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27 agosto 2012

Concorso pubblico per la scuola: l’ennesimo specchietto per allodole?

Di pochissimi giorni fa è la notizia di un nuovo concorso per docenti con il quale verranno assegnate 11.892 cattedre.

Ma quanto questo nuovo concorso è davvero utile? Poco, molto poco, secondo i sindacati italiani e una parte del mondo politico italiano.

Infatti questo concorso non farà altro che aprire un’ennesima graduatoria da cui, almeno in teoria, dovrebbero essere reclutati i docenti a partire dall’anno scolastico 2013/14.

A prima vista, questa potrebbe sembrare  una notizia positiva, la tanto attesa “svolta” nel mondo dell’insegnamento, dopo l’illusoria  e deludente ventata di novità apportata dal TFA.

Ed invece no, è l’ennesimo specchietto delle allodole, l’ennesimo groviglio volto ad ingorgare all’infinito il mondo dell’insegnamento. Ed è l’ex Ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini a dire che bisogna stare attenti affinché questo concorso, che l’ex ministro considera corretto e positivo in linea teorica, non crei, tuttavia, «false aspettative» tra i docenti precari.

A criticare duramente il concorso è l’Anief che invita a ricordare che ci sono ancora «250 mila docenti vincitori di concorso, in lista di attesa» che attendono di poter diventare di ruolo, senza contare i 100 mila abilitati delle scuole di specializzazione, accumulatisi negli ultimi 10 anni di cui il 70 %  attende di uscire dal precariato. Aggiungiamo i 21mila aspiranti docenti partecipanti al TFA e possiamo facilmente vedere quanto sia inutile mettere altra carne a cuocere ed alimentare aspettative che molto difficilmente saranno soddisfatte.

«Certo, un nuovo concorso può essere visto come una nuova opportunità. Però è davvero troppo tempo che, almeno nella scuola, non garantisce un reale sbocco di lavoro. Questo è avvenuto perché per decenni il Miur ha autorizzato prima i provveditorati e poi le università ad abilitare decine di migliaia di candidati. Con il risultato che oggi ci sono 250mila insegnanti nelle graduatorie ad esaurimento» dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato ai quadri e direttivi della Confedir sul sito del sindacato.

Tra le altre cose, ancora non sembrano chiare le modalità di accesso al concorso, se esso è, cioè, rivolto unicamente agli abilitati o anche ai docenti ancora privi di abilitazione. Nel primo caso, il più probabile, ancora una volta i giovani saranno esclusi dal mondo dell’insegnamento, senza ancora vedere il barlume di una reale possibilità di lavoro!

È il segretario generale della Flc, Mimmo Pantaleo, a pretendere chiarezza «sulle modalità e i destinatari» del concorso affinché esso non danneggi ulteriormente i precari.

L’indignazione è tanta, l’indignazione per l’incapacità del Governo di riuscire a gestire una situazione che ormai si trascina così da anni, limitandosi ad aggirare il problema complicandone la soluzioni con palliativi momentanei e inefficienti piuttosto che prendere una strada sicura e definitiva. «Il concorso ha vecchie regole che non fanno della scuola italiana una scuola normale» dichiara l’ex ministro dell’Istruzione Beppe Fioroni del Pd.

Ma «È dal duemila che aspetto questo momento» grida di felicità Filomena Vassallo, 30 anni, precaria da 12 anni nel “Purgatorio” del precariato, come lo definisce lei stessa in un’intervista del LaStampa.it. Un grido di liberazione dalla frustrazione di tanti anni di umiliazioni, il grido di una donna costretta a girare tra i più sperduti paesini italiani pur di coprire qualche giorno di supplenza.

Come si può ancora avere il coraggio di tradire gli occhi finalmente pieni di sepranza di tanti giovani italiani come Filomena  con un concorso che, molto probabilmente, non restituirà loro la dignità e la libertà dimenticate?

Fonte notizia: www.ilmattino.it, www.anief.org, www.flcgil.it

Fonte immagine: ascuoladibugie.blogosfere.it

 

 

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