• Google+
  • Commenta
13 settembre 2012

Campi flegrei – Il Piano di emergenza

Nel febbraio 1996, con DPCM n. 247/96, veniva costituita una “Commissione incaricata di provvedere all’aggiornamento dei piani d’emergenza dell’area Flegrea e dell’area Vesuviana connessi a situazioni di emergenza derivanti da Rischio Vucanico”

Il Piano d’emergenza dell’area Flegrea fu redatto nel1984 aseguito della crisi bradisismica dei primi anni ’80, nel corso dei quali, è bene ricordare, si ebbero sbalzi verticali, in alcune aree, anche dell’ordine di 1,50 mt.

Il complesso vulcanico dei Campi Flegrei rappresentano il più grande complesso vulcanico dell’area mediterranea estendendosi su di un area di c.ca 400 kmq che comprende geograficamente i Campi Flegrei, la città di Napoli ed una vasta area marina a sud – ovest e a sud dei Campi Flegrei continentali, dove sono presenti numerosi centri eruttivi.

Scopo e obiettivo di un piano di emergenza è, innanzitutto, definire gli scenari di pericolosità attesa; in poche parole il fenomeno fisico che determina il rischio potenziale. Sulla base di questo vengono definite le aree soggette a rischio, la tipologia del rischio stesso e, di conseguenza, il piano operativo per la tutela della pubblica incolumità.

Ovviamente, come facilmente deducibile, è fondamentale la definizione il più accurata possibile dello scenario che determina il rischio per le persone.

Tornando al piano d’emergenza dell’area Flegrea, la commissione nominata presentò il piano completo solo nel 2001. Il piano presentato, in maniera assurdamente semplicistica, presenta, come scenario di pericolosità attesa, un unico evento eruttivo, nell’area situata tra Napoli e Pozzuoli (un area di oltre 12 kmq). La commissione pertanto considerò come unico evento sul quale basare il piano uno scenario catastrofico che, per quanto possibile, non è di certo il più probabile. Molto più probabili sono invece fenomeni di minore entità oppure il già citato bradisismo, che invece non è stato nemmeno preso in considerazione.

È il caso di ricordare che già in passato, parliamo degli anni ’70, fu fatto evacuare un quartiere di Napoli per fronteggiare una eruzione che, secondo alcuni vulcanologi, era imminente ed inevitabile. Ovviamente l’eruzione non ci fu, semplicemente un effetto bradisismico di rilievo. La conseguenza fu, oltre a qualche danno causato dal bradisismo stesso, la diffusione di paura e una sindrome da stress causata soprattutto dalla completa disinformazione.

Risulta evidente che sia impensabile basare un piano di emergenza, in una area complessa come quella flegrea, considerando come scenario di rischio unicamente quello provocato da una super eruzione, senza nemmeno prendere in considerazione l’effetto bradisismo.

Ci si chiede come mai il piano non sia stato integrato sulla base dei numerosi studi condotti nell’area Flegrea fornendo un risultato più articolato e dettagliato funzionale ai possibili scenari attesi.

Attualmente la procedura da mettere in atto in caso di rischio eruzione, da parte degli organismi di Protezione Civile, è quella di predisporre l’evacuazione dell’intera area soggetta al rischio in base a quanto stilato nel piano. Ciò comporterebbe, nel caso Flegreo, secondo lo scenario descritto nel Piano, l’evacuazione di centinaia di migliaia, se non di milioni, di persone, per un tempo di cui è difficile stimare la durata, con il conseguente problema di ricercare aree idonee al recepimento di una simile folla di persone, nonché provvedere all’assistenza socioeconomica delle stesse. Senza contare poi il danno economico per l’intera comunità evacuata.

Devono infine essere predisposte e provate le procedure di evacuazione e trasporto delle aree di “sicurezza”, in modo da impedire che la gente possa muoversi con mezzi propri, evitando così congestioni impossibili che rallenterebbero o renderebbero inattuabile l’evacuazione stessa. Al momento non esiste nulla di tutto questo.

Possibile che i comune dell’area Flegrea, in tutti questi anni, non abbiamo pensato alla necessità di predisporre un piano di evacuazione realistico e attuabile?

Ci si chiede ancora perché Protezione Civile e Commissione Grandi Rischi, invece di pensare ai lauti finanziamenti dei periodi post catastrofe, non creino un tavolo tecnico per provvedere a stilare un Piano attuabile che tenga realmente in considerazione tutti gli scenari possibili in un area come quella Flegrea.

 

Fonte Foto: immagine satellitare tratta da lavoro di Umberto borgia

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy