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18 ottobre 2012

Nell’allucinazione del Progresso

“Da un anno e mezzo siamo di fronte a una crisi di regime che liquefattosi porterà a un’intera riqualificazione dei soggetti dello scenario attuale” 
Anche i docenti  assistono attoniti a ricorsi storici della storia e della realtà nel suo dinamismo. Secondo le categorie vichiane, i ricorsi rappresentano la decadenza aporiale della storia, antitesi del progresso e realtà dialettica quale aspetto di ciò che si è già manifestato nella realtà storica e che riemerge in cicli.

L’umanità che nello sviluppo avrebbe dovuto infine essere giunta alla cosiddetta età della mente, dopo aver percorso l’ età ferina e quella della fantasia, sembra attestarsi in un limbo fangoso. L’alternanza della fase del progresso e della decadenza sembra allora dare cospicuo vantaggio alla seconda.

A ben vedere l’attualità ci pone da un lato di fronte al vortice d’immissione del ferino nel diuturno e dall’ altro di fronte alla costatazione dell’ assenza di assi portanti del cives quali la rappresentanza e la sovranità che quand’ anche sola rappresenta un punto fermo per dimostrare la forza dello Stato entro i sudditi e verso l’esterno. Il paese si ritrova così delegittimato nei confronti dei singoli e quale unità rispetto alle altre unità rappresentate dagli stati entro il consesso europeo e globale.

L’insicurezza è la categoria che più di tutte ci aiuta a comprendere l’ umore del cittadino- elettore, coinvolto suo malgrado nei dibattiti da propaganda elettorale e nel contempo nei forum sull’ importanza del sacrificio economico da portare avanti quale singolo componente della societas e quale rappresentante della globalità in difficoltà d’ arresto.

Osservare quanto accade insegna qualcosa sull’atteggiamento attuale e registra il momento storico che sarà sostrato della realtà storica del domani. Occorre augurarsi che tra la fase di decadenza e quella di progresso, avendo saltato numerosi binomi, adesso manchi poco. Lo scenario suggerisce confusione politica e sociale e mescolamento di due componenti che pur influenzandosi a vicenda dovrebbero in momenti cruciali rimanere ben distinte per garantire lucidità nella scelta.

L’insicurezza invece porta lo Stato a non essere sicuro della propria sovranità, ai rappresentanti di non saper rappresentare e ai rappresentati a non conoscere più le proprie esigenze. Cade il sistema di evento/ aspettative che dovrebbe fare del circuito politico un soddisfacitore di bisogni e produttore di nuove aspettative e del cittadino un esecutore e un legittimatore proattivo di civiltà.

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