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4 dicembre 2012

L’ultima briciola della storia di un popolo – una forma d’arte unica al mondo

I musei Unipi

Roma: domenica 2 dicembre, il CUS (centro sportivo universitario) ospiterà un evento che non è propriamente sport

Storia di un popolo

Storia di un popolo

L’ultima briciola che rimane degli schiavi deportati in Brasile dal 1540 fino alla metà del XIX secolo.

L’evento, organizzato dal maestro Osvaldo Da Silva del gruppo Soluna di Roma intende estendere, sempre di più, soprattutto tra i più giovani, una delle più complete forme d’arte. Molti studenti dell‘Università Sapienza di Roma hanno partecipato all’evento, che si è aperto con le danze africane e il Maculelè (la danza dei capoeristi). Al termine della giornata non sono mancate esibizioni mozzafiato di maestri provenienti da tutto il mondo.

La capoeira, un’arte che gli schiavi praticavano durante il “tempo libero”, per riuscire a sopportare la condizione di non vita che subivano e le frequenti vessazioni da parte dei padroni. La capoeira è arte, magia, ritualità, dolore, sudore e amore che si traducono in un comunicare di corpi e con un armonia cadenzata dalla musica. Piano e sofferente, poi dispettosa, gioiosa, fino a diventare una festa che produce energia pura; il tutto esplicato con una ritulità unica in tutto il mondo.

La musica si produce attraverso gli stessi strumenti che suonavano gli schiavi nel XVI secolo: Berimbau, Atabaki e Pandeiro e i canti sono quelli originari tramandati di padre in figlio, altri invece sono il frutto di grandi maestri che hanno dominato la storia di quest’arte, che da più di vent’anni si pratica in tutto il mondo.

Il maestro e organizzatore dell’evento, Osvaldo Da Silva, ci spiega più precisamente quest’arte ancora poco conosciuta in Italia: – Ancora oggi sono molti a pensare che la capoeira sia una danza, un tipo di ballo. I pochi libri sulla capoeira che si trovano nelle librerie in Italia sono spesso sullo stesso scaffale dove ci sono i libri sul flamenco o sul tango. Invece la capoeira non è una danza, non è qualcosa che si balla nelle discoteche o nelle balere, non ha nulla in comune con il tango né con il flamenco. La capoeira è un’arte marziale nata in Brasile. Perché allora può sembrare una danza? Perché, a differenza di tutte le altre arti marziali, è accompagnata dalla musica: nella capoeira si suona, si canta e ci si muove secondo il ritmo dettato dagli strumenti musicali, in particolare il berimbau, che è lo strumento principe della capoeira.

Perchè la si pratica oggi se apparteneva agli schiavi deportati in Brasile? Insomma qual è il fattore culturale che si porta dietro?

Secondo una tradizione molto diffusa, la capoeira sarebbe nata come una forma di lotta praticata dagli schiavi neri in Brasile, mascherata però sotto le vesti di una danza, per ingannare i padroni bianchi che ne proibivano la pratica. Oggi però questa tradizione è contestata da diversi studiosi. Resta il fatto che questi due elementi fra loro in apparenza opposti , la lotta e la danza, l’arte marziale e la musica, il combattimento e il divertimento, la competizione e il gioco, sono sempre stati strettamente intrecciati fra loro sin dall’inizio. E questo è forse il motivo principale del grande fascino che la capoeira esercita su di noi ancora oggi, soprattutto fuori dal Brasile. È qualcosa di completamente diverso rispetto a quello a cui siamo abituati: gli opposti sembrano coincidere, un po’ come se il sole e la luna fossero uniti in una sola entità. Non a caso il nostro gruppo di capoeira si chiama Soluna! La capoeira è una straordinaria forma di espressione della storia e della cultura di un popolo, e offre un’opportunità unica per avvicinarsi all’universo afro-brasiliano in tutta la sua affascinante ricchezza e complessità

Si dice che la capoeira sia per il capoeirista o una religione, o uno stile di vita. Per te che cos’è?

Senza dubbio non una religione: chi intende la capoeira come una religione rischia molto facilmente di cadere nel fanatismo, e questo secondo me è contrario al vero spirito della capoeira. Uno stile di vita in un certo senso sì: forse proprio per il motivo che dicevo prima, la coincidenza degli opposti. Praticare la capoeira aiuta a conoscere meglio se stessi, il proprio corpo, le proprie emozioni. La capoeira insegna ad avere fiducia in sé, a mettersi in gioco, a rischiare, ma anche a capire i propri limiti e a rispettarli, a non scoraggiarsi quando qualcosa non va, ad affrontare la vita con il sorriso

Cosa diresti a chi rimane affascinato, ma sostiene di non essere portato o che sia una cosa troppo difficile? è una disciplina accessibile a tutti e a tutte le età?

In genere quando ci si avvicina per la prima volta alla capoeira si assiste a qualche dimostrazione in cui due persone si muovono a velocità supersonica, facendo movimenti molto acrobatici e molto spettacolari. Per questo si rischia di scoraggiarsi e di concludere: sì, ma io tanto non ci riuscirò mai! E invece bisogna chiarire bene che le acrobazie e i movimenti spettacolari non sono l’essenza della capoeira: sono, in un certo senso, un “di più”, un extra che si può certamente cercare di raggiungere, se si vuole e si ha particolare predisposizione. Ma nella capoeira ci sono, prima di tutto, moltissime altre cose che sono assolutamente alla portata di tutti. Uno dei maestri storici della capoeira, Mestre Pastinha, diceva che ‘capoeira é pra homen, menino e mulher’, la capoeira è per uomini, donne e bambini. Insomma, è per tutti, indipendentemente dal sesso dall’età e dai limiti fisici –

Ma nel gruppo non c’è solamente un maestro, ci sono i professori e gli istruttori che fanno lezione nei vari luoghi rispondenti al gruppo. Tra gli istruttori chiediamo a Giuseppe Cangiano (istruttor Diabolik), che in 10 anni di pratica ha raggiunto la gradazione di istruttore e insegna la disciplina al “San Lo”, in via Tiburtina antica (una delle palestre del gruppo che si diramano su gran parte del territorio romano) per conto del maestro Osvaldo: si dice che la capoeira sia una religione oppure uno stile di vita per i capoeristi: per te che cos’é?

Gli aspetti religiosi, legati in particolare al culto del candomblè e alla radice afro-brasiliana della capoeira, fanno parte di un background, una cultura dalla quale quest’arte proviene, e la permeano costantemente nonostante la sua pratica oggi sia in qualche modo “allegerita” di essi: la capoeira nel mondo viene vissuta, si potrebbe dire, principalmente come uno sport, ma assolutamente radicata nelle sue tradizioni ed essenza che si perpetrano e avvicinano i praticanti alla cultura, alla storia di un popolo.
Posso dire che è una disciplina molto articolata dove l’apprendimento, da ogni punto di vista, è lento e costante: bisogna darsi tempo, darsi la possibilità di entrare in un mondo affascinante e sfaccettato, dove s trovano benefici a molti livelli…. ecco, direi che la pratica seria della capoeira è un’occasione di vedere la vita sotto un’ottica diversa.  Per avere un quadro un pò più completo si può a dare un’occhiata al nostro sito: www.soluna.it –

Oltretutto all’interno del Gruppo Soluna si è costituita nel 2008 un’Associazione di Volontariato allo scopo di sostenere i bambini e i giovani in condizioni di disagio, soprattutto in Brasile, ce ne parla un’altro insegnante del gruppo (in zona Eur), Andrea Orbicciani (professor Macaco): – L’associazione si chiama Axé Professor (www.axeprofessor.org) ed è nata in memoria di Andrea Liberati, primo capoeirista italiano a ottenere la graduazione di “professor” nel Grupo Soluna, purtroppo scomparso all’età di 36 anni in un incidente stradale. Fra i progetti sostenuti da Axé Professor: un corso di formazione professionale gratuito rivolto agli adolescenti dell’isola di Boipeba (Brasile) per favorire il loro inserimento lavorativo nel settore del turismo responsabile, il sostegno ai bambini sieropositivi ospitati nell’istituto Casa Vidha di Salvador –

Insomma che dire… il connubbio perfetto tra divertimento e cultura senza perdere di vista i valori umani!

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