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29 luglio 2012

TFA: una “strage” voluta?

Siamo oramai in dirittura di arrivo, mancano solo due date, e le relative quattro classi di concorso, per considerare chiusa questa prima esperienza del test di ammissione al TFA. Un primo bilancio è dunque possibile: un disastro su più fronti.

Prima di tutto sarebbe da capire su che base siano state accorpate alcune classi di concorso. Un esempio per tutti: la classe A345 inglese nelle scuole secondarie di primo grado, e la A346 inglese nelle scuole secondarie di secondo grado, hanno sì un argomento simile ma i programmi sono comunque profondamente diversi poiché per la seconda classe è necessario un approfondimento della letteratura. È quindi difficile per il candidato cercare di capire come prepararsi a un test del genere con il rischio, poi avveratosi, di iscriversi a una classe di concorso e trovarvi domande di pertinenza di un’altra.

Ma passiamo alla valutazione dei singoli quiz presentati ai candidati. Innanzitutto è balzato all’occhio il mero nozionismo di molte delle domande, basti pensare al quesito n. 30 del test per la classe 051Materie letterarie e latino nei licei e nell’istituto magistrale – che chiedeva quale Stato non confinasse con il Mali. È assurdo pretendere da un potenziale docente delle nozioni che non gli sono mai state insegnate e che lui stesso non si troverà mai a dover trasmettere ai suoi studenti.

Se non bastasse, alle domande sterili si affiancano poi quelle mal poste. Nel test per i futuri insegnanti di materie letterarie nelle scuole secondarie di primo e secondo grado – classi unificate A043 e A050 – spicca il quesito su “l’anno della Charte Octroyée“: essendo stata redatta nel 1814, ma essendo entrata in vigore solo l’anno successivo, con una domanda così genericamente posta, ed entrambe le date presenti tra le opzioni, era impossibile sapere quale fosse la risposta da ritenere giusta.

E come approcciarsi a domande che hanno più risposte corrette? Nella classe di concorso A039 geografia per la domanda numero 13 ce n’erano ben tre. “I meridiani sono: infiniti, 90, 180, 360.” Peccato che i meridiani, matematicamente parlando, siano infiniti e geograficamente ci siano 180 meridiani ai quali si aggiungono 180 antimeridiani, che alla fine possono anche essere considerati in toto 360 meridiani. Sul sito Cineca viene data come risposta corretta al quesito la prima… ma di dubbi, come potete vedere, ce ne sono molti.

L’affondo finale arriva con il riciclo: se si parlasse solo di recuperare qualche domanda dai vecchi quesiti delle SISS si potrebbe quasi soprassedere, è invece ridicolo trovare ben quattro domande identiche per due differenti test – classe A033 educazione tecnica nella scuola media e classe A071 tecnologie e disegno tecnico – che si sono svolti a ben nove giorni di distanza con il risultato che la pubblicazione tempestiva delle risposte della prima classe di concorso ha necessariamente avvantaggiato la seconda.

Il risultato resta comunque e inevitabilmente uno solo: in alcuni casi la percentuale di esclusi arriva addirittura al 100%. Esemplari i numeri che riguardano la classe di concorso A036 Filosofia, Psicologia e Scienze dell’educazione per la quale si erano presentati più di 4000 aspiranti insegnanti e meno di 150 sono riusciti a superare la prima prova.

Per non parlare del rapporto tra posti disponibili e il numero di ammessi alle fasi successive del concorso: le scuole italiane si dovranno adattare ad avere meno insegnanti del necessario perché, ad esempio, per le classi A245 e A246 – Francese nelle scuole secondarie di primo e secondo grado – solamente 94 sono gli ammessi alla prova successiva nonostante gli 855 posti messi a disposizione dal ministero.

Indipendentemente da tutto è evidente come si sia tentato ad ogni modo di portare all’errore i candidati. Cosa può voler dire tutto questo? È possibile che non ci siano personalità in grado di formulare un test obiettivo ed effettivamente utile a testare le abilità di un insegnante? Non può che sorgere un dubbio, che la volontà dall’alto fosse proprio quella di fare una “strage degli innocenti” per ridurre al minimo le nuove assunzioni e mantenere un basso profilo in ottemperanza alla famosa “spending review” che come una spada di Damocle tutti gli italiani, chi in un modo chi in un altro, si ritrovano penzolante sopra la loro testa.

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