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25 giugno 2012

Mobilità degli studenti: piacere o dovere?

La circolazione degli studenti in Italia e Europa non è solo una questione di opportunità. Le esperienze al di fuori della propria regione, della propria città, sono oggi, come ieri, sinonimo di crescita personale. Volenti o nolenti bisogna spostarsi, in qualsiasi modo, viaggiare, aprirsi e farsi conoscere. L’esperienza qui riportata è di Francesco Guerriero, uno studente di fisica laureato presso l’università Federico II di Napoli e diplomato al conservatorio D. Cimarosa di Avellino in violino. Francesco ha impiegato bene il suo tempo, facendo più esperienze possibili anche all’estero e cambiando città in cerca di lavoro. Nel suo percorso è possibile vedere come cambiano  facilmente gli interessi, come si trasformano in base alle nuove conoscenze e la consapevolezza pratica di trovare “un posto nel mondo”.

Studiare fuori casa è stata una scelta o una tappa obbligata?

Credo sia stata una tappa obbligata. Specialmente nel  mio campo non si possono avere troppe pretese anche per la poca ricerca a livello universitario che viene svolta. La mia laurea in Fisica sulla carta mi offriva molto. Certo io ho fatto una scelta. Sapevo che sarebbe stato difficile. Ora ho scelto un indirizzo molto più spendibile, e cioè fisica medica,  sicuramente applicabile al contesto nazionale.

Perchè Milano?

Ho scelto di studiare a milano perchè ci sono diversi centri di eccellenza nel campo dell’ oncologia, e inoltre dal punto di vista lavorativo c’è una maggiore richiesta di fisici medici

Dopo la laurea non sei stato mai fermo. Raccontaci il tuo post-laurea.

Ho trovato lavoro dopo 2 mesi presso una nota società di assicurazioni (sezione attuariato). Dopo 6 mesi di stage, ho deciso di specializzarmi in fisica medica perché sentivo il bisogno di riavvicinarmi alla fisica

In che senso “bisogno”?

Beh.. fare un lavoro che non ti appaga è davvero difficile. Fortunatamente ho iniziato questa specializzazione. Non avrei potuto immaginare la mia vita tra le carte assicurative.

Capisco. Ma allora l’università è davvero formativa? Cioè ti prepara davvero ad un mondo lavorativo anche seguendoti nei vari passi post accademici?

L’università mi ha dato notevoli conoscenze di base, permettendomi con i vari esami a scelta di costruirmi la preparazione più congeniale. Dopo la laurea, però, non sono stato seguito dall’università. Credo che come tutti i laureati d’Italia io si stato iscritto all’Alma laurea. Ma è solo una finzione. Su tutti i miei colleghi solo uno è stato chiamato tramite questo sistema. Per uno stage non retribuito.

Fai quello che avresti voluto fare? Come ti vedi nel tuo futuro prossimo?

La fisica medica mi appassiona e spero di continuare trovando lavoro in questo settore. Quando ho iniziato la mia carriera universitaria non avevo la minima idea di fare questo tipo di fisica. Ero orientato verso il campo musicale. Anche se quel campo è ancora più difficile. Poi studiando, conoscendo, ho scoperto questo indirizzo e devo dire che sono contento.

Quindi credi che il campo scientifico offra più possibilità di quello artistico?

Non ho proseguito nel campo musicale perché credo sia un campo riservato solo ai super bravi…e ce ne sono davvero tanti. In poche parole non ci ho creduto, anche se mi piaceva!

Parlando di eccellenze: che livello dai alla tua preparazione? lo studio è più personale oppure accademico?

La mia preparazione è accettabile ma bisogna tenersi sempre allenati perché le conoscenze si dimenticano in fretta…devo dire che l’eccellenza sia costruisca con l’approfondimento personale.

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