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15 agosto 2012

Dal dopo-Schwarzer al doping genetico?

Dopo il caso di Alex Schwarzer, incastrato ad un controllo antidoping e reo-confesso di essersi auto-inniettato EPO, sostanza capace di aumentare l’ossigenazione nel sangue, consentendo così agli atleti di aumentare esponenzialmente le proprie prestazioni, molti si sono fatte domande riguardo la questione del doping genetico.

Il doping genetico infatti, come spiegato da numerosi studiosi della materia e nonché ricercatori, le cui testimonianze sono state pubblicate su “Il Sole 24 Ore”, risulta essere essenzialmente una pratica, cui parecchi atleti e sopratutto delle generazioni future, potrebbero essere indotti a produrre, anzi auto-produrre le stesse sostanze illegali che, farebbero di loro vere e proprie macchine artificiali.

Come menzionato recentemente da diversi Centri di Ricerca, consisterebbe in una derivazione della terapia genetica, ossia l’introduzione nelle proprie cellule di geni differenti da quelli presenti in origine, modificandone il funzionamento e ottenendo il risultato desiderato.

Mentre in medicina l’utilizzo di questa metodologia è utilizzata per compensare l’assenza di qualche gene importante per la salute, nel doping è la produzione di sostanze utili alle prestazioni atletiche.

Un’iniezione di geni all’interno di cellule cui si vuole ottenere l’effetto, nonché l’utilizzo di virus modificati, sarebbero quindi inseriti nel patrimonio genetico.

Fino ad oggi tale pratica, ovviamente solo in medicina, è utilizzata esclusivamente in casi clinici gravi, in quanto è dimostrato che modificare il patrimonio genetico può significare oltretutto provocare l’insorgere di malattie come il cancro e altre con conseguenze ancora più negative.

Fonti di ricerca scientifica informano per esempio che in un particolare esperimento condotto dall’Università della Pennsylvania, in cui si utilizzarono delle scimmie per la produzione di EPO, si riuscì, ma le stesse scimmie subirono un enorme addensamento di sangue che rese difficile la loro sopravvivenza.

Tutto ciò quindi, dimostra quanto sia comunque lontano e soprattutto pericoloso applicazioni di questo genere su umani.

A tale proposito si spiega come il WADA (Agenzia Mondiale dell’Anti-Doping), abbia già vietato l’uso di qualunque pratica genetica non terapeutica, cercando anche di individuare attraverso alcuni metodi, gli effetti del doping genetico.

Un interrogativo questo, che in futuro potrà dire se la proibizione tenuta dal WADA potrà tenere o se sarà impossibile prevenire il doping genetico.

immagine tratta da: www.cadoinpiedi.it

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