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2 luglio 2012

Dissidio interpretativo sul regolamento dei ricercatori Unical

DotNetCampus 2012 a Unical

«Il fulcro dell’attività formativa è dato dal concerto tra l’attività di ricerca e l’attività didattica. L’insegnamento nobilita il ricercatore»

Unical

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Questa la posizione di Giorgio Lo Feudo, ricercatore del dipartimento di Filosofia dell’Unical, che non comprende fino in fondo la battaglia degli altri suoi colleghi sul regolamento che disciplina i loro compiti e la retribuzione aggiuntiva.

Ad una lettera al rettore e al senato accademico ha affidato le sue ragioni, scrivendole anche sulla pagina di Unical 2020, e si è aperta la polemica reazione degli altri ricercatori.

Questi ultimi avevano convocato sul tema, già a fine maggio, un’assemblea, secondo Lo Feudo assai sparuta”.

L’assemblea aveva anche organizzato un referendum online per il quale sono stati raccolti 232 sui 425 ricercatori, con pareri favorevoli alla modifica del regolamento per una percentuale del 97%.

Lo Feudo è in minoranza, sembrerebbe, ma il ricercatore ha da ridire sulla gestione del referendum online, considerato che è rimasto aperto per soli 10 giorni, con un continuo pressing sui colleghi per votare. “La mia è una battaglia di merito, quella è stata una prova muscolare”.

Sullo stesso strumento dell’assemblea afferma che non può diventare un organismo stabile, giacché non realmente rappresentativa.

Nel caso di questo regolamento, la cosa deve essere discussa in Consiglio di Facoltà, presentando mozioni. chiedendo la solidarietà della Facoltà, invitando i rappresentanti in Senato Accademico a portare avanti le rivendicazioni.

Serve un organismo di politica accademica, con la presenza di due o tre ricercatori individuati all’interno di ogni facoltà e ai quali i colleghi affidino un mandato preciso, che poi potrà essere verificato. Il rischio con l’assemblea è che si sindacalizzi la categoria”..

I ricercatori erogano didattica curriculare gratuita, è questa la lagnanza?

La legge Gelmini, all’articolo 23, prevede incarichi gratuiti. Il regolamento dà possibilità di scelta,   se accettare corsi curriculari gratuitamente, convertirli in 180 delle 300 ore di didattica integrativa da garantire comunque oppure chiedere la retribuzione dalla prima ora.

Dov’è i1 problema, allora? Si teme che per chi non dica sì alla didattica gratuita si formi un pregiudizio da parte dei presidi di facoltà; una sorta di divisione tra ricercatori “buoni” e ricercatori “cattivi”.

Il disconoscimento di questa subalternità da parte di Lo Feudo si accompagna all’orgoglio che il contributo didattico dei ricercatori faccia crescere l’offerta formativa,  E infine, al fatto che l’insegnamento varrà come titolo per la prossima abilitazione nazionale.

Piuttosto se c’è qualcosa su cui protestare non è la didattica gratuita, semmai il problema del ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato che è ad esaurimento.

La riforma Gelmini aveva previsto, entro sei anni dalla sua entrata in vigore, la possibilità per gli atenei di pubblicare bandi e concorsi per associati e ordinari circoscritti ai propri docenti  in servizio. Sono già passati due anni e non si è mosso niente. “Soltanto ora stanno uscendo le regole per l’abilitazione nazionale! E questa la battaglia che dobbiamo fare“.

Melina Rende

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