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18 luglio 2012

Troppi uomini a dirigere l’Università di Sassari

La scelta di un nuovo consiglio di amministrazione universitario è sempre un momento molto delicato, spesso ai rapporti di merito si sovrappongono finalità politiche o clientelari e norme create ad hoc vengono aggirate o bellamente ignorate.

Quest’ultimo è il caso dell’Università di Sassari che, riunitasi il 27 giugno nella seduta del Senato Accademico, ha stabilito chi dovesse essere a capo della componente interna, esterna e studentesca d’ateneo senza rispettare il previsto equilibrio tra consiglieri uomini e consigliere donne stabilito dalla riforma Gelmini con la legge 240 del 2010, laddove si dispone il rispetto nella nomina dei componenti il consiglio di amministrazione, da parte di ciascuna componente, del principio costituzionale delle pari opportunità tra uomini e donne nell’accesso agli uffici pubblici.

Monito evidentemente non ossequiato dal nuovo CdA dell’ UniSS in cui, infatti, figurano solo due donne e solo nella componente studentesca. Si tratta di Giovanna Deiana e di Valeria Lodde elette lo scorso 9 maggio e uniche a dover restare in carica un massimo di due anni contro i quattro degli altri organi, scranni, peraltro, occupati da soli uomini.

Ovviamente una simile disparità non è passare sotto silenzio e la presidentessa del Comitato di garanzia per le pari opportunità Maria Lucia Piga ha impugnato l’illegittimità di una tale risoluzione, denunciando come il mancato rispetto della legge 240 renda di fatto criticamente fragile lo stesso CdA accusabile di invalidità ad ogni suo provvedimento.

Conseguentemente la richiesta è stata quella di ripristinare l’equilibrio dell’organismo o di disporre la sospensione immediata dell’insediamento del nuovo CdA, la Presidentessa ha inviato comunicazioni al Rettore e al Direttore generale senza ricevere da questi alcuna risposta; non solo alcun provvedimento è stato preso, ma, addirittura, il rettore Attilio Mastino ha etichettato la definito la vicenda come “questione interna“.

Una tale mancanza di considerazione dell’abuso di diritto è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, immediatamente, infatti, sono state votate all’unanimità mozioni sia da parte della Facoltà di Agraria che di Scienze Politiche per richiedere doverose delucidazioni e motivazioni sulla scelta e sull’elezione dell’organico e la richiesta di riconsiderare l’organizzazione interna del consiglio di amministrazione in conformità con le leggi dell’ordinamento universitario, tanto da evitare che tali istituzioni e figure elette si investano di poteri illeciti.

Secondo quanto riportato da La Nuova Sardegna on line,  Il direttore del dipartimento di Agraria, Giuseppe Pulina, sarebbe intervenuto rivolgendosi al Magnifico, sostenendo la Cpo nel segnalare una «carenza» nell’assenza di rappresentanza femminile e segnalando che «altri atenei, come quello federato di Cagliari, hanno invece previsto espressamente nel loro statuto la pari opportunità di genere per una quota pari almeno a un terzo dei componenti del cda». Infatti, nella nuova “carta” dell’ateneo la rappresentanza femminile non viene fissata, ma demandata alle disposizioni di legge. Anche questa una “dimenticanza” che è un campanello d’allarme.

In attesa di vedere se il Ministero interverrà su questo ennesimo tentativo di elusione delle quote rosa sembra che il Rettore abbia già ottenuto il via libera alle nomine da un pool di giuristi, ma non ha pronunciato dichiarazioni. Del resto, le azioni parlano chiaro, allora la domanda cruciale diventa un’altra: possono ancora garantire la rappresentazione delle differenze e delle sfide del nostro tempo uomini che agiscono così? In un’università a prevalente partecipazione femminile? Non è solo questione di legge, ma di adesione al reale.

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