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16 settembre 2012

Tempest: i cinquant’anni di carriera di Bob Dylan

Il modo migliore per parlare dell’ultimo disco di Bob Dylan, uscito il 5 settembre, è sedersi alla scrivania, con una tazza di caffè, lo stereo che manda Duquesne Whistle, prima traccia delle dieci che compongono il disco e, possibilmente, una sigaretta accesa poggiata sul posacenere.

Tempest è blues puro e sofferto, a cominciare dalla voce roca di un uomo stanco e disilluso che guarda la triste realtà che lo circonda strizzando gli occhi.

Che voce ragazzi.

Tempest vuol dire una data importante perché, con l’uscita di quest’ultimo disco, sono ben cinquanta gli anni di carriera del folk singer più conosciuto di tutti i tempi.

Come i Rolling Stones, anche Bob Dylan entra nell’Olimpo dei grandi della musica e ci entra a modo suo, dalla porta di servizio, schierandosi dalla parte degli emarginati, dei più deboli. Dalla parte di quelli che possono solo rifugiarsi nei sogni per non farsi schiacciare: You say I am a gambler, you say I’m a pimp, but I aint neither one! (dici che sono un giocatore d’azzardo, dici che sono un pappone, ma non sono nessuno dei due).

Un disco fuori dagli schemi, a cominciare dalla durata delle canzoni stesse, che vanno dai cinque minuti di Duquesne Whistle agli oltre sette di Roll on John, dedicata al grande John Lennon, preso nel momento in cui veniva assassinato, e di cui si ripercorre l’intera carriera, a cominciare dall’esperienza con i Quarrymen: From the Liverpool dock sto the red light Hamburg streets, down in the quarry with the Quarrymen. Fino ad arrivare alla monumentale Tempest, title track dell’album, di quattordici minuti. Canzone che parla del disastro del Titanic, che serve da sfondo ad una spietata critica della società odierna.

Curiosità, viene citato in un verso l’attore Leonardo di Caprio, che come tutti ricordano, fu protagonista del film Titanic, diretto da James Cameron.

A tutti coloro (la maggior parte di chi ha recensito il disco) che hanno ravvisato strane “parentele” tra l’album e l’omonima tragedia di Shakespeare, leggendo, quindi, in Tempest il “canto del cigno” di Dylan, faccio presente che The Tempest, scritta nel 1611, non è l’ultimo lavoro del bardo. Sono seguiti, anzi, altri due lavori successivi: I due nobili congiunti ed Enrico VIII.

Dopo Together Through Life, pluripremiato disco di platino del 2009, lasciatevi cullare, ora, dal Duquesne Whistle Blowing, that train gon’ rock me night and day.

 

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