• Google+
  • Commenta
17 ottobre 2012

“Non scuola, ma vita!”

Non scholae, sed vitae, questo dovrebbe essere il motto di ogni scuola del mondo. Purtroppo l’insegnamento oggigiorno è sempre più incentrato su una metodologia didattica ferrea e legata ai canoni tradizionali, contrariamente alla velocità con cui il progresso tecnologico entra sempre di più a far parte della nostra vita quotidiana. Fortunatamente esistono le “eccezioni” ed è il caso della professoressa Fausta Dumano.

Docente d’ Italiano, Storia e Geografia dal 1986, di ruolo dal 1994, insegna al Liceo Artistico “Anton Giulio Bracaglia” di Frosinone, avvicinando ed appassionando gli alunni alle sue discipline grazie ad una tecnica d’istruzione innovativa e partecipativa.

Il suo arrivo al Liceo Artistico di Frosinone quattro anni fa ha portato una ventata di novità , in cosa consiste il suo metodo didattico?

«Il mio metodo didattico nasce da un mix dei laboratori di scrittura creativa e dall’aggiornamento unplugged del Dipartimento di Patologia delle Dipendenze e il Dipartimento di Prevenzione dell’ASL AL, applicando le tecniche del corso alla mia disciplina. Nelle mie ore gli studenti diventano i protagonisti. Si fa molto teatro attualizzando il passato, così Penelope vede le avventure di Ulisse in Tv come se fosse una telenovela, ovviamente per poter far questo leggiamo il testo prima. Sono una professoressa spesso in movimento; i musei e i monumenti diventano parte integrante della lezione di storia e la geografia si valorizza con la scuola multietnica, partendo appunto dalle realtà presenti in classe. Si cerca di effettuare un ponte tra attualità e passato, per esempio l’ anno scorso ad un professore senegalese fuggito dalla Libia è stato collegato l’ esilio di Ugo Foscolo. La Grammatica viene studiata giocando, associamo il nome facendo appello ad un verbo o ad un aggettivo. Inoltre si raccontano le emozioni di una tela, si modifica il finale di un libro, partecipiamo a concorsi di scrittura e a volte vinciamo, utilizziamo Facebook non solo per conoscerci meglio, ma anche per scrivere racconti insieme. Mi chiamano “La prof. Insognata” che vive di sogni, con le farfalle allo stomaco, che sogna una scuola diversa.»

Visto il suo atteggiamento propenso a un metodo didattico partecipativo, deduco che la sua concezione di insegnamento si liberi dai canoni tradizionali in cui stagna la scuola italiana. Quali sono i vantaggi che si riscontrerebbero se i docenti attuassero in massa metodi più partecipativi?

«I vantaggi sono tanti, si cresce insieme, si impara anche dall’insegnamento stesso: è un sapere circolare. Sarebbe utile che i docenti si svecchiassero, ovviamente lavorare così richiede un impegno maggiore, bisogna tenersi al passo con i tempi, leggere le letture dei giovani e molto altro. Purtroppo alcuni insegnanti sembrano i miei professori!»

Ha mai riscontrato difficoltà nell’adozione di tale didattica a causa di colleghi, presidi o anche alunni stessi che non condividevano la sua posizione?

«Al liceo artistico non ho trovato nessun problema, neanche tra colleghi. È una scuola solare. Con la docente di chimica, la Prof.ssa Florio Marianna, abbiamo realizzato numerosi progetti insieme, senza di lei sarebbe impossibile legare la chimica in maniera così originale. E che dire del Prof. Casalese che mi segue artisticamente nelle mie avventure in modo che la poesia e la narrativa entrino a far parte dell’arte del dipingere. Gli studenti all’inizio sono sempre perplessi trovandosi davanti una professoressa fuori dall’ordinario, ma poi diventano loro i promotori. Ad esempio quest’ anno è stato messo in scena “Tristano e Isotta” con sottofondo la musica del Titanic, proposta dai ragazzi di terza, un’idea geniale!». I Genitori all’inizio sono disorientati dal primo impatto, poi anche loro cominciano a scrivere i racconti, vengono alle presentazioni dei libri il pomeriggio, ecc .»

Non pensa che affrontare la sua materia in questo modo allontani gli studenti dallo studio in sé e vedano le sue iniziative in modo ludico e goliardico?

«So per certo una cosa: durante le mie ore non c’è la fuga nei bagni, già questo è un risultato importante! Un altro elemento della mia ”strana didattica” è che tutti sono responsabili di qualcosa: chi studia l’ itinerario, chi fa da cicerone, chi lo espone in lingua, chi è addetto a verificare se qualcuno è rimasto incantato da qualche vetrina. Gli studenti vengono considerati tutti alla pari, quindi responsabilizzati. Cerco sempre di valorizzare le loro abilità, soprattutto quelle nascoste, per promuovere il loro benessere psicofisico e lo star bene insieme. Sulla la mia bacheca di Facebook si trovano racconti che i ragazzi scrivono per passione e non per il solito dovere di compito da valutare, relazioni di libri letti da loro che ti consigliano e tanto altro.

Beh, penso che queste siano enormi gratificazioni e la dimostrazione che un’ altra scuola è possibile.»

Fonte foto

Google+
© Riproduzione Riservata