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3 ottobre 2012

Scuola, Università e Ricerca secondo Ministri e Confindustria

Martedì 2 ottobre si è tenuto a Roma un convegno, promosso dall’Associazione TreEllle.
Recentemente l’Associazione ha pubblicato il libro “ I numeri da cambiare. Scuola, università e ricerca. L’Italia nel confronto internazionale.
Hanno partecipato diversi personaggi di spicco tra cui Francesco Profumo, Giovanni Berlinguer e alcuni esponenti di Confindustria.

La presentazione di questa pubblicazione, molto attuale ha ,portato alla luce diverse questioni di carattere educativo e gestionale che sono state sintetizzate dai presentatori e dai promotori dell’evento:

  • Centralimo Gestionale arretrato
  • Formazione e inserimento dei docenti inesistente
  • Valutazione del sistema scolastico carente
  • Regolazione del passaggio scuola – lavoro insufficiente

L’accentramento della gestione di scuole ed università, assieme ad altre forze sociali e politiche, ha bloccato il processo di attuazione dell’autonomia scolastica avviato con la legge Bassanini” nel 1997. Le procedure di inserimento nei ruoli magisteriali e di docenza sono inefficaci sia a livello di funzionamento che qualitativo.

Oltre ad una femminizzazione del ruolo, viene denotata una mancanza di tappe professionali che porta a situazioni contraddittorie in cui dall’essere un insegnante delle elementari si arriva alla dirigenza di un istituto professionale, senza passaggi intermedi che permettano formazione.
L’inesistenza di differenziazione delle funzioni e di una possibilità di crescita segnano fortemente la qualità dell’istruzione italiana e degli studenti che ne usufruiscono. La conseguente valutazione del sistema scuola e dei suoi operatori è tanto carente, da influire sull’efficienza dei funzionari amministrativi e didattici

L’università pur autonoma e finanziata, non è costantemente regolata, controllata e valutata nei propri esiti.
Manca un effettivo sistema di istruzione degli adulti, una formazione permanente che rimetta in movimento capcità e risorse umane.
Il ponte che si dovrebbe creare tra lo studio e la realtà lavorativa a cui è indirizzato non è mai stato costruito. Attualmente chi arriva alla fine di un percorso di studio si ritrova svalorizzato ed avvilito dalla mancanza di prospettive lavorative.

Ma il lavoro non manca. Il Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo afferma: “Noi siamo un paese manifatturiero e in questo momento abbiamo bisogno di un maggior numero di studenti che seguano un percorso tecnico professionale. Accade che ci siano 25.000 laureati in sovrannumero in alcuni settori e 25.000 posti a disposizione in altri settori.[…] Per questo sarebbe opportuna una maggiore comunicazione sulle opportunità di lavoro, di mestieri.

Il ministro consiglia, quindi, l’anticipazione del ponte scuola-lavoro tramite tirocini e tesi di laurea in collaborazione tra Accademie e Aziende. Oltre a ciò, suggerisce di mettere a disposizione docenti/lavoratori che spieghino esattamente le realtà a cui si punta arrivare studiando.
Si trova d’accordo Gianfelice Rocca, capo della Techint,gruppo industriale famigliare Italo Argentino attivo dal 1945.

Il sistema educativo italiano continua ad allontanare i giovani dalla prospettiva di ingresso al mercato del lavoro.
Recenti dati evidenziano che, in Italia, la percentuale di giovani che lavorano nell’agricoltura è minore rispetto agli altri paesi europei. A differenza della Germania, in cui il 7% della popolazione compresa tra i 25 e i 34 anni possiede un titolo di istruzione post secondaria che professionalizzi nella vita lavorativa, in Italia è sostanzialmente assente (solo lo 0,5%)

Per ora, comunque, non si vedono provvedimenti pratici, ma solo considerazioni teoriche che sottolineano i prolemi riguardanti l’istruzione della popolazione e il suo inserimento al lavoro.

 

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