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6 luglio 2012

Chi legge cambia il mondo

Si comincia a leggere fin da piccoli e poi non si riesce più a smettere. In fondo, i libri sono compagni di viaggio, narratori di avventure, miti e leggende.

Fin dalle elementare i giovanissimi scoprono i mari della fantasia attraverso la lettura. Non esiste forse modo migliore per imparare, conoscere, crescere.

Piccole biblioteche di classe vengono così costruite dagli insegnanti per i loro studenti affinché possano scambiarsi i libri da leggere durante tutto l’anno scolastico.

I bambini scoprono la lettura come momento di svago, un modo per sorvolare la realtà e i propri doveri, ed è proprio nella spensieratezza di quel momento che imparano in assoluta libertà e senza alcuna costrizione.

Solo se liberi di scegliere quando e cosa leggere, i ragazzi identificano il libro come un piccolo piacere personale, un ritaglio dal mondo, un amico prezioso cui affidare parte delle loro giornate e del loro tempo.

Alla fine il mondo finisce in un libro e le sue pagine sono le nostre storie.

Attraverso la lettura i ragazzi possono ampliare le loro conoscenze, acquisire solide proprietà di linguaggio, ampliare il lessico e migliorare l’uso della grammatica.

Forse leggendo un libro si può imparare molto di più che in un’intera giornata trascorsa a scuola.

È compito dei docenti, e di tutti gli educatori in genere, trasmettere ai giovani l’amore per i libri, educandoli fin da piccoli alla lettura.

Chi legge può cambiare il mondo semplicemente cambiando se stesso.

L’amore per la lettura si sta spegnando a poco a poco e presto le nuove generazioni non conosceranno più il profumo della carta stampata e il suo enorme valore. Forse in un futuro non troppo lontano tutto diventerà completamente digitalizzato e incredibilmente veloce; nessuno si soffermerà più per leggere perché tutto dovrà essere immediatamente accessibile e rapido.

Leggere, leggere sempre è il solo modo per essere liberi. La lettura è lo strumento per arrivare alla conoscenza e questa si sa è un’amica potente.

Plinio il Vecchio, infatti, ha detto: “Non c’è libro tanto cattivo che in qualche sua parte non possa giovare”.

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