• Google+
  • Commenta
29 aprile 2013

Scuola Digitale. Pro e contro della scuola digitale 2.0 “Tablet School” Intervista a Bardi

Scuola 2.0
Scuola 2.0

Scuola 2.0

Che la scuola digitale e la digitalizzazione di scuola ed università fosse nell’aria già da un po’ lo si sapeva, quello cui magari non tutti avevano pensato  è che sarebbe stata proprio la tanto detestata spending review a cancellare con un solo colpo di spugna anni di remore ed interminabili rimandi.

Scuola digitale, digitalizzare per risparmiare, that’s the way!

Ce ne siamo accorti una volta per tutti a partire dal 21 gennaio di quest’anno, quando le novità previste dal fu Governo Monti, nella persona del Ministro Francesco Profumo, in merito a scuola digitale e alle misure orientate al digitale sono divenute d’un tratto una piacevole, stuzzicante realtà: digitalizzazione delle procedure di iscrizione e dematerializzazione definitiva di pagelle e registri.

Quello della scuola digitale è un cambiamento che parte dal basso, chiesto a gran voce in questi anni dagli studenti dell’era 2.0, la generazione “social”, i cosiddetti “nativi digitali”. Bambini, adolescenti, ragazzi che on line sentono di esprimere se stessi meglio che offline o che addirittura percepiscono il web come l’unica dimensione possibile. Ragazzi cresciuti a pane e tecnologia, autodidatti dell’High Technologies, moderni, aggiornatissimi, come e spesso più dei loro genitori, che sembrano nati con una patente Ecdl incorporata, spesso persuasi che il mondo sia tutto digitale proprio perché immersi fino alla punta dei capelli in questa nuova temperie culturale. Ma i nativi, in realtà,“non nascono mai imparati”. Se poi si considerano lo stato di precarietà delle nostre scuole, l’edilizia scolastica da terzo mondo o quasi, i laboratori ridotti all’osso, i bilanci in rosso e i finanziamenti pretesi dalle famiglie sotto forma di “contributi volontari”, e ancora la difficoltà di aggiornare docenti e genitori e sperimentare approcci inediti, viene da sé che la strada da percorrere è ancora lunga e tortuosa.

[adsense]

Come cambia allora il rapporto studente docente nell’era dellla scuola digitale 2.0? Le app per lo studio “fanno bene o fanno male” ai nostri studenti? E’ la Dott.ssa Bardi di Impara Digitale  a darci risposte coerenti alla scuola digitale. la Dott.ssa Bardi, massima personalità italiana in fatto di e-learnig, scuola digitale e digitalizzazione della didattica. Un’autorità in materia, nonché un’eccellenza Italiana nel mondo. Insegnante di italiano e latino al liceo Lussana di Bergamo, artefice prima dell’adozione degli iPad in classe, fondatrice e Vice Presidente del Centro Studi ImparaDigitale ma soprattutto pioniera di un metodo didattico assolutamente inedito, destinato a fare scuola in tutto lo Stivale: la Tablet-School.

Dott.ssa Bardi. Cosa si intende in breve per sistema scolastico 2.0 e per scuola digitale?

“La scuola digitale e il sistema scolastico 2.0. è un sistema scolastico rivisto nel metodo d’insegnamento, che utilizza le tecnologie in maniera equilibrata, che si basa su competenze mixate a metà tra il tradizionale e il moderno, e che vede nelle nuove tecnologie semplicemente uno strumento didattico imprescindibile, calibrando le modalità di fare didattica su esigenze nuove: laboratori età, partecipazione, condivisione, interattività, co-creazione in rete.

Di cosa si occupa e cos’è una Tablet School? Quali sono i pro e i contro di una scuola digitale?

Tablet School

Tablet School

“Io personalmente mi occupo di Tab-learning. La mia è cioè una Tablet School, la prima in Italia. Io e i miei ragazzi, cioè, lavoriamo con i tablet nella didattica giornaliera, ad es. collaboriamo alla creazione di ebook, i ragazzi si dividono in gruppi, lavorano con gli strumenti digitali in team, come si faceva nelle botteghe artigianali medioevali, ma in generale faccio formazione e siamo attenti ad ogni novità tecnologica che ci propone l’attualità.

Tecnologie mobili, cioè dinamiche, agili che possono aiutare gli insegnanti e i ragazzi, attraverso una didattica più flessibile e sensibile, a sintonizzarsi meglio, a comunicare secondo modalità che sono diventate quelle della vita di tutti i gironi (ipad, tablet ecc). Ricordo che sono stata la prima a portare l’Ipad in una scuola Italiana, nel 2010, ancora prima che arrivasse sui mercati in Italia. In America era uscito in maggio-giugno, io invece l’ho avuto a luglio. I miei colleghi solo più tardi.  In Italia c’è un grave problema di aggiornamento del corpo docente.

