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29 giugno 2012

Sesso in cambio di sufficienze: arrestato un professore di Piacenza

Arrestato in sede d’esami di Stato,  adescava le proprie alunne – minorenni – tramite facebook.

Al centro dell’operazione “The monster of the web”, portata avanti per lungo tempo dalla polizia,  c’è un professore quarantaseienne di Piacenza, P.V. , docente di informatica all’ istituto commerciale “Romagnosi”.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti l’uomo, titolare di altre attività ed ex-candidato del PDL alle elezioni comunali, si dedicava alla didattica al solo scopo di adescare ragazzine poco portate per la sua materia, offrendo loro sufficienze o voti alti in cambio di prestazioni sessuali.

L’avvicinamento avveniva inizialmente tramite complimenti, allusioni e battute che il docente rivolgeva alle studentesse durante le ore di lezione, e in genere proseguiva attraverso facebook, la piattaforma virtuale che il prof. sfruttava sotto falso nome per tastare la vulnerabilità psicologica delle minorenni e successivamente proporre loro incontri a sfondo sessuale, meticolosamente studiati.

Una quattordicenne avrebbe fornito una testimonianza piuttosto accurata sulla dinamica dell’adescamento: il professore, dopo aver approfondito il rapporto telematicamente, organizzava l’appuntamento all’uscita di scuola, faceva accomodare l’alunna sul sedile posteriore del proprio SUV dai vetri oscurati e la conduceva in luoghi appartati dove fosse possibile consumare rapporti orali o completi.

La vicenda era stata segnalata nel Marzo scorso, quando alcuni studenti avevano iniziato a lamentare una strana corrispondenza tra la bellezza estetica delle proprie compagne e i loro voti troppo alti, spesso incongrui alle loro effettive abilità nella materia.

A tale denuncia si era presto aggiunta quella dei genitori, indispettiti dai racconti dei propri figli che accusavano una certa morbosità del professore nei rinvii verbali al sesso e nella ricerca del contatto con le studentesse.

La scuola aveva prontamente accolto le segnalazioni e richiesto l’intervento della Squadra Mobile di Piacenza, che in collaborazione con il personale della Polizia Postale e delle Comunicazioni ha svolto l’indagine dapprima attraverso pedinamenti e intercettazioni e successivamente attraverso perquisizioni, che hanno permesso il ritrovamento di indumenti intimi femminili nella casa dell’insegnante, il quale li regalava generosamente alle ragazzine.

Infine l’uomo è stato arrestato in un liceo di Parma, dove si trovava nella qualità di commissario esterno alla maturità, con l’accusa di atti sessuali con minorenni e tanto di aggravante per motivi di istruzione.

La vicenda si direbbe conclusa, ma allo squallido e vergognoso caso sembrano aggiungersi nuove informazioni relative a casi di adescamento simili, compiuti dal docente con altre studentesse in tempi più o meno remoti.

Pare infatti che già nel 2010 il professore avrebbe tentato – invano – di convincere un’alunna a rapporti sessuali minacciandola, dopo essere stato rifiutato,  perché rettificasse la versione che la malcapitata aveva fornito alle sue compagne di scuola riguardo alla molestia subita.

Ma è leggendo i commenti interattivi all’episodio che il contenuto del vaso di Pandora, ormai scoperchiato,  emerge in tutta la sua portata: «OTTO ANNI che aspettavo sto momento! non credevo sarebbe successo, ma ci speravo! e spero che non abbocchino alla storia della malattia mentale, questo in carcere deve rimanerci a vita. E’ stato un mio insegnante, e posso dire che non è degno di tale titolo», scrive un ex studentessa, la cui tesi è confermata da un’altra: «Lo conosciamo bene il galantuomo noi ex alunne del Gioia [liceo in cui il professore aveva insegnato, ndr. ], con noi non era mai arrivato a tanto, ma se lo aspettavano tutti un epilogo del genere…ciao nè, divertiti in galera!».

L’accaduto era dunque prevedibile e previsto, se è vero, come dice un ex alunno, che «tutti sapevano da almeno 10 anni che faceva il marpione» e l’insegnante tentava l’adescamento da lunga data.

La riuscita di quel tentativo costante, verificatosi due volte con il compimento di rapporti sessuali secondo gli inquirenti, appare così come la naturale conseguenza di un vizio che il docente ha sempre avuto e che mai è stato denunciato in precedenza.

«Si tratta di fatti gravi, commessi da una persona che, sfruttando la loro giovane età e debolezza, ha approfittato di ragazze minorenni, oltretutto studentesse che avrebbe invece dovuto tutelare e proteggere», ha dichiarato in conferenza stampa il sostituto procuratore Michela Versini.

E grave e inquietante è che un docente – che in sede scolastica rappresenta lo Stato –  abbia posto l’autorità conferitagli dalle istituzioni al servizio della sua libidine e abbia indotto attraverso essa studentesse minori di 16 anni, dunque vulnerabili alla manipolazione psicologica, al compimento di  atti che normalmente risulterebbero loro estranei.

Qualcuno, a tal proposito, era già pronto a puntare il dito contro le ragazzine, come se per ambizione avessero accettato nel pieno possesso delle proprie facoltà lo squallido compromesso che veniva loro proposto dall’insegnante.

Inutile precisare – il concetto è stato ribadito dallo stesso sostituto procuratore – che la colpa riconosciuta da alcuni alle minorenni è offensiva e surreale, poiché non si è trattato di donne consapevoli, esuberanti e spregiudicate, disposte a vendere se stesse per ottenere la realizzazione di un proprio desiderio,  ma di ragazzine di età compresa tra i 14 e i 15 anni, tutte incapaci di intendere e di volere, tutte labili psicologicamente e acerbe al cospetto della vita e della sua bruttura, insicure al punto da poter essere plagiate da un uomo la cui autorità e credibilità risultava indiscutibile.

E proprio la credibilità – forse – rappresenta il fulcro della questione: se quella dell’insegnante fosse stata messa in discussione in precedenza, quando la sua abitudine a molestare le alunne era una voce da corridoio piuttosto diffusa; se quella delle alunne che ne denunciavano la perversione non fosse rimasta inascoltata, confinata nella dimensione di un inverosimile pettegolezzo, forse un episodio di tale gravità non si sarebbe verificato, forse non si sarebbe arrivati a tanto.

Quel che è certo è che in casi di questo tipo –  a meno che non si tratti di leggende metropolitane elaborate al fine di gettare fango su un professore troppo severo – se la percezione che il docente tenga un comportamento in contraddizione con il ruolo che svolge è comune, è utile, giusto e sano segnalare gli episodi alle autorità competenti.

La prevenzione è la prima forma di correzione, ed è certo preferibile un controllo superfluo all’assenza di controllo, se nella sbadata indifferenza, nella banalità dell’ingenuità comune, possono consumarsi violenze di questo genere.

E’ necessario sensibilizzarsi e prendere sul serio i segnali inviati da alcuni insegnanti alle proprie studentesse, anche perché non deve dimenticarsi che dietro vicende come questa vi sono – e vi restano –  minorenni traumatizzate che hanno subito e dovranno dolorosamente  rielaborare e superare una violenza psicologica e sessuale.

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