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22 agosto 2012

Drastica decisione dell’Alta Corte Australiana: pacchetto di sigarette unico per tutti i brands

Dal prossimo dicembre in Australia potranno essere venduti solo pacchetti di sigarette senza elementi distintivi e riconoscibili: unico colore, un cupo verde oliva, sul quale si staglieranno avvertimenti per la salute e foto impietose delle più diverse patologie causate dal fumo. Il nome dell’azienda produttrice potrà comparire solo stampato in piccolo in una posizione e con caratteri definiti dalla legge.

Pacchetto di sigarette unico

Pacchetto di sigarette unico

Una legge severissima che minaccia di far perdere miliardi alle multinazionali del tabacco che, ovviamente, hanno fatto ricorso all’Alta Corte. British American Tobacco, Philip Morris International, Imperial Tobacco e Japan Tobacco International contestarono una violazione  dei diritti intellettuali e un illegittimo appiattimento del marchio, nonché l’espropriazione dello spazio sui pacchetti per comunicare un messaggio sociale, con fini manifesti di tutelare la salute pubblica, ma senza una giusta compensazione.

Respinto il ricorso la legge, che risulta conforme alla convenzione per il controllo del tabacco alla quale partecipano 170 paesi, ha già passato il vaglio costituzionale e per l’Oms – Organizzazione Mondiale della Sanità – è una “decisione storica” che segna l’ingresso in una nuova e ardita fase nella lotta contro il tabagismo. Altri paesi in cui si attende un provvedimento simile sono: Gran Bretagna, Norvegia, Nuova Zelanda, Canada e India.

Il  portavoce della British American Tobacco, disapprova la legge anche per il tangibile rischio che il pacchetto generico favorisca il mercato nero del fumo. Tesi confermata dal referente italiano che esprime, inoltre, una chiara difficoltà e significativi ostacoli legali ad un’eventuale diffusione del pacchetto unico in Ue.

In Italia, secondo i dati ISTAT, su 52 milioni di abitanti con età superiore ai 14 anni i fumatori sono circa 11,6 milioni (22,3%) di cui 7,1 milioni di uomini (28.4%) e 4,5 milioni di donne (16.6%). Ogni anno si stima che siano attribuibili al fumo dalle 70.000 alle 83.000 morti, il 25% di questi decessi è compreso tra i 35 ed i 65 anni di età. Lo Stato, che detiene il monopolio sui tabacchi dal 1861, guadagna circa i ¾ del prezzo di ogni pacchetto. Ogni anno vengono venduti circa 4,5 miliardi di pacchetti. Il tabacco è una causa nota o probabile di almeno 25 malattie e, anche se negli ultimi 50 anni in numero dei fumatori in tutto il mondo occidentale è calato, nel nostro paese il fumo attivo resta la principale causa di morbosità e mortalità prevenibile.

Il Governo australiano ritiene che le ragioni delle multinazionali siano sacrificabili ed è disposto anche a correre il rischio di incrementare il contrabbando, se il fine è quello di tutelare la salute. La legge, infatti, ha evidenti propositi di scoraggiare il vizio del fumo che secondo l’Oms ogni anno uccide 5,4 milioni di persone, che potrebbero aumentare ad 8 milioni senza un intervento serio. L’effetto perseguito dal nuovo e terribile pacchetto è quello di rendere meno glamour l’atto del fumare e di ammonire il consumatore, intento nella sua insalubre abitudine, procurandogli delle dovute riflessioni.

Opinioni opposte per opposti interessi, ma se il nuovo pacchetto funzionasse davvero sarebbero rischi che varrebbe certamente la pena correre.

Daniela Angius

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