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26 luglio 2012

Si privilegiano gli uomini in Cina anche nelle Università

Si privilegiano gli uomini in Cina
Si privilegiano gli uomini in Cina

Si privilegiano gli uomini in Cina

Che la Cina non sia un paese per donne è risaputo, difatti si privilegiano gli uomini nei vari contesti sociali e lavorativi, e ora anche nelle università. 

È anche noto che a Pechino il femminismo non viene visto di buon occhio e che le donne della Repubblica Popolare Cinese siano penalizzate rispetto agli uomini. Il colmo però arriva quando il sesso maschile viene addirittura favorito negli ingressi ad alcune facoltà universitarie.

Accade alla Beijing Foreign Studies University, prestigiosa università internazionale, dove per accedere ai corsi di studio in lingua tedesca una ragazza deve totalizzare 639 punti, per mentre per i maschi basta ottenere 598.

Si privilegiano gli uomini anche all’Università Renmin University of China di Pechino, dove agli uomini si richiedono tredici punti in meno rispetto alle donne per iscriversi a un corso di lingue.

La seconda economia del mondo continua a restare un Paese per uomini. Dopo la recente polemica per prolungare la validità della legge sul figlio unico, questo è l’ennesimo ostacolo alla parità dei diritti, e le autorità difendono a spada tratta queste decisioni discriminatorie.

Il coordinatore degli accessi all’Università Renmin difende la scelta sostenendo che le facoltà di lingue sono tradizionalmente frequentate da donne e la scelta di diversi punteggi per l’ingresso è dettata dalla necessità degli atenei di attirare più uomini verso questi corsi.

In realtà, secondo quanto riporta l’agenzia stampa Nuova Cina, gli istituti che praticano questo tipo di selezioni non sarebbe limitato ai corsi di lingue, ma addirittura tali criteri sarebbero stati usati anche dalla commissione per gli esami d’ammissione agli istituti superiori nella provincia del Guangdong, a sud della Cina.

Secondo il China Youth Daily, nel 2010 le studentesse che hanno superato i test di accesso all’università sono state 330 mila in più rispetto ai colleghi maschi e la statistica risulta abbastanza strana se si considera che in Cina gli uomini sono circa 37 milioni in più delle donne.

Ormai da trent’anni, infatti, la Repubblica Cinese mette in atto un rigoroso controllo delle nascite, conosciuta come la ‘politica del figlio unico’, che vieta alle donne di avere più di un bambino. Il tentativo di ridurre la sovrappopolazione ha così generato un meccanismo perverso che spinge le famiglie a fare in modo che quell’unico figlio sia un erede maschio, attraverso aborti selettivi.

Ci sarebbe però un altro motivo, secondo Yuan Zhenguo, presidente del National Institute of Education Sciences, che spinge a favorire gli studenti di sesso maschile: la richiesta del mercato del lavoro. Le industrie, infatti, non fanno mistero della loro preferenza verso il genere maschile e le università, di conseguenza si adeguano alle loro richieste.

Nonostante le giustificazioni e delle motivazioni fornite da chi appoggia queste norme disparitarie resta una verità inconfutabile: le ragazze cinesi ottengono risultati migliori nello studio rispetto ai loro coetanei. A dispetto delle vessazioni sociali subite dalle donne, il gentil sesso può vantare una piccola rivincita ottenuta nei risultati universitari.

Secondo uno studio prodotto dall’Accademia delle Scienze sociali di Shanghai anche le bambine delle scuole medie ed elementari ottengono in media valutazioni migliori rispetto ai coetanei, anche se, stando ai dati attuali, spesso ciò non si traduce ancora in una carriera lavorativa migliore.

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