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7 giugno 2012

Mamma e studentessa: quando “crescere” non ha età! La storia di Alba

Esperienza di Alba, una mamma e studentessa che non si arrende.

L’essere umano è solitamente portato a immaginarsi come un progetto, come in una perenne condizione “in itinere”, come una realtà in costante tensione verso l’alto: ma dove andiamo? Qual è questa agognata direzione?

Occorrono solo poche parole per spiegare come essere mamma e studentessa e per riassumere questo posto che è “lassù” in alto: crescita, miglioramento e raggiungimento di uno status socio-economico-culturale che possa essere considerato soddisfacente e che consenta di raggiungere un discreto livello di soddisfazione personale e un’accettabile auto-considerazione. Non meno importante, che riesca anche, o forse “soprattutto”, a garantirci un certo grado di “qualità” nelle relazioni interpersonali.

Ma è sempre così per chi vuole essere mamma e studentessa? O meglio è ancora così? La crescita personale e culturale, quale importanza effettivamente riveste nella società contemporanea?

Bisogna ammetterlo: fondamentalmente oggi studiare ha acquisito, come dire, un sorta di “significato unidirezionale”.

Attualmente chi va fisicamente ad iscriversi all’università è chiaramente associabile a chi prende il numerino, si mette in coda e aspetta paziente che l’impiegato di turno dell’ufficio di collocamento lo riceva e accolga le sue richieste, senza sollevare obiezioni.

Sicuramente, oggi il significato della cultura, dell’istruzione e della crescita mentale e intellettiva sembrano essere diventati privi di contenuto o, comunque, di certo non obiettivi prioritari (questo non è, però, una responsabilità da ricondurre ad una scelta “consapevole” dei giovani, ma, oserei dire, al “contesto più allargato”).

L’errore più comune, invece, che oggi può fare uno studente che fondamentalmente si iscrive all’università per “conquistare” la solita “pagnotta”, è credere che università sia sinonimo o sempre e comunque portatrice sana di automatica intelligenza, di mente eccelsa, di capacità e soprattutto di cultura.

Ma ben sappiano, soprattutto all’indomani delle non ultime riforme del sistema universitario, che non è assolutamente così.

Insomma sono decisamente finiti i tempi in cui ci si poteva “permettere” e soprattutto si desiderava “vivere di erudizione”, di emerito otium letterario e di quella sete di conoscenza fine a se stessa. Insomma è noto ai più e non da oggi, l’ormai tramonto di quelle “epoche” in cui il “sapere” … era veramente il Sapere.

Oggi i giovani, doveroso spezzare una lancia, si sentono “quasi costretti” a rivolgersi al mondo universitario. Sembra talvolta quasi un’umile richiesta d’aiuto: desiderano avere un’opportunità in più e accettano, volente o nolente, di intraprendere un percorso che, soddisfacente o meno, potrebbe aprire qualche porticina del famoso “fornaio”, noto ai più come “mercato del lavoro”!

Ma esistono persone, però, che ancora ce l’hanno nell’animo quella tensione verso l’alto, quella voglia di crescere, di fare, di “raccontarla”, di elevarsi e che, assegnano e riconoscono alla cultura un significato effettivamente “significante”. Ma è solo una questione generazionale?

Oggi ho il piacere e l’onore di intervistare una persona speciale, con cui ho avuto la fortuna e il piacere io stessa di condividere un po’ del mio percorso accademico.

Parlo di Alba Napolitano, una mamma e studentessa nata e residente ad Avellino dove lavora come responsabile della segreteria di un Sostituito Procuratore presso la Procura della Repubblica. È una donna energica e si definisce “un vulcano attivo in perenne ricerca di nuovi stimoli e conoscenze”. È una vera “esploratrice del mondo”: adora, infatti, spostarsi da un luogo all’altro preferibilmente in moto, la sua passione principale. Adora il mare e lo sport e soprattutto fare viaggi per conoscere nuove culture e stili di vita e (e perciò odia i villaggi vacanze e i viaggi organizzati!). Ama stare tra la gente e soprattutto ascoltarla e così simpaticamente, parlando di sé, racconta “… sembrerà strano, ma molti preferiscono confidarsi con me, probabilmente perché farlo con uno psicologo li costringerebbe ad ammettere che hanno un problema. Meglio dire che la colpa è della società!”.

Fin qui tutto apparentemente nella norma… tutto regolare e entro “le righe” della normalità di una donna. Ma Alba però è stata soprattutto altro… andiamo a scoprire perché…

Alba, raccontaci, cosa spinge, una mamma e studentessa, già professionalmente affermata e con una vita già piena d’impegni, attività e interessi a iscriversi all’università? “Noia? Curiosità? Voglia di rimettermi in gioco? Non saprei dare una risposta precisa, so solo che quando Denise mi informò che si sarebbe iscritta al corso di Sociologia, pensai subito: “Perché no? Mi iscrivo anch’io!”

