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15 dicembre 2012

Disabilità, come sconfingerla. La storia di Nicola Gatto, laureato disabile con lode

La disabilità

Pochi giorni fa ha destato scandalo la notizia di un’insegnante romagnola che ha maltrattato uno studente con disabilità tetraplegico.

Disabilità

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Proprio la professoressa di sostegno, colei che avrebbe dovuto tutelare il ragazzo, ha finito per rendere ancora più difficile la sua permanenza tra i banchi.

Come non ricordare poi il caso del 2008 in cui, addirittura alle elementari, la maestra Wendy Portillo ha schernito un suo studente autistico di 5 anni davanti alla classe intera chiedendo se fosse il caso di sbattere fuori il bambino.

Tanti, troppi svantaggi riguardano i disabili. A questi si aggiungono, purtroppo, quelli che l’università impone a chi decide, nonostante le già notevoli difficoltà personali, di raggiungere la laurea. Ciò nonostante c’è chi riesce a portare a termine con successo questo percorso e, nel caso di Nicola, addirittura con lode.

Nicola si è iscritto a Roma alla Facoltà di Lettere nel 2008. Un percorso arduo e difficoltoso durato cinque anni lo ha portato, pochi giorni fa, a festeggiare una laurea meritatissima. È emozionante incontrarlo mentre tiene tra le mani la sua Tesi su Carducci e ci racconta, dalla sua sedia a rotelle, un percorso che gli ha cambiato la vita.

Caro Nicola, come mai hai deciso di intraprendere il percorso universitario?

Non volevo che fosse la mia disabilità a fermarmi. Sapevo di potercela fare. Lettere è sempre stata la mia passione fin da piccolo e arrivare alla laurea era il mio sogno.

Quali sono state le difficoltà che hai trovato sul tuo cammino?

Potrei elencarne molte, le barriere architettoniche, la mancanza di ascensori, aule troppo piene che mi hanno reso difficile l’ingresso e la permanenza in aula e così via. Però,nonostante ciò, la maggiore difficoltà è data dallo sguardo di chi ti guarda come fossi diverso, con una costante aria di compassione. Io non ho bisogno di essere compatito. So badare benissimo a me stesso.

E lo hai sicuramente dimostrato. L’università ti è stata accanto in questo percorso?

Fortunatamente non sono il primo che sceglie questa strada e dunque l’università era preparata a un’evenienza del genere. Se non è esattamente perfetta la condizione delle strutture in cui mi sono imbattuto, devo però far presente che le persone che ho incontrato mi sono tutte state accanto. Dagli assistenti ai professori, dalle persone incaricate della pulizia ai vari responsabili dell’ufficio disabili.

Com’ è stato il tuo rapporto con questo ufficio?

Ottimo, davvero ottimo. La loro più grande forza è non farti sentire inferiore a nessuno.

Rifaresti la scelta di laurearti?

Assolutamente si, questa è una soddisfazione che mi porterò dentro per sempre.

Pensi, in base alla tua esperienza, che il diritto allo studio sia universalmente garantito?

Bisogna saper lottare per i propri diritti. Se lo si fa allora si riesce ad ottenere quel che si vuole.

Com’è stato invece il rapporto con i tuoi colleghi?

Come accade a tutti capita di fare amicizie o di litigare. Ciò che conta è che effettivamente si vive.

Cosa consigli a chi ha una disabilità ma vuole intraprendere il percorso accademico?

Non ho alcuna intenzione di passare la vita fermo. La sedia ha le rotelle proprio per consentirci di muoverci! A prescindere dalla disabilità, che sicuramente può rendere più difficile il cammino, consiglio di seguire la propria strada e cercare comunque di realizzare i propri sogni. Riuscirci o no non è la cosa più importante. Ciò che conta è provarci. Sempre più persone con disabilità riescono a farsi strada, persino a livello sportivo tra i cosiddetti normodotati. Bisogna crederci, questo è quello che conta.

In seguito a questa intervista ci siamo recati presso l’ufficio disabili dell’università per avere maggiori dettagli sul percorso seguito da Nicola.

Come vi siete trovati con Nicola? Che tipo di ragazzo è stato?

In una parola: coraggioso. Nicola è ben conscio della sua disabilità ma al contempo sa bene che finché è disposto a impegnarsi e a lottare non sarà certo essa a fermarlo.

Quando è arrivato nel 2008 come si è presentato?

Noi gli abbiamo chiesto: “vuoi raccontarci qual è la tua disabilità e come la vivi?”. Lui per tutta risposta si è limitato ad affermare “non ha importanza, voglio la laurea ed è questo che conta”.

Dunque all’inizio era restio ad avere le vostre cure?

In una fase iniziale si perché pensava lo avremmo trattato con compassione, sentimento che avverte da molte altre persone che lo circondano. Quando ha capito che il nostro sarebbe stato un rapporto alla pari, sincero, onesto, senza remore di alcun tipo, allora si è lasciato andare.

Normalmente trovate più difficoltà a trattare con i ragazzi con disabilità?

Bisogna considerare che ogni ragazzo ha una storia diversa e vive in maniera diversa la sua disabilità. Alcuni sono già giunti a un buon livello di serenità, altri hanno bisogno di lavorarci.

Sapete che nei ringraziamenti della tesi di Nicola ci siete anche voi? Ve l’ha raccontato?

Nicola ci ha raccontato una copia della sua tesi, nella speranza che serva d’insegnamento anche a tutti gli altri ragazzi che hanno il suo stesso sogno. Sembra banale dirlo ma è proprio vero che c’è tanto da imparare dagli studenti, soprattutto da studenti come Nicola.

Una storia a lieto fine dunque ma che fa riflettere sugli ostacoli, sulle difficoltà che uno studente disabile deve incontrare per realizzare il sogno della laurea. Oltre le barriere architettoniche ci sono gli sguardi compassionevoli, l’indifferenza, il menefreghismo: ostacoli molto più difficili da combattere di qualunque barriera. Nicola, però, ci ha dimostrato che anche questo è possibile con la giusta determinazione.

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