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19 giugno 2012

Rock of Ages: la musica è quella giusta

Rock and roll: non solo musica ma uno stile di vita. Adam Shankman ci trascina in una vibrante interpretazione di un musical, già divenuto un successo a Broadway, che scolpisce nella pellicola le note di alcune delle band più famose del rock anni 80, dai Guns’n Roses ai Journey, dai Foreigner ai Deff Leppard, senza dimenticare i Poison, i Reo Speedwagon e i Twisted Sister.

Quando hai così tante storie e uno staff di livello così alto per metterle in scena, Hollywood ci dimostra che è molto più facile sbagliare il colpo che metterlo a segno. Eppure Shankman riesce nell’ardua impresa di realizzare un film avvincente, che assorbe la musicalità del periodo trasferendola nelle inquadrature, nei movimenti di macchina e nelle interpretazioni degli attori su cui spicca un Tom Cruise eccezionale nella veste di dio del rock, il famigerato Stacee Jaxx.

La vera perla è però la scelta di svicolare dai banalissimi e iperinflazionati argomenti che tendono a stereotipare il rock come droga, sesso e alcool. Gli stereotipi, intendiamoci, non mancano, ma vengono deliberatamente portati sulla scena con lo scopo di generare continue gag e sequenze comiche che conferiscono maggiore profondità al film arricchendolo di un alone di metafilmicità.

Il vero tema è la scelta di un limite personale. Ovvero lì dove decenza e indecenza, giusto e sbagliato, commerciale e non commerciale ci circondano, tendenzialmente siamo costretti a decidere o l’uno o l’altro dimenticando la zona franca rappresentata dall’amplissima scala dei grigi. Tra il rock estremo, senza regole, clamorosamente distruttivo e inarrestabile e il pop smielato e senza senso delle boy band c’è un numero infinito di suoni e sonorità che aspettano solo di essere scoperti.

Allo stesso modo tra l’amore puro e candido di due ragazzini e l’ “amore” cinico e disincantato della maturità è possibile trovare l’ amore, quello pronto ad accettare le reciproche difformità e deformità, gli errori intollerabili per altri ma complementari per la realizzazione di una coppia perfetta nella sua imperfetta unicità.

Capitolo attori: Tom Cruise un passo davanti a tutti incarna perfettamente un modello palesemente autoironico e sensualmente deviato, tipico di una generazione ben lontana dai Justin Bieber moderni. L’eccesso è ridicolmente attraente se vestito con i panni di Stacee Jaxx. Catherine Zeta Jones impeccabile nella sua performance segue a ruota: l’esperienza di Chicago ci ha già mostrato che con i musical Catherine non sbaglia mai. Mensione speciale per Paul Giamatti che, c’è poco da fare, dove lo metti sta, senza chiedere nulla, senza giocarsi mai il favore del pubblico ma con un piglio da fuori classe e una poliedricità innegabile. Lo stesso vale per Alec Baldwin che, seppure in un ruolo secondario, riesce a emozionare e a creare empatia con un personaggio leggendario qual è il classico barista rockettaro adattato per il caso con un colpo di scena. E i due protagonisti? Julianne Hough e Diego Boneta se la cavano sicuramente bene ma sono due ottimi umani a Jurassic Park: li noti ma sei lì per guardare altro.

L’insieme è ciò che conferisce valore a questo film, la sinergia delle varie componenti che si trasforma in qualcosa di sicuramente commerciale ma non per questo immeritevole di uno sguardo attento e critico per le sue sfumature più sottili, per la sua tagliente ironia, per il suo ritmo che riduce al minimo i tempi morti cercando di restare più tempo possibile sulle frequenze d’impatto (come del resto è tipico del rock) senza sottovalutare l’emotività di un periodo che cambia e che è già alla finestra.

Insomma, Shankman centra il bersaglio…. La musica è quella giusta.

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