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1 ottobre 2012

Addio Shlomo Venezia – testimone della Storia

 Roma. È morto Shlomo Venezia, scrittore italiano di origine ebraica, sopravvissuto all’Olocausto e alle operazioni dello spaventoso “Sonderkommando” – un’unità sorta in capo al nazismo, i cui membri erano gli stessi internati dei campi di concentramento ai quali era affidato il compito di cremare i corpi dei deportati e dello smaltimento dei cadaveri.

Venezia, nato a Salonicco il 29 dicembre del 1923, fu deportato nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, in seguito all’arresto della sua famiglia, avvenuto nel 1944. Le testimonianze dell’eccidio, e delle agghiaccianti procedure adottate dai nazisti, sono contenute nella sua pubblicazione Sonderkommandos Auschwitz, edita dalla Rizzoli nel 2007.

Nel corso della Prima Giornata della Memoria, svoltasi a S. Melania nel gennaio del 2001, lo scrittore ha riportato le sue memorie in relazione all’arresto. Salonicco, al tempo, contava una comunità ebraica composta da quasi 70.000 unità – oggi gli ebrei presenti nella città greca sono poco più che 1.500.

La pena, la sofferenza fisica, l’incredibile sconforto, il senso della perdita sono eventi che suscitano sentimenti acutissimi: è difficile ipotizzarne una completa rimozione e il continuo intervento mediatico, spesso, non fornisce gli strumenti adeguati a favorire una profonda comprensione o il reale coinvolgimento emotivo, umano, in relazione a queste vicende in particolare.

Approfondire un fatto storico, attraverso i media o la stampa, non significa necessariamente comprenderne l’essenzialità. Quella fa parte, semmai, dell’intimità e della soggettività, forse dell’esperienza di ciascun individuo.

Il tempo – si dice – guarisce ogni ferita, ma la memoria si sviluppa su un piano differente che, talvolta, vive  al di là delle strutturazioni storicistiche svolte a-posteriori; le durate stesse, nella riorganizzazione mnemonica, subiscono impressionanti metamorfosi in cui l’ontologia degli eventi si proietta su un livello della rappresentazione che è spesso in bilico tra l’evidenza del fatto accaduto e il suo assorbimento a livello esperienziale, secondo la propria coscienza.

Shlomo Venezia ha dimostrato, in vita, come la condivisione dei valori effettivi del tempo e dell’esperienza abbiano principalmente a che fare con il contatto diretto tra le coscienze – un contatto che non parla soltanto da un pulpito ben ricostruito fra le pagine di un bel libro, o dagli altari televisivi, ma che, al contrario, ricerca un’aderenza quanto più assimilabile all’idea di presenza, spogliata da qualsiasi elemento scenografico o dalle montature videografiche che, forse, ne alterano il senso.

Oggi, del suo rapporto diretto col mondo restano le parole, gli scritti e le fedeli trascrizioni dei suoi interventi: la sua memoria. I personaggi di ogni fazione della politica italiana, e nella fattispecie quella romana – da Walter Veltroni a Gianni Alemanno – si stringono in un sentito cordoglio.

 

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