I nostri ragazzi sono assai più intuitivi, creativi, curiosi di noi adulti. Usano le tecnologie con una competenza disarmante, sono bravissimi. 

Mi dica, come fa un professore ad accompagnare il ragazzo verso un uso consapevole dello strumento se prima non scende dalla cattedra e prova a confrontarsi orizzontalmente con loro, servendosi dei linguaggi e strumenti che ci impongono di rinnovarci come docenti? Se non capiamo che per educare bisogna saper leggere le novità, noi questi ragazzi li perdiamo, mi creda. Non importa che un professore sappia usare 1, 2, 3 applicazioni e il ragazzo 100. L’importante è riuscire a cogliere l’opportunità offertaci dalle tecnologie di modificare, adattare la didattica, ritagliare uno spazio di interazione nuovo, rinnovato, senza ovviamente perdere di vista gli obiettivi fondamentali ma senza nemmeno perdere l’attenzione per la tecnologia e farci sopraffare da questa ansia di essere tecnologici a tutti i costi. Dobbiamo ecco aiutare il ragazzo a diventare protagonista di questa era, a sviluppare e creare un proprio metodo di apprendimento, un metodo personalizzato, congeniale, alternativo a quello che si impara sul banco tradizionale che va scoparendo. Un metodo che li aiuta a selezionare con coscienza i materiali, a distinguere l’utile dal meno utile o dall’inutile, a differenziare e a riconoscere i pericoli della rete che sono tanti. Migliore o peggiore, lo lasciamo decidere ai ragazzi.I miei ragazzi fanno come vogliono, chi vuole porta il tablet, ma non siamo certo contro la carta e la penna. I libri sono digitali, i cartecei non li ho adottati perché non consentono una giusta trasversalità. Sono molto limitanti, però non li metto da parte perché ci mancherebbe altro.

Nella scuola digitale passato e presente possono e devono convivere.

Il digitale non deve cancellare il tradizionale, ma integrarlo, assimilarlo per migliorarlo. I contenuti devono rimanere quelli tradizionali, cambiano solo le modalità di acquisizione di queste conoscenze. saper leggere, saper scrivere e saper far di conto…queste rimangono la priorità assoluta. A noi interessa solo che il metodo sia in linea con quello che è nelle sue corde, nelle sue capacità anche perché essere in rete significa responsabilità, lavorare in sinergia con gli altri, su molte fonti diverse, anche contemporaneamente, condividere metodi e saperi e strutturare la propria mente in maniera critica e versatile.

Poi chiaramente è compito del ragazzo rielaborare ciò che impara attraverso la rete e gli strumenti informatici, su questo non ci piove.

Noi insegnanti dobbiamo solo mostrare loro la necessità che diventino cittadini di un mondo, quello digitale, che non è anarchia totale, come si tende a pensare, ma un mondo che ha le sue regole. Ed è appunto il rispetto di queste regole il messaggio che la scuola, l’università, l’istruzione tutta deve far passare: la tecnologia a servizio della scuola, non il contrario.  I nativi digitali sono bravi, svelti, competenti…ma non nascono imparati. Bisogna accompagnare questa predisposizione armonicamente, senza traumi, orientandola nella direzione più utile per gli studenti.

Per la scuola digitale occorre la banda larga

Per la scuola digitale occorre la banda larga

Poi abbiamo un grave problema di ordine infrastrutturale se vogliamo: il grande ostacolo alla scuola digitale italiana è l’insufficienza della banda larga.

Certo ci sono dei costi altissimi di cui io per prima sono consapevole. Ma bisogna essere lungimiranti e pensare by steps,sicuri che gli investimenti menti e i sacrifici che facciamo oggi ci ripagheranno un domani non una ma dieci, cento mille volte. Conosco bene i problemi della scuola italiana. Servizi prima carenti, mancano aule, banchi, sedie, carta per le fotocopie e persino la carta igienica,Però come dico sempre a chi me lo chiede: la carta igienica e i fogli bianchi uno può portarseli dietro anche da casa estrema ratio, ma la banda larga no. Cominciamo ad implementare  quella e non ci pentiremo! Noi con la nostra rete, Impara Digitale, abbiamo un po’ fatto scuola. Oggi raccogliamo 25 scuole, però dopo Generazione Web, un bando che ha portato alle scuole della Lombardia 12 milioni di euro e che ha convinto l’Ufficio Scolastico Regionale a chiamarci per fare formazione alle 350 scuole della Regione…per dire. Le risorse ci sono. Io ho convegni in tutta Italia, perché c’è un bisogno enorme da parte dei professori di capire cosa devono fare per dotarsi di metodi di insegnamenti sempre più all’avanguardia e poter condividere ed orientare attivamente l’interesse tecnologico dei loro ragazzi.

