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4 settembre 2012

Francia: lezioni di ‘morale laica’ a scuola

Come già accennato nei giorni scorsi, la Francia sta mettendo mano all’organizzazione della propria scuola. È di questi primi di settembre una delle modifiche più innovative a livello di programma di studi: il Ministro dell’Istruzione francese Vincent Peillon, attraverso Le Journal du Dimanche, ha avanzato la proposta dell’inserimento, a partire dal 2013, di un’ora di lezione sulla “morale laica“.

Lo scopo è quello di ottenere una riforma della scuola in una direzione repubblicana; ma cosa intende effettivamente il Ministro per morale laica? Spiega Peillon al giornale domenicale francese: “Morale laica è capire ciò che è giusto, distinguere il bene dal male, ma è anche avere dei doveri oltre che dei diritti, avere delle virtù e, soprattutto, dei valori. Desidero per la scuola francese un insegnamento che dia agli studenti nozioni di moralità universale basate sulle idee di umanità e ragione.

Sicuramente molti genitori potrebbero non essere d’accordo e sentirsi messi in disparte nell’educazione dei figli poiché è sempre stato il compito della famiglia trasmettere alle nuove generazioni valori come “la conoscenza, la dedizione, la solidarietà […] l’uguaglianza di ragazzi e ragazze” invece che “il valore del denaro, la concorrenza, l’egoismo.” Resta il fatto che i giovani di oggi sembrano tutt’altro che portatori di certe sane virtù con i loro comportamenti sempre più da bulli, maleducati e strafottenti.

Ovviamente, Vincent Peillon intende prima formare gli insegnanti: una materia così complessa e trasversale richiede un’attenta preparazione per evitare che si scada nell’anticlericalismo o in un sospetto indottrinamento ideologico; due cose che il Ministro tiene accuratamente ad evitare. “La laicità come fatto giuridico, filosofico e storico non è stata sufficientemente studiata. Alcuni pensano che la laicità è contro le religioni; altri, al contrario, che sia semplicemente tolleranza; altri che consista unicamente in regole di convivenza. La laicità, invece, non è solo questo. Esiste anche una ‘laicità interiore’ cioè in relazione con se stessi che è l’arte di interrogarsi e l’arte della libertà. La laicità consiste nel compiere uno sforzo per ragionare, considerare […] che un ragionamento non è un’opinione.

Lo scopo ultimo di questo insegnamento sarebbe quindi, secondo il Ministro, quello “di consentire ad ogni studente di essere libero, perché il punto di partenza della laicità è il rispetto assoluto per la libertà di coscienza“, ed evitare che i giovani vengano condizionati da altre fonti meno rispettose della loro individualità come potrebbero essere, ad esempio, i mercati.

Certo, la proposta nasce da un nobile intendo, ma non è sicuramente una strada facile quella che porta alla formazione morale dell’uomo, soprattutto quando la società insegna che l’individuo conta solo in virtù della sua forza lavoro, di quanto produce, di quanti soldi fa guadagnare all’industria. Come sottolineato dal filosofo francese Henri Pena Ruiz sempre a Le Journal du Dimanche, una cosa va fatta ancor prima: “reintrodurre la giustizia sociale nelle relazioni socioeconomiche“; altrimenti, nulla di tutto questo grande progetto di moralizzazione scolastica sarà credibile.

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