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20 ottobre 2012

Tra piercing e tatuaggi

 

Tatuaggi e piercing. Un mondo controverso, tanto seguito ma anche aspramente criticato. Un mondo che può sedurre irrimediabilmente ma anche spaventare profondamente. Consensi contro critiche. Difficile dire chi avrà la meglio. Rispetto a qualche decennio fa la situazione è molto cambiata e una maggiore apertura mentale ha permesso una più larga diffusione dei consensi.

A poco a poco ci si è andati abituando, l’accettazione è aumentata e allo stesso modo si è allargata la fetta di utilizzatori. Tuttavia, le critiche non demordono, così come la diffidenza e la discriminazione. Una storia travagliata, insomma, che ha origini antichissime e che da allora ha avuto un evoluzione variegata.

Piercing e tatuaggi sono usati da sempre presso le tribù di ogni dove e si sono diffusi e tramandati di società in società, di generazione in generazione, presso i romani e i cinesi, i greci e i persiani fino ai tempi nostri. Non c’è tempo e non c’è luogo che non abbia avuto una sua parentesi “piercing e tatuaggi”, a volte più ampia e rilevante altre meno ma comunque e sempre presente. Questo forte e provocante modo di esprimersi è sopravvissuto un po’ a tutto.

Non c’è stato cambiamento o rivoluzione che abbia retto, ed è sempre riuscito ad attaccarsi alla cultura del luogo quel tanto che basta per resistere alle intemperie e poi ritornare ad attecchire e stregare. Insomma un mondo tutto da scoprire, che non disdegna l’esagerazione, sia presso i propri affiliati che presso coloro che lo criticano velenosamente. Tanti colori e tanti gusti che non vanno analizzati con superficialità perché in un mondo così variegato c’è una sfera emotiva che va presa con le pinze e a cui va data la giusta considerazione.

Ovviamente anche questo ambito ha le sue associazioni. Tra queste c’è l’associazionetatuatori.it , la quale si propone come un punto di riferimento e di raccolta informazioni per tutti i propri associati. La storia di quest’associazione risale a dodici anni fa quando nasce con lo scopo di dare il giusto valore artistico ad una professione che alle volte può partorire vere e proprie opere d’arte. Da allora le cose sono cambiate e nonostante i tanti ostacoli burocratici, tipici dell’amministrazione italiana, ha raggiunto numerosi traguardi. Insomma una storia fatta di forti obiettivi e di un impegno costante per raggiungerli. A questo proposito sarà interessante sentire il parere di Eliseo Giuseppin, uno dei membri nonché legale dell’associazione, che questa lotta la vissuta dall’interno.

Come e perché nasce l’associazionetatuatori.it?

L’associazione nasce nel 2000 con uno scopo preciso. In quel periodo le altre associazioni del settore puntavano all’inserimento della professione di tatuatore nel settore dell’artigianato o tra le libere professioni. Noi, invece, non eravamo e non siamo della stessa idea. Questa professione non ha nulla a che fare con l’artigianato ne con le libere professioni perché si tratta di un’attività artistica che instaura un legame intimo tra il tatuatore e il cliente, il quale sceglie quel tatuatore di fiducia a prescindere dal suo studio o dal luogo in cui si trova. Inoltre questo tipo di attività non è rivendibile. Si possono rivendere gli strumenti o il luogo di lavoro ma non l’abilità. O si è tatuatori o non lo si è. Quindi il nostro obiettivo è quello di essere riconosciuti come attività di tipo artistico, cosa non facile, basti pensare che volevano inserirci nel settore estetico, ma che in parte stiamo riuscendo a risolvere. Inoltre condividiamo tra associati tutte le informazioni che ci pervengono come una grande ragnatela.

Cosa rappresentano tatuaggi e piercing?

Questo discorso è stato affrontato da sociologi e antropologi, tra i quali il professor Canevacci, e possiamo individuare due motivazioni che portano a tatuarsi. La prima è legata ad un cambiamento nella vita di una persona, una perdita, una novità, un’acquisizione, ecc. In questo caso non è importante quel che ci si tatua quanto quello che esso rappresenta per noi. La seconda motivazione, invece, è quella che si classifica come moda. Anzi, il termine più adatto è “imitazione”. Per imitare un personaggio pubblico molte persone si  fanno tatuare gli stessi tatuaggi del loro idolo. Questo tipo di tatuaggi non ha grandi significati.

Per quanto riguarda i piercing il discorso è diverso. Un tatuaggio è un segno indelebile che deriva dalla volontà di fermare il presente. Il piercing, invece, rappresenta una condizione transitoria. Proprio per questo può avere diversi significati. In genere si dividono in due categorie: visibili (zona del viso) e non visibili. Quelli visibili sono caratteristici dei ventenni che li motivano come forma di contestazione o come rito di passaggio, dei quali è rimasta una lieve traccia nel rito della cresima con il buffetto del vescovo. Quelli non visibili, sessuali, abbracciano fasce d’età over 35.

Quando questi due oggetti comunicativi diventano arte?

Il valore artistico di un tatuaggio sta nella bravura del tatuatore ad interpretare la richiesta del cliente e dargli forma, dapprima con un bozzetto disegno e poi nel tatuaggio vero e proprio. In quanto arte, il tatuaggio andrà a suscitare delle emozioni in chi lo porta e in chi lo vede.

Quale può essere la risposta a chi è diffidente e discrimina persone che “indossano” tali accessori?

Io invertirei la domanda. Chi porta dei tatuaggi ha un grande rispetto e un’ampia visione della libertà di tutti compresi i non tatuati, mentre la visione della libertà di chi non li porta è molto più ristretta. Non hanno una mente aperta e da questo ne conseguono diffidenza e discriminazione.

Quale può essere un buon motivo per farsi un tatuaggio o un piercing e quale può esserne, invece, uno per non farlo?

E’ molto semplice. Il tatuaggio ha senso se ha un significato per chi lo porta. Se non c’è l’ha è fine a se stesso.

A conti fatti, il minestrone risulta decisamente ricco di aspetti e sfaccettature che rendono, e renderanno ancora per molto tempo, questo universo comunicativo controverso e contestato ma non, per questo, meno frequentato da gente di ogni età, cultura ed estrazione sociale

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