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L’ultima briciola della storia di un popolo – una forma d’arte unica al mondo

Redazione Controcampus 4 Dicembre 2012
R. C.
23/06/2021

Roma: domenica 2 dicembre, il CUS (centro sportivo universitario) ospiterà un evento che non è propriamente sport L'ultima briciola che rimane degli schiavi deportati in Brasile dal 1540 fino alla metà del XIX secolo.

L’evento, organizzato dal maestro Osvaldo Da Silva del gruppo Soluna di Roma intende estendere, sempre di più, soprattutto tra i più giovani, una delle più complete forme d’arte. Molti studenti dell‘Università Sapienza di Roma hanno partecipato all’evento, che si è aperto con le danze africane e il Maculelè (la danza dei capoeristi). Al termine della giornata non sono mancate esibizioni mozzafiato di maestri provenienti da tutto il mondo.

La capoeira, un’arte che gli schiavi praticavano durante il “tempo libero”, per riuscire a sopportare la condizione di non vita che subivano e le frequenti vessazioni da parte dei padroni. La capoeira è arte, magia, ritualità, dolore, sudore e amore che si traducono in un comunicare di corpi e con un armonia cadenzata dalla musica. Piano e sofferente, poi dispettosa, gioiosa, fino a diventare una festa che produce energia pura; il tutto esplicato con una ritulità unica in tutto il mondo.

La musica si produce attraverso gli stessi strumenti che suonavano gli schiavi nel XVI secolo: Berimbau, Atabaki e Pandeiro e i canti sono quelli originari tramandati di padre in figlio, altri invece sono il frutto di grandi maestri che hanno dominato la storia di quest’arte, che da più di vent’anni si pratica in tutto il mondo.

Il maestro e organizzatore dell’evento, Osvaldo Da Silva, ci spiega più precisamente quest’arte ancora poco conosciuta in Italia: – Ancora oggi sono molti a pensare che la capoeira sia una danza, un tipo di ballo. I pochi libri sulla capoeira che si trovano nelle librerie in Italia sono spesso sullo stesso scaffale dove ci sono i libri sul flamenco o sul tango. Invece la capoeira non è una danza, non è qualcosa che si balla nelle discoteche o nelle balere, non ha nulla in comune con il tango né con il flamenco. La capoeira è un’arte marziale nata in Brasile. Perché allora può sembrare una danza? Perché, a differenza di tutte le altre arti marziali, è accompagnata dalla musica: nella capoeira si suona, si canta e ci si muove secondo il ritmo dettato dagli strumenti musicali, in particolare il berimbau, che è lo strumento principe della capoeira.

Perchè la si pratica oggi se apparteneva agli schiavi deportati in Brasile? Insomma qual è il fattore culturale che si porta dietro?

Secondo una tradizione molto diffusa, la capoeira sarebbe nata come una forma di lotta praticata dagli schiavi neri in Brasile, mascherata però sotto le vesti di una danza, per ingannare i padroni bianchi che ne proibivano la pratica. Oggi però questa tradizione è contestata da diversi studiosi. Resta il fatto che questi due elementi fra loro in apparenza opposti , la lotta e la danza, l’arte marziale e la musica, il combattimento e il divertimento, la competizione e il gioco, sono sempre stati strettamente intrecciati fra loro sin dall’inizio. E questo è forse il motivo principale del grande fascino che la capoeira esercita su di noi ancora oggi, soprattutto fuori dal Brasile. È qualcosa di completamente diverso rispetto a quello a cui siamo abituati: gli opposti sembrano coincidere, un po’ come se il sole e la luna fossero uniti in una sola entità. Non a caso il nostro gruppo di capoeira si chiama Soluna! La capoeira è una straordinaria forma di espressione della storia e della cultura di un popolo, e offre un’opportunità unica per avvicinarsi all’universo afro-brasiliano in tutta la sua affascinante ricchezza e complessità

Si dice che la capoeira sia per il capoeirista o una religione, o uno stile di vita. Per te che cos’è?

Senza dubbio non una religione: chi intende la capoeira come una religione rischia molto facilmente di cadere nel fanatismo, e questo secondo me è contrario al vero spirito della capoeira. Uno stile di vita in un certo senso sì: forse proprio per il motivo che dicevo prima, la coincidenza degli opposti. Praticare la capoeira aiuta a conoscere meglio se stessi, il proprio corpo, le proprie emozioni. La capoeira insegna ad avere fiducia in sé, a mettersi in gioco, a rischiare, ma anche a capire i propri limiti e a rispettarli, a non scoraggiarsi quando qualcosa non va, ad affrontare la vita con il sorriso

Cosa diresti a chi rimane affascinato, ma sostiene di non essere portato o che sia una cosa troppo difficile? è una disciplina accessibile a tutti e a tutte le età?

