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4 luglio 2012

Torna la Milanesiana

Uno sguardo agli States questa volta! Tutta all’America sarà dedicata quest’anno l’edizione della Milanesiana, maratona culturale organizzata dall’editrice Elisabetta Sgarbi, sorella del più famoso Vittorio Sgarbi.

 Iniziata ieri al teatro Dal Verme, con ingresso libero (questa è cultura!) la tappa di ieri è stata dedicata alla lettura di testi appartenenti alla cultura letteraria statunitense. Sul palco uno degli attori più amati della nuova generazione, Filippo Timi, per dar voce a Nicholas Ray con un brano dal libro “Sono stato interrotto” sulla genesi dell’ultimo suo film “We can’t Go Home Again“.

 A seguire vi è stata Susan Ray, compagna degli ultimi dieci anni di vita del regista, che ha proposto il testo inedito “La perfezione e Nick“, completato dalle letture degli scrittori Rick Moody e Paul Harding che hanno ricevuto il premio letterario “Fernanda Pivano“, famosa critica ed esperta di Kerouac. Si è proseguito con le letture del premio Pulitzer ’99 Michael Cunningham, noto in tutto il mondo per il suo romanzo “Le ore“, e del regista dei mondi oscuri americani William Friedkin, premio Oscar 1972 che, intervistato da Enrico Ghezzi ha ricevuto il premio “Omaggio al maestro“.

 Infine, dopo il concerto del trio jezzistico formato da Paolo Fresu, Antonello Salis e Furio Castri, proiezione di “Don’t expect too much from a teacher” di Susan Ray. Una serata che ha offerto insomma un viaggio in quel che rimane, e mica poco, di quella cultura statunitense della metà del secolo scorso, quella Beat generation che ha visto nel romanzo “Sulla strada” dell’alcolizzato Kerouac il suo manifesto, il manifesto di una generazione che ha fatto da capostipite alla generazione successiva, quella che a fine anni sessanta a dato via al sessantotto.

 Non un caso dunque gli argomenti trattati ieri nella Milanesiana, visto che il titolo /leitmotiv dell’edizione di quest’anno è “L’imperfezione“, la stessa che quegli autori non solo hanno ricercato, ma hanno raccontato, hanno rivelato, ad un pubblico che credeva nella vita già scritta come sintomo di sicurezza irrinunciabile, ma che in quel periodo venne frantumata da viaggi interminabili attraverso gli Stati Uniti, con auto di fortuna, autostop, ma sempre con la bottiglia in mano, sempre discutendo di come il mondo di oggi ti fotte, dandoti roba scadente che devi continuare a comprare e per far questo devi andare tutte le mattine a timbrare il cartellino. L’America oscura era anche questo, adesso si è all’atrofizzazione di tutto ciò a livello globale

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