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5 giugno 2012

Un’ idea di Maastricht a un passo dalla dissolvenza targata Ue

A vent’ anni da Maastricht il più famoso dei trattati per la storia dell’ Europa l’ unione monetaria vacilla insieme alle regole per una fiscalità comune. Oggi il futuro dell’ euro è incerto, il riconoscimento della cittadinanza entro una casa comune europea ugualmente e le regole sulla fiscalità non hanno ricevuto effettività rispetto alle decisioni prese e discusse da mesi.

Il patto fiscale di cui si parla in questi giorni a partire dall’ idea degli  eurobond era in realtà già stato inserito tra i punti del trattato di Maastricht vent’ anni fa ma di fatto è stato bypassato fino a quando l’  obbligo di affrontare la questione si è presentato.

Maastricht non è solo un trattato ma un modo di essere, di pensare la politica estera ed intranazionale. È stato il fulcro dell’ integrazione europea ed insieme ha rappresentato l’ asse d’ equilibrio a qualche anno dalla caduta del muro di Berlino, momento che richiedeva mai come prima un contenimento delle ondate indipendentiste della zona eurasiana post comunista.

In questo momento l’Eurozona si trova ad affrontare una crisi difficile che ha costituito un’ ondata a più colpi d’ asperità a partire dal 2008; Oggi  il  trattato di Maastricht resta il simbolo di una promessa  quella condivisa di una crescita , di un’  associazione di popoli i quali  per permettere tale crescita si sono certamente impegnati  a superare differenze, estendendo gradualmente la partecipazione al trattato da parte delle  nazioni democratiche che ne  condividessero gli stessi principi.

Ora che da qualche mese 25 Stati Membri dell’Unione Europea hanno approvato il  nuovo trattato sul patto di bilancio, essi  hanno deciso formalmente di dare  un peso ancora più decisivo a una parte del trattato di Maastricht,  quella che già allora si riferiva ai criteri di stabilità. Maastricht stabiliva dei criteri di convergenza, e con essa poneva degli obiettivi di bilancio quali  parametri che nel Patto di Stabilità e Crescita costituissero gli strumenti di restrizione dal carattere vincolante  per tutti i membri dell’Eurozona.

Se  l’efficacia del patto di bilancio, così come ogni altra norma del diritto internazionale dipende dalla circostanza che tutti i partecipanti lo rispettino, se cio’ non avviene si crea una consuetudine antitetica che pure è oggetto di diritto. Con l’approvazione delle sanzioni automatiche oggi a vent’ anni da Maastricht si cerca di incrementare il rispetto delle norme di bilancio da qui al futuro. Rispetto a vent’ anni fa oltre alla promessa di rispettare quanto pattuito, ci si distacca per il metodo di giudizio.

In futuro, le irregolarità che saranno considerate l’ elevato debito di bilancio statale, non saranno giudicate dagli stati membri, bensì dalla Commissione Europea. Così facendo si auspica sottrarre  dall’arena politica parte degli organi dell’  Ue, i paesi indebitati non dovranno più giudicare altri paesi indebitati, come era stabilito nel Patto di Stabilità e Crescita. Si tratta di un passo in avanti per l’ attuazione effettiva dell’ applicazione delle norme. Tutto questo pero’ ferma restando l’ Unione Europea..

 

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