Parliamo della scelta della facoltà. Ti sei laureata in Sociologia: perché questa preferenza e non una laurea magari più attinente al tuo mondo lavorativo? “Intanto Giurisprudenza l’ho già studiata e questo mi basta… Sociologia mi è piaciuta perché abbraccia molte discipline e lo studio è vario ed interessante, mai noioso”.

Rifaresti la stessa scelta riscrivendoti alla stessa facoltà? “Assolutamente sì, la magistrale, ecco… quella non la rifarei. Mi ha stancato molto perfezionare argomenti già studiati, avrei preferito molta più attività pratica. Mi sarebbe piaciuto specializzarmi in organizzazione del lavoro nel mio ambito lavorativo, per esempio.”

Hai frequentato corsi, dato esami e vissuto il mondo universitario con una collega d’eccellenza: tua figlia. Cosa ha rappresentato questo momento per te come madre e come studentessa a tutti gli effetti nonché collega di tua figlia? “Per me è stata un’esperienza bellissima, altamente formativa per il mio “ruolo” di mamma. Studiare insieme ci ha portate a volte a veri e propri scontri che hanno significato per entrambe importanti lezioni di vita. Col senno di poi mi sono chiesta molte volte se da sola ce l’avrei fatta. L’apporto di mia figlia è stato notevole, anche perché ha quasi sempre fatto da tramite tra me e l’ ateneo per colpa dei miei orari di lavoro incompatibili con quelli universitari. In Procura si è soggetti a turni: arresti, decessi e sequestri hanno la priorità e non puoi assentarti spesso dall’ufficio. Molte lezioni me le ha registrate per non farmele perdere. Oltretutto, dopo la morte della mia cara mamma, un anno e mezzo fa, lei ha saputo prendere le redini in mano e anche usando parole dure mi ha “costretta” a riprendere gli studi che ormai non avevo più voglia di continuare.
Mi ha aspettato e quando ho ripreso la mia concentrazione siamo ripartite Ora siamo alla fine e mi sono accorta di doverle molto.”

Preparavate insieme gli esami? Studiavate e vi scambiavate appunti come solitamente si fa tra studenti universitari? “Dimenticavo: un’ulteriore spinta ad intraprendere questo percorso di studi mi fu data dalla possibilità di poter seguire nel triennio parecchi corsi on line. Così mentre Denise seguiva i corsi canonicamente, io, con calma nel pomeriggio, grazie anche ai suoi appunti, apprendevo da casa. Dal mio canto, essendo più matura, ero pronta a sciogliere le sue perplessità su alcuni argomenti che non sempre sono spiegati chiaramente nei testi.”

Cosa è cambiato per te all’indomani del conseguimento della laurea per una donna e mamma e studentessa? “Praticamente nulla. Ho solo acquisito uno strumento in più che mi ha consentito ulteriori sbocchi lavorativi: ho conseguito un Master in Criminologia e sono diventata Dirigente Provinciale di un sindacato.”

Cosa ti è più rimasto nel cuore di questi anni di studio? “Le rarissime volte in cui ho potuto seguire i corsi in aula insieme a tutti gli altri studenti. Dimenticavo totalmente di avere quasi il doppio dei loro anni e i ragazzi mi hanno sempre trattata come una di loro. Come non ricordare inoltre quando trepidanti attendevamo che arrivasse il nostro turno per sostenere gli esami? In quei momenti indimenticabili cumulavo le loro ansie alla mia e a quella di mia figlia, ma poi immancabilmente dividevamo tutti insieme la gioia di un successo o la rabbia per un voto che non ritenevamo giusto. E’ stata una full immersion nei ricordi di giovinezza e mi rammarico di non aver potuto vivere in pieno la vita universitaria.”

Qual era l’approccio dei docenti con una mamma e studentessa come te? Era lo stesso utilizzato nei confronti di studenti più giovani? “Senz’altro sì, nessuno sconto. Anzi a volte ho avuto come la sensazione che qualcuno di loro mi negasse un ulteriore riconoscimento (per intenderci la lode non l’ho mai avuta). Ma questa è solo una mia impressione, ripeto.”

Cosa consiglieresti ad una mamma e studentessa, che non ha il coraggio di mettersi in gioco iscrivendosi all’università ritenendo di “non avere più l’età”? “Che non c’è nulla di più sbagliato nel pensare questo. Studiare fa bene allo spirito e alla mente e le soddisfazioni prese valgono ben più del tempo impegnato. Non bisogna mai perdere le speranze, io stessa ho precedenti illustri: pensate che mio zio a più di ottanta anni è diventato Presidente della Repubblica e ancora oggi sembra un giovanotto!”

Cosa diresti, invece, ai tanti giovani in corsa verso la laurea o appena matricole che oggi affrontano un percorso di studi nella consapevolezza di ritrovarsi a breve in un mercato del lavoro ormai “congestionato”? “Quello che mia madre e precedentemente mia nonna mi ripetevano continuamente: ” Mai arrendersi, i tempi cambiano ma le difficoltà oggettive restano immutate”. La vita non ti regala niente, o quasi. Sta alla nostra peculiarità ricavarne la fetta che più ci piace e divorarla, senza rimpianti.”

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