In genere quando ci si avvicina per la prima volta alla capoeira si assiste a qualche dimostrazione in cui due persone si muovono a velocità supersonica, facendo movimenti molto acrobatici e molto spettacolari. Per questo si rischia di scoraggiarsi e di concludere: sì, ma io tanto non ci riuscirò mai! E invece bisogna chiarire bene che le acrobazie e i movimenti spettacolari non sono l’essenza della capoeira: sono, in un certo senso, un “di più”, un extra che si può certamente cercare di raggiungere, se si vuole e si ha particolare predisposizione. Ma nella capoeira ci sono, prima di tutto, moltissime altre cose che sono assolutamente alla portata di tutti. Uno dei maestri storici della capoeira, Mestre Pastinha, diceva che ‘capoeira é pra homen, menino e mulher’, la capoeira è per uomini, donne e bambini. Insomma, è per tutti, indipendentemente dal sesso dall’età e dai limiti fisici –

Ma nel gruppo non c’è solamente un maestro, ci sono i professori e gli istruttori che fanno lezione nei vari luoghi rispondenti al gruppo. Tra gli istruttori chiediamo a Giuseppe Cangiano (istruttor Diabolik), che in 10 anni di pratica ha raggiunto la gradazione di istruttore e insegna la disciplina al “San Lo”, in via Tiburtina antica (una delle palestre del gruppo che si diramano su gran parte del territorio romano) per conto del maestro Osvaldo: si dice che la capoeira sia una religione oppure uno stile di vita per i capoeristi: per te che cos’é?

Gli aspetti religiosi, legati in particolare al culto del candomblè e alla radice afro-brasiliana della capoeira, fanno parte di un background, una cultura dalla quale quest’arte proviene, e la permeano costantemente nonostante la sua pratica oggi sia in qualche modo “allegerita” di essi: la capoeira nel mondo viene vissuta, si potrebbe dire, principalmente come uno sport, ma assolutamente radicata nelle sue tradizioni ed essenza che si perpetrano e avvicinano i praticanti alla cultura, alla storia di un popolo.
Posso dire che è una disciplina molto articolata dove l’apprendimento, da ogni punto di vista, è lento e costante: bisogna darsi tempo, darsi la possibilità di entrare in un mondo affascinante e sfaccettato, dove s trovano benefici a molti livelli…. ecco, direi che la pratica seria della capoeira è un’occasione di vedere la vita sotto un’ottica diversa.  Per avere un quadro un pò più completo si può a dare un’occhiata al nostro sito: www.soluna.it –

Oltretutto all’interno del Gruppo Soluna si è costituita nel 2008 un’Associazione di Volontariato allo scopo di sostenere i bambini e i giovani in condizioni di disagio, soprattutto in Brasile, ce ne parla un’altro insegnante del gruppo (in zona Eur), Andrea Orbicciani (professor Macaco): – L’associazione si chiama Axé Professor (www.axeprofessor.org) ed è nata in memoria di Andrea Liberati, primo capoeirista italiano a ottenere la graduazione di “professor” nel Grupo Soluna, purtroppo scomparso all’età di 36 anni in un incidente stradale. Fra i progetti sostenuti da Axé Professor: un corso di formazione professionale gratuito rivolto agli adolescenti dell’isola di Boipeba (Brasile) per favorire il loro inserimento lavorativo nel settore del turismo responsabile, il sostegno ai bambini sieropositivi ospitati nell’istituto Casa Vidha di Salvador –

Insomma che dire… il connubbio perfetto tra divertimento e cultura senza perdere di vista i valori umani!

© Riproduzione Riservata
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Redazione Controcampus Controcampus è Il magazine più letto dai giovani su: Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro. Controcampus nasce nell’ottobre 2001 con la missione di affiancare con la notizia e l’informazione, il mondo dell’istruzione e dell’università. Il suo cuore pulsante sono i giovani, menti libere e non compromesse da nessun interesse di parte. Il progetto è ambizioso e Controcampus cresce e si evolve arricchendo il proprio staff con nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus, ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. 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Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La Storia Controcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione. Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani. Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004 Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero. Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore. Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi: Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e Filosofia Il giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno. Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure. Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10. Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze. Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50. Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta. Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali. Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp. È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia. Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze. La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009 A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono: Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitaria Cominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo. Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggi Nel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale. Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico. Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali. Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università. Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza. Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria. Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto