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1 ottobre 2012

Greenpeace: “U mari nun si spirtusa”

Greenpeace ha raccolto quasi 57 mila,per dire stop alle trivellazioni nel Canale di Sicilia. L’associazione ambientalista, coadiuvata da ben 49 sindaci, Regione Sicilia, comitati ed associazioni insieme per rispondere all’appello “U mari nun si spirtusa”.

E’ la piattaforma Vega A, del gruppo Edison, posizionata a largo di Pozzallo, a suscitare il movimento delle associazioni ambientalista per la salvaguardia del territorio. Edison vorrebbe portare avanti il progetto di perforazione del fondale marino nel Canale di Sicilia, realizzando un impianto di perforazione (Piattaforma Vega B) adoperando la concessione rilasciata per la prima offshore nel meraviglioso mare siculo.

Greenpeace insieme ai sindaci aderenti all’iniziativa, incontreranno in data 9 ottobre il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini. Le 57mila firme verranno consegnate al Ministro, dopo la raccolta delle adesioni effettuata sul sito internet di Greenpeace: notrivelletour.org.

Sul sito internet dell’associazione è possibile aderire all’iniziativa, compilando il form ed inoltrando l’appello. Greenpeace, insieme ai 49 sindaci siciliani, il governo della Regione Sicilia, associazioni di pescatori e comitati locali hanno già da tempo investigato e “documentato – a quanto si apprende dal sito dell’associazione- grazie alla nave Astrea, con i ricercatori dell’ISPRA l’incredibile biodiversità di aree sensibili come i banchi d’alto mare, ricchissime di praterie di gorgonie, spugne di grandi dimensioni, coralli neri e abbiamo raccolto dati che speriamo possano essere utili per la loro tutela.”

La nave dei ricercatori ha documentato la biodiversità dei banchi d’alto mare del Canale di Sicilia, utilizzando il ROV, il veicolo filoguidato dotato di telecamera che scende fino a 160 metri di profondità.

In una breve intervista all’ansa, il direttore delle campagne d’intervento Greenpeace, Alessandro Giannì, ha dichiarato : “Riteniamo che il progetto – afferma Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace – metta in grave pericolo l’ambiente e l’economia (della pesca e del turismo in primis) del territorio, nonché le risorse e gli ecosistemi del mare”.

“Queste preoccupazioni – continua il Dir. Alessandro Giannì – sono largamente condivise dai cittadini, dagli amministratori e dalle associazioni di categoria della Sicilia. Chiediamo quindi che venga negato il permesso ad operare ricerche ed emungimento di idrocarburi sia con indagini sismiche che con pozzi di trivellazione“.

Greenpeace afferma:Una grave minaccia incombe sul mare del Canale di Sicilia: la corsa al petrolio. L’estrazione dell’oro nero portera’ profitti solo alle compagnie petrolifere mentre rappresenta un rischio inaccettabile per l’ambiente, l’economia e il benessere delle comunità costiere.Dobbiamo fermarli subito! Chiediamo agli amministratori locali, ai siciliani e a tutti i cittadini del mare di firmare l’appello contro le trivellazioni nel Canale di Sicilia, una delle zone più ricche di biodiversità del Mediterraneo.”

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