Spesso si dice che la scuola non ha i soldi per andare avanti, mancano i laboratori, i soldi per la carta igienica ecc ed è innegabile questo, ma non si può risparmiare sul futuro dei ragazzi. La scuola digitale non è un capriccio, una moda ma una necessità che i tempi ci impongono. Poche scuse, bisogna lavorare in questa direzione. Altrimenti perdiamo i nostri ragazzi, perché questa è la strada che ci indica l’attualità. Non si può fare una didattica tradizionale quando il mondo gira nel verso opposto. Non è solo una questione di risorse.”

Ritiene che le app per lo studio possano rappresentare una supporto didattico valido o, al contrario, un fattore disincentivante per il ragazzo, sempre più tecnologizzato ma spesso inconsapevole circa il giusto utilizzo degli strumenti informatici? E i social network?

“Le applicazioni sono ormai il pane quotidiano dei nostri ragazzi, non si può chiudere gli occhi e bollare tutto come superficiale, inutile….Dipende tutto dall’uso che facciamo delle tecnologie. Che ben vengano le app per lo studio se sono pensate per fini didattici e non per altre cose. Il ragazzo ha bisogno di strumenti che siano tarati sulle proprie esigenze e che egli stesso possa “personalizzare” per sviluppare al meglio metodi ed abitudini cognitive sempre più vantaggiose. Io parlo sempre di tecnologie per la didattica e non di tecnologie nella didattica.  L’introduzione non deve essere forzata, ma coscienziosa, ragionata. Noi di Impara Digitale abbiamo stilato una classifica di app per lo studio consigliabili e di provata utilità, Mi vengono in mente Dropbox, Wikipanion, Notability,  iStudente,Itunes U ed iUni per gli universitari…tutte applicazioni utilissime.

Sono invece contraria all’impiego dei social network nella didattica, opinione personale.

Non li preferisco, non riesco a trovare una collocazione all’interno della didattica. Bisogna imparare a distinguere che ci sono prodotti e strumenti pensati per lo studio e altri che vanno ben per altro, tempo libero, attività ludiche ecc sono anche essi una realtà importante nella vita dei ragazzi, ma non necessariamente bisogna sforzarsi di trovare ai social un’utilità didattica. Io non sono d’accordo, poi ognuno fa come gli pare.

Le applicazioni, se possono aiutare la didattica, integrandola e non scavalcandola, sono ben accette. Rispondono a bisogni che possono agevolare di molto sia l’insegnamento che l’apprendimento. Devo aggiungere altro? (ride)”

C’è qualche differenza nel rapporto/consumo di tecnologie e applicazioni per lo studio tra studenti? Ad esempio tra ragazzi delle medie, delle superiori, universitari?

“Sicuramente più si va avanti, più i nostri nativi sviluppano una capacità tecnologica quasi istintiva. Forse i ragazzi più grandi, più vecchi di qualche generazione, penso agli universitari di oggi, forse sentono la nostalgia della carta e della penna più degli altri…sono legati per dire ad una visione romantica della scuola, che vedono scomparire, Ma dire che si stava meglio prima è un po’ la prerogativa di tutte le generazioni più anziane. Mi fa male, ad esempio, trovare l’Italia fanalino di coda in molte classifiche…ma i nostri ragazzi sono tra i più bravi d’Europa. Nei convegni che organizzo per spiegare a scuole, università ecc il metodo Tablet School di solito faccio intervenire via streaming o direttamente dal palco ragazzi giovanissimi, 14-15 anni abilissimi, informatissimi spesso più degli adulti. Non le dico le domande che fanno..la puntualità, la competenza, la complessità. Dobbiamo convincerci ad investire, ma non investire tanto per. Dotare la scuola di strumenti tecnologici adeguati non significa dire “ecco le tecnologie e fai quello che vuoi”, è come guidare la macchina senza patente. Prima o poi sbatti. Più prima che poi. La vocazione tecnologica nei nostri ragazzi c’è ed è un punto di partenza fondamentale. Per questo la scuola non deve rimanere indietro. Bisogna essere obiettivi: la tecnologia è un impegno, una realtà con la quale facciamo i conti ogni giorno. Mi dica lei oggi se c’è ancora in Italia un ragazzino, anche piccolissimo, che non ha dietro un ipad, iphone, tablet ecc. Quello che serve è aiutare i ragazzi a capire che in quel tablet, in quell’ipad ci sono delle opportunità, delle possibilità. Una miniera di cose belle che impari a comprendere solo quando la scuola ti educa a guardare oltre la banalità di certi usi”.

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy