondergli se chiedesse come mai non vede nemmeno un netbook o un PC All-in One in casa? Ve la sentireste di scombinare le sue certezze preadolescenziali dicendogli in faccia che “non esistevano i personal computer”?

Per il nostro simbolico Bastian/Atreyu sarebbe davvero una Storia Infinita, dove invece della malefica creatura del Nulla il male verrebbe rappresentato dall’ineluttabile dubbio che lo attanaglierebbe senza scampo: “questo cos’è?“.

Alla sua domanda, così come a quelle dei suoi coetanei ha provato a dare una risposta Sam Grobart, tech analyst e blogger del New York Times, prefigurandosi un immaginario dialogo coi propri pargoli sui misteriosi oggetti della tecnologia passata.

Proprio ragionando sulle trasformazioni alle quali i formati sono andati in contro nell’arco degli ultimi due decenni, là dove il wireless ha spazzato via i cavi e il clouding insieme alle memorie SSD hanno messo fine alle esigenze di hard disk sempre più grandi e potenti, mentre il tablet supporta domotica e navigazione satellitare, la risposta alla quale Grobart è approdato pensando ai giovani di oggi e di domani convince molto: “Perhaps in my children’s lifetime, all these products will be reduced to their most elemental forms: a simple glass display to see things, with some small speakers to hear things. The future of media and tech devices is not how many things can be packed into a given size, but how much can be left out“. (Forse nella vita dei miei figli, tutti questi prodotti saranno ridotti alle loro forme più elementari: un semplice display in vetro per vedere le cose, con piccoli altoparlanti per ascoltarle. Il futuro dei media e dei dispositivi tecnologici non è quante cose possono stare in un oggetto di certe dimensioni, ma quanto può essere lasciato fuori,ndr).

Come nella migliore delle storie infinite, quindi, il meglio deve ancora venire.

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