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20 ottobre 2012

Cattedra di 24 ore? il No della scuola

No assoluto alla proposta di allungare l’orario lavorativo da 16 a 24 ore per gli insegnanti.

La proposta, contenuta nel patto di Stabilità varato dal consiglio dei ministri, è stata resa ufficiale il 16 ottobre, e in solo due giorni ha raccolto solo dissensi.

Passare da 16 a 24 ore settimanali appare impensabile, sopratutto perché questo innalzamento dell’orario lavorativo non prevede in nessun modo una modifica dello stipendio dei docenti.

I sindacati hanno proclamano sciopero generale per il prossimo 24 Novembre, e intanto c’è chi invita allo stop delle attività extrascolastiche già da domani.

Il primo a mostrare forti perplessità è stato il segretario del Pd Pierluigi Bersani, che ha dichiarato a Repubblica tv : «La scuola ha bisogno di una pausa  perché non si può intervenire ogni due anni con l’accetta. Serve un quadro strategico con scelte ragionate che durino nel tempo.»

Dichiarazioni che hanno provocato l’immediata risposta del ministro Profumo che si è dichiarato favorevole ed aperto ad un dialogo con il segretario del PD ed il suo partito.

Il web intanto non perdona l’ennesimo taglio alla scuola, e in poche ore la petizione di un docente palermitano ha raccolto quasi 40.000 firme.

La petizione, pubblicata sul sito Firmiamo.it, è stata postata giovedì scorso da Pietro Li Causi.

Dal titolo lapidario, che lascia poco spazio ad interpretazioni; “No alle cattedre di 24 ore. Fermiamo il ministro Profumo”, la petizione è l’ennesimo grido contro il governo che pensa molto a rientrare con le spese e poco all’esigenza dei lavoratori.

Pietro Li Causi, professore d’italiano di un liceo scientifico di Palermo, ha postato la sua petizione non sperando in un così grande consenso. Si è dichiarato fortemente sorpreso dall’appoggio ricevuto in un intervista rilasciata a VanityFair.

L’adesione on-line è stata più immediata e prorompente, il successo è forse dovuto allo scarsa risonanza del mezzo sciopero: «Molti non credono più nello sciopero, visti gli scarsi risultati prodotti finora. E perché scioperare è diventato un lusso», ha dichiarato il professore Li Causi.

Nella petizione si parla di condizione disumane di  lavoro per i docenti di ruolo, che si vedrebbero aumentare le ore di lavoro ma non lo stipendio. Bisogna ricorda anche che si parla delle ore di lezioni frontali, e che nelle 24 ore non si contano tutte le attività extrascolastiche, né i consigli di classe, né la correzione di compiti.

«Tutti sono convinti che il nostro lavoro sia di tipo impiegatizio ma non è così. Oltre all’insegnamento abbiamo gli incontri con i genitori, le riunioni pomeridiane, almeno due a settimana, i collegi dei docenti, e così via. Nella scuola ci sto almeno 28 ore a settimana», spiega il Prof. Li Causi.

E non finisce qui,  «Le 18 ore davanti agli alunni – continua Li causi – sono il frutto di un lavoro molto più articolato che avviene fuori dall’edificio scolastico. Tornato a casa preparo le lezioni nel modo più accurato possibile. Ogni 30 minuti di spiegazioni necessitano di quasi un’ora di preparazione. Poi correggo i compiti dei miei 70 alunni.»

La petizione vuole infatti difendere e preservare la qualità del lavoro degli insegnanti, alla domanda su come cambierebbe il suo lavoro con il passaggio a 24 ore, Li Causi risponde:“La mia settimana non esisterebbe più. Avrei più classi, la mia didattica ne risentirebbe e anche la correzione dei compiti”.

L’aumento delle ore, inoltre, comporterebbe una diminuzione del personale docente, infatti tutti i precari che potevano sperare in supplenze annuali, o di pochi mesi verranno tagliati fuori, le ore saranno infatti coperte da docenti già di ruolo.

«È dunque un dovere sociale firmare questa petizione, per difendere la qualità dell’istruzione delle nostre scuole e per tutelare la qualità di centinaia di migliaia di vite umane che, senza alcuna responsabilità, pagherebbero il costo di una crisi che non hanno causato.»

Con questa esortazione si conclude la petizione che oltre alle migliaia di firme, ha raccolto 364 milioni i di consensi su Facebook, esortazione al dovere sociale di ognuno di noi, esortazione alla difesa e tutela della scuola pubblica.

 

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