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9 gennaio 2013

Finanziamenti pubblici ai giornali: come funziona e quali sono

Finanziamenti pubblici ai giornali
Finanziamenti pubblici ai giornali

Finanziamenti pubblici ai giornali

Ecco quali sono i finanziamenti pubblici ai giornali: come funziona e quali sono.

Dopo soli 100 giorni dalla nascita, chiude i battenti la redazione del giornale fondato da Luca Telese, chiamato “Pubblico”.

Naturalmente questo è un caso che fa discutere, soprattutto per le lamentele dei redattori che sono rimasti così velocemente senza lavoro.

E la decisione di chiudere così repentinamente la nuova testata è stata criticata duramente, ma il direttore/editore a sua discolpa ha dichiarato che i soldi a disposizione sono finiti.

I giornalisti dell’organico di Telese parlano di “giornalicidio” per descrivere la chiusura annunciata dopo solo tre settimane di vita del quotidiano, salutando nell’ultima prima pagina i lettori, solo con un “Grazie”.

I redattori si sfogano attraverso le parole di Mariagrazia Gerina: “Noi eravamo convinti di avere fondi per andare avanti fino a primavera e poi avremo dovuto cercare altri  finanziamenti pubblici e non.  Invece il 7 dicembre è precipitato tutto: gli editori ci hanno detto che alla fine dell’anno avremo chiuso. È assurdo”.

Finanziamenti pubblici ai giornali: il giornale Pubblico chiude i battenti

La tesi a discolpa degli editori di “Pubblico” è che la chiusura era inevitabile con certi numeri: “Il punto di pareggio era a 9.600 copie, poi siamo scesi, con alcuni risparmi, a 8.200. Ma i nostri lettori, seppur affezionati, si fermano a 4.00o.  – Ha dichiarato Telese – Non ce l’abbiamo fatta ad andare avanti con le nostre forze”.

La colpa quindi è nella scelta di non ricevere alcun finanziamenti pubblici dallo Stato? – inizialmente punto di vanto per Telese – Il giornalista di La 7 spiega che il suo progetto non era sostenuto né da un grande partito né un grande costruttore, motivo per cui quando i soldi del capitale sociale iniziale sono finiti, la difficoltà dei soci nel ricapitalizzare ha messo fine a ogni speranza di andare avanti.

Ovviamente il fallimento di questo nuovo progetto ha colpito tutti i soggetti coinvolti, a partire dall’editore / direttore, ma i redattori accusano Luca Telese senza pensarci, esprimendo il loro biasimo in una lettera pubblicata sul quotidiano e sul sito, in cui accusano Telese di non aver fatto abbastanza per salvare il quotidiano, cominciando dal prezzo di copertina, troppo alto per il momento di crisi in cui versiamo. Invece Telese non mostra rimpianti, anche se ammette: “So di aver sbagliato e ho pagato più di tutti, come direttore che non ha preso l’ultimo stipendio e come editore“.

Sulla chiusura di “Pubblico” interviene pure il sindacato della stampa romana, attraverso le parole del segretario Paolo Butturini:Questa vicenda ci interroga tutti sul nostro mestiere. Mancano conoscenze strutturate del lavoro dell’imprenditore. Mi aspetterei delle scuse…“.

Infine il presidente dimissionario della Fnsi, Roberto Natale, ha aggiunto: “In un momento in cui si stanno chiudendo molte testate, il fragile pluralismo italiano perde un’altra voce libera. E questo anche per l’anomalia del sistema di  finanziamenti che non aiuta le start-up come questa ma testate che sono in piedi da più di tre anni. Un sistema, peraltro, che il governo Monti non ha voluto riformare“.

 Finanziamenti Pubblici ai giornali: come funzionano e quali sono

La questione dei finanziamenti pubblici all’editoria italiana è sempre stata spinosa e al centro di critiche e polemiche, anche per i meccanismi spesso non di facile interpretazione sulla distribuzione di fondi alle varie testate. Esiste, infatti, una particolare tipologia di finanziamenti Pubblici, i cosiddetti “Contributi per testate organi di partiti e movimenti politici che abbiano il proprio gruppo parlamentare in una delle camere o rappresentanze nel Parlamento europeo, o che siano espressione di minoranze linguistiche riconosciute, avendo almeno un rappresentante in un ramo del Parlamento italiano, ovvero che, essendo state in possesso di tali requisiti, abbiano percepito i contributi alla data del 31.12.2005” di cui hanno finora beneficiato testate organi di partiti o movimenti politici; ci sono poi altri tipi di finanziamento, come i fondi destinati ai giornali “editi da cooperative di giornalisti”. Le testate che ne hanno beneficiato finora in Italia sono state una trentina circa.

Infine c’è una parte di contributi pubblici che il Fondo per l’editoria dispone per i “quotidiani italiani editi e diffusi all’estero” ed anche altri fondi statali che finiscono alla stampa cattolica. Ora le cose dovrebbero cambiare: nel 2014 i quotidiani nazionali per accedere ai  finanziamenti pubblici dovranno vendere almeno il 30% delle copie distribuite, limite che si alza al 35% per i quotidiani locali, oltre a dover dimostrare di essere in regola con il fisco.

Il provvedimento varato dal governo, infatti, modifica i parametri e le condizioni per l’accesso ai finanziamenti pubblici da parte delle imprese editrici di quotidiani e periodici.
Uno degli scopi principali del governo è quello di rendere trasparenti le destinazioni dei contributi pubblici per l’editoria. Sono stati stabiliti anche dei paletti ai costi ammissibili per calcolare l’importo del contributo statale. Sono ammessi solo i costi fondamentali di produzione e i livelli di vendita, poi il contributo “variabile” si calcola solo sulle copie vendute, eliminando dal calcolo del contributo alcune voci di spesa come quelle per materiali di consumo e promozionali.

I nuovi criteri per il calcolo dei contributi valgono anche per i giornali organi di partito e tutti i soggetti interessati ai finanziamenti statali dovranno essere in regola con gli adempimenti tributari allo Stato.

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