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28 luglio 2012

‘Salviamo i Campi Flegrei – No alle trivellazioni’

Il progetto ‘Salviamo i Campi Flegrei – No alle trivellazioni’ è sostenuto dai Verdi, Insorgenza civile, il movimento Vanto,Comitati Due Sicilie, Movimento Neoborbonico, Comitato civico Fuorigrotta vivibile, Insieme per la rinascita, L’altoparlante e dal cantante Eduardo De Crescenzo, in arte Eddy Napoli.

Il convegno è previsto per il giorno Venerdì 27 Luglio alle ore 11:00, presso il Gran Caffè Gabrinus di Piazza Trieste e Trento. Presenti in qualità di relatori, il Prof. Giuseppe Mastrolorenzo (Vulcanologo dell’Osservatorio Vesuviano – INGV), il Prof. Franco Ortolani (Geologo Dipartimento di Scienze della Terra Università Federico II di Napoli) e la Prof.ssa Tina Nunziata (Geofisico Dipartimento di Scienze della Terra Università Federico II di Napoli), i quali si oppongono con fermezza all’idea di perforare il sottosuolo del supervulcano partenopeo.

‘Campi Flegrei deep drilling project’, secondo l’INGV, permetterà per la prima volta di osservare dall’interno un supervulcano: “pianificata e autorizzata è la realizzazione di un carotaggio, ossia un pozzo con estrazione di campioni di roccia, fino a 500 metri di profondità; tale profondità è simile o poco superiore agli usuali carotaggi utilizzati per la calibrazione delle mappe geologiche, anche nella stessa area. E’ incredibile affermare che un carotaggio di soli 500 metri possa mettere a rischio la popolazione. E’ altresì incredibile affermare che un semplice carotaggio a bassa profondità, ossia una perforazione senza prelievo o iniezione di fluidi possa causare terremoti, paragonandolo ad operazioni, come quelle di Basilea, in cui si iniettava acqua ad altissima pressione (centinaia di atmosfere) in pozzi profondi cinque chilometri, proprio per fratturare le rocce” si apprende dal comunicato stampa diffuso dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Per l’Ingv,tale progetto è “di pura ricerca scientifica ed “ha come obbiettivo la mitigazione del rischio vulcanico nell’area flegrea attraverso un sostanziale miglioramento della conoscenza della struttura vulcanica e dei meccanismi di attività, con particolare riguardo ai fenomeni bradisismici, attraverso l’installazione in pozzo di sistemi di monitoraggio innovativi”. ‘La perforazione e’ iniziata da qualche giorno nell’area di Bagnoli Futura”, quanto detto dal coordinatore del progetto, Giuseppe De Natale all’ANSA: ”monitorare e studiare questo vulcano per mitigare il rischio’‘ permetterebbe di conoscere a fondo come e’ fatto e come funziona un supervulcano.

Il Commissario Regionale campano dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli, in un’intervista rilasciata all’ADNKRONOS dichiara che “l’autorizzazione al progetto da parte della Protezione civile nazionale non esiste. Hanno piuttosto confermato che non c’è un piano di evacuazione, necessario in casi di interventi su una delle caldere tra le più pericolose al mondo” […]”non era questo il futuro che si era descritto per Bagnoli: si parlava di recupero del lungomare, di un porto e del canale per le barche a vela. Oggi ci ritroviamo con la proposta da parte del Comune della realizzazione di un sito di compostaggio e con le trivellazioni, una situazione surreale“.

C’è differenza tra pericolo e rischio: quest’ultimo è legato alla popolazione esposta e l’area che sarà soggetta alla perforazione presenta un rischio enorme“, dichiara alla stessa agenzia di stampa il professor Benedetto De Vivo.

Secondo il docente di Geochimica ambientale presso la Federico II di Napoli: “Queste operazioni non si fanno nelle città – aggiunge – non c’è nessun rapporto costo-beneficio che giustifichi il vantaggio presunto dell’operazione, quale esso sia. Bisogna smetterla con il mito della scienza e dell’infallibilità della tecnologia, la natura non siede ai nostri tavoli scientifici e non risponde dei nostri calcoli del rischio“.

Il Dipartimento di Scienze della terra della Federico II, inoltre aggiunge, “ha chiesto notizie specifiche al sindaco sul progetto, ma senza ricevere alcuna risposta. In assenza di un piano di evacuazione qualcuno deve assumersi la responsabilità di rispondere delle conseguenze, anche se la probabilità è bassissima“.

Anche Giuseppe Mastrolorenzo, vulcanologo dell’Osservatorio vesuviano, pone maggior rilievo alla mancanza di un piano di evacuazione della numerosa cittadinanza residente intorno al raggio stimato per le trivellazioni. Un alto rischio sismico oltre che a quello vulcanico e industriale nella perforazione: “Chi decide di autorizzare in un’area densamente popolata decide in modo arbitrario che la collettività possa essere esposta a un rischio, e non so se la cittadinanza sia d’accordo considerando che non esiste un piano di emergenza“, ha dichiarato Mastrolorenzo.

Fonte foto: http://interno18.it

 

 

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