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4 settembre 2012

Rio+20, tra mancate promesse e strade da perseguire

Cercare di salvare il Mondo per salvare noi stessi, attraverso la scelta di programmi di sviluppo sostenibili, non solo grazie alla partecipazione attiva di tutti i governi  ma anche di tutta la società civile, industrie, amministrazioni locali, organizzazioni non governative, comunità scientifiche  e tutti gli “strati” della popolazione a partire dai giovanissimi sino ad arrivare agli agricoltori e a tutti i lavoratori dei Paesi industrializzati e di quelle Nazioni ultra popolate che si stanno ora affacciando in tempi rapidissimi e consumi altissimi, ai nuovi processi industriali.

A partire dall’ormai lontano 1972, diverse sono state le dichiarazioni in merito alla necessità di uno sviluppo sostenibile, sancite in importantissime conferenze e ancor di più, in importantissimi documenti programmatici scritti alla presenza dei governi di tutto il mondo: la Dichiarazione di Stoccolma (1972), la Dichiarazione di Rio sull’ambiente e lo sviluppo (1992), la Dichiarazione di Johannesburg (2002).

Rio de Janeiro del giugno del 2012,  doveva rappresentare un nuovo punto di incontro e soprattutto di svolta, con Rio+20 (denominata così perché passati 20 anni dal Vertice della Terra tenutasi a Rio nel 1992) che doveva offrire risultati, stabilire obiettivi, determinare obblighi, indicando quindi la strada da intraprendere per il prossimo ventennio.

Purtroppo ancora una volta a mancare e a deludere, è stata soprattutto la politica mondiale che pare ancora non aver ben compreso la necessità di superare i particolarismi nazionali e industriali a vantaggio di un globale bisogno di cambiamento per salvaguardare l’ambiente e tutti noi, anche come utile strumento per poter uscire dalla crisi economica di questi ultimi anni.

Tanti operatori del mercato e professionisti dei processi eco-sostenibili, hanno colto questa profonda discrepanza tra gli impegni mancati della politica e l’operatività del mondo del bussines con “manager illuminati” che hanno capito ad esempio che destinare costi extra per programmi di sostenibilità, non sia solo un bisogno ma una necessità per la sopravvivenza stessa del mercato economico.

Tra gli esponenti del mondo imprenditoriale made in Italy presenti a Rio+20, Gucci, che attraverso Rossella Ravagli, Csr e sustainability manager del gruppo, ha confermato la volontà di perseguire una idea del marchio legata a brand di lusso, durabilità nel tempo, persone, ambiente e territorio con la ricerca sempre più accurata di materiali ecofriendly.

La business community, pur con  tante difficoltà, prosegue quindi nel proprio intento e alla chiusura dei negoziati di Rio, il direttore generale del Wwf, Jim Leape, ha dichiarato come  nonostante tutto <<lo sviluppo sostenibile sia una pianta che ha messo radici e continuerà a dare i suoi frutti>>.

Immagine tratta da: http://ilprofessorechos.blogspot.it

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