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23 settembre 2012

Candidato a sorpresa, la politica da ridere

Metti insieme Jay Roach, regista di Austin Powers e Mi presenti i tuoi?, nonché scrupoloso osservatore di campagne elettorali; Zach Galifianakis, idolo del genere demenziale made in U.S.A. grazie alla saga Una notte da leoni; aggiungi Will Ferrell, altro attore divenuto noto per la parodia dell’ex presidente americano George W. Bush ed avrai tutti gli ingredienti per l’ennesima commedia tutta fracasso e spasso sull’America dei giorni nostri.

Almeno sulla carta.

Candidato a sorpresa, infatti, è anche qualcosa in più.

Tanto per cominciare la scelta del tema: la candidatura al congresso.

Sebbene la politica negli Stati Uniti abbia un’organizzazione unica nel suo genere, c’è un elemento che accomuna gli uomini politici di (quasi) tutto il mondo: l’ipocrisia e la facilità allo scandalo.

Cam Brady (Ferrell), senatore di un distretto dello stato della Carolina del Nord, è un bugiardo matricolato e spesso dedito a frequentazioni poco consone al suo ruolo istituzionale, specie verso le elettrici.

In breve è un donnaiolo.

Nonostante questo curriculum invidiabile, da quattro mandati si presenta come candidato al congresso degli Stati Uniti praticamente senza avversari.

Anomalo ma legale.

Un idillio, dunque, destinato presto ad interrompersi. Spunta, infatti, in occasione della nuova campagna elettorale, un nuovo candidato (Galifianakis), a prima vista uno sprovveduto, tontolotto e senza speranze di farcela, sebbene sia un uomo onesto.

Sorvolando sull’oceanica schiera di gag che potranno scaturire dalla sfida senza esclusione di colpi (bassi) tra i due contendenti, vera spina dorsale del film, preferisco spostare l’attenzione su alcuni temi di attualità che riescono a fare capolino, malgrado tutto.

Innanzitutto le eminenze grigie che si celano dietro lo sfidante: i miliardari fratelli Motch, decisi a vendere ai cinesi (ripeto: ai cinesi, gli stessi che nella vita reale hanno comprato tout court il debito U.S.A.) mezzo stato ed hanno, quindi, bisogno di appoggio politico.

Quale miglior occasione di un senatore fantoccio da poter muovere a proprio piacimento!

Fortuna che è solo un film, non succede mai, infatti, che i poteri forti riescano a condizionare l’esito di un’elezione.

In secondo luogo la popolarità nei sondaggi.

Sarà casuale l’uscita del film (21 settembre) in un periodo in cui anche in Italia la politica offre il meglio ed il peggio del suo repertorio.

Tuttavia fa impressione notare come (nel film) più un candidato agisce in modo scorretto, più acquista consensi.

Meno male che è solo un film, verrebbe da dire.

Fioccano i paragoni con Frank Capra ed in effetti un fondo di verità c’è, ma paragonare Candidato a sorpresa con Mister Smith va a Washington, per citarne uno, non sta né in cielo né in terra.

Si ride tanto ma si ha anche il tempo di riflettere.

Dopo i fasti di Qualunquemente, così surreale ed allo stesso tempo così vero, anche l’America porge un nuovo affresco della politica malata occidentale.

Buon divertimento, fino alle prossime elezioni.

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