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15 novembre 2012

Prof Falvo racconta la scuola tra passato, presente e futuro

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Prof Falvo racconta la scuola tra passato, presente e futuro

Prof Falvo racconta la scuola tra passato, presente e futuro

La scuola raccontata dal Prof Falvo, da 34 anni insegnante di lettere all’istituto comprensivo Manzoni-Augruso di Lamezia Terme, Catanzaro.

La scuola è prima di tutto luogo vissuto da persone.

Sono gli studenti, gli insegnanti, i collaboratori, i presidi, le famiglie a fare la scuola.

Non si può parlare di suola, non si può racconatare delle verità se non attraverso gli occhi e le parole di chi la scuola la vive.

Prof Falvo quando ha iniziato la sua carriera di insegnante?

“Ho iniziato nel 1976 con una supplenza di 10 giorni, in seguito varie supplenze temporanee in giro per la Calabria, nel lametino e nel crotonese.  Il primo incarico annuale l’ho avuto nell’anno scolastico 1981-82 a Cirò, poi 9 anni a Polia, e 4 a Gizzeria.”

Nell’anno scolastico 1999-2000 ho avuto l’incarico a tempo indeterminato a Lamezia, nella scuola media Manzoni, dove tutt’ora lavoro.

Come è cambiato negli anni il suo modo di insegnare?

“Ho sempre creduto fortemente nel mio modo di insegnare, sono legato ai miei studi letterari. Prediligo lo studio della grammatica, credo sia importantissima,i ragazzi devono non solo  conoscere l’applicazione della regola, ma devono comprendere la regola stessa”. continua il Prof Falvo –

“Cerco sempre di evitare che i miei alunni imparino meccanicamente e che le loro conoscenze non siano superficiali, credo nella necessità dei compiti a casa, non esagerando con il carico, ma è bene che i ragazzi proseguano a casa il lavoro iniziato in classe”.

“Per esempio il rapporto insegnante-alunno credo sia una nota positiva nella scuola di oggi, quando andavo io a scuola il professore era il professore, vi era un forte distacco tra alunni e professori.La scuola è tanto cambiata negli anni, ma non sempre in peggio.L’ho racconto spesso ai miei alunni: fino a vent’anni fa nei licei la cattedra era appoggiata su un rialzo, certo non era niente di sconvolgente, ma per me significava che il professore era su in gradino superiore, si aveva timore a parlare con lui, ad incontrarlo fuori dalla classe; ora invece io mio sento vicino ai miei alunni, alla ricreazione mi capita di mangiare il panino con loro, anzi lo divido con loro, per me è un gesto di condivisione, un modo per vivere un rapporto alla pari.”

“Credo in una partecipazione attiva del professore alla vita scolastica, per esempio non mi tiro indietro mai alla partecipazione alle gite, sebbene per noi professori sia una grossa responsabilità, io ho grande piacere a stare con i ragazzi in queste occasioni, è un’opportunità per loro ma anche per me, perchè mi è capitato che anche i ragazzi più indisciplinati in classe, fuori dalle classe si responsabilizzano, in fondo basta dargli fiducia.” – dice il prof Falvo –

E con le Famiglie?

“Per le famiglie il discorso è diverso, negli anni le famiglie hanno via via delegato l’educazione dei loro figli alla sola scuola, ma la scuola senza la famiglia non può farcela.”

“I ragazzi stanno in aula 5 ore al giorno, per le restanti ore i genitori dovrebbero continuare sulla medesima linea educativa. Nella mia esperienza personale è stato importante avere un buon rapporto con le famiglie dei miei alunni. Devo ammettere che nel passato le famiglie erano più presenti e aveva fiducia e stima nell’istituzione scuola.”

“Credo fortemente nella sinergia scuola-famiglia, si deve lavorare tutti per il medesimo obiettivo: l’educazione del ragazzo.” – dice il prof Falvo –

Come sono i ragazzi di oggi?

“I ragazzi di oggi sono innegabilmente più svogliati e disinteressati. Non credo che la colpa sia loro, è tutto quello che li circonda, le milioni di distrazioni da cui sono bombardati, purtroppo sono abituati al facile guadagno e non al sacrificio. L’utilizzo dei social network, per esempio, li distrae, li allontana dalla realtà, facendogli perdere tempo, il rischio che corrono oggi i ragazzi è l’a-socialità, perdono molte occasioni di vero incontro per stare dietro ad uno schermo.”

“Non sono un nostalgico del passato, ma credo che alcuni valori si siano persi, valori come la responsabilità, l’interesse e il sacrificio.”

Come si immagina la scuola del futuro?

“La scuola del futuro? non riesco nemmeno ad immaginarla. Forse non ci s’incontrerà più, magari non si faranno più lezioni frontali e ci saranno lezioni in videoconferenza, rischiando di perdere il contatto, rischiando di perdere il vero senso della scuola: l’incontro”.

Cosa direbbe a chi vuole diventare insegnante?

“Gli direi che il mestiere di insegnante è un mestiere stupendo, per chi lo svolge seriamente, e che è un mestiere che da molte soddisfazioni. Io che sono prossimo alla pensione so già che lo rimpiangerò e che mi mancherà il rapporto con i miei colleghi e miei alunni. Ma mi sento di dire che in questo momento storico il mestiere di insegnante non offre prospettive, troppo difficoltà all’accesso e difficile stabilità per chi è precario”.

Poco si investe nella scuola pubblica, e dove si può si taglia, anche chi si dedica con intensità a questo mestiere non viene giustamente apprezzato.

Ringraziamo il prof Falvo per il tempo che ci ha dedicato, ma sopratutto lo ringraziamo per averci mostrato uno spaccato della scuola italiana di ieri e di oggi, ricordandoci che quando si parla di scuola non si può sempre parlare di cifre e di numeri, ma bisogna parlare di persone.

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