Contributo Scolastico Volontario. Sul contributo scolastico i chiarimenti del MIUR. “Contributo o tassa truffa?”

Redazione Controcampus 4 Aprile 2013

Che la scuola italiana non stia certo attraversando un momento felicissimo è ormai sotto gli occhi di tuttiCoi costi dell’istruzione in perenne impennata e le casse scolastiche sempre più esangui, non si contano più gli istituti a rischio bancarotta che, dopo i violenti tagli inaugurati dalla legge 133 del 2008 (la famigerata Riforma Brunetta) e proseguiti sotto la discutibile gestione Gelmini, hanno pensato bene di recuperare la liquidità perduta attraverso l’imposizione (illegale e capziosa) di alcuni contributi tra cui il cosidetto contributo scolastico.

Contributo scolastico che sarebbe volontario ed “aggiuntivo”, per la legge, ma che, alla prova dei fatti, tanto volontario non è, divenendo giocoforza la “pronta cassa” di bilanci scolastici più che magri, disossati.

Una cassa d’emergenza per intenderci. Cosicché il messaggio che arriva a molti studenti e relative famiglie che si vedono recapitare a casa il famigerato bollettino del contributo scolastico, una vera e propria “tassa”, un importo dovuto, obbligatorio, giustificato quasi sempre come ineludibile condizione di proseguimento dell’attività scolastica. Un extra (il cui ammontare supera spesso il centinaio di euro) che certo non fa sorridere chi, già dovendo affrontare le consuete spese di rito (libri, materiale didattico ecc.), si ritrova con sua somma sorpresa a fare i conti con la cattiva fede di presidi ed istituzioni e, più in generale, con la disinformazione oggettiva che storicamente imperversa sul tema.

Così ancora una volta, come da triste tradizione, con l’approvazione del programma annuale e le iscrizioni, ritorna d’attualità la spinosa questione del contributo scolastico volontario.

studentessa triste

studentessa triste

Cos’è il contributo scolastico volontario? –  Normato dalla Legge Bersani L. 40 del 2007, il contributo scolastico volontario è un’erogazione liberale a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado” finalizzata all’ampliamento e all’arricchimento dell’offerta scolastica ma anche al finanziamento dell’innovazione tecnologica e dell’edilizia scolastica.

Il comma 622 della legge 296/06 (Legge Finanziaria del 2007), dopo aver sancito l’obbligatorietà dell’istruzione per dieci anni ha confermato che “il regime di gratuità ai sensi degli articoli 28, comma 1, e 30, comma 2, secondo periodo, del decreto legislativo 17 ottobre 2005, n. 226” . Pertanto se ne desume che “In ragione dei principi di obbligatorietà e di gratuità , non è dunque consentito alle scuole  imporre tasse o richiedere contributi obbligatori alle famiglie di qualsiasi genere o natura per l’espletamento delle attività curriculari e di quelle connesse all’assolvimento dell’obbligo scolastico (fotocopie, materiale didattico o altro) fatti salvi i rimborsi delle spese sostenute per conto delle famiglie medesime (quali ad es: assicurazione individuale degli studenti per RC e infortuni, libretto delle assenze, gite scolastiche, ect). Eventuali contributi per l’arricchimento dell’offerta culturale e formativa degli alunni possono dunque essere versati dalle famiglie solo ed esclusivamente su base volontaria“.

Problemi di trasparenza definitoria e contabile – La bagarre è terminologica e riguarda appunto l’aggettivo “volontario”. Le scuole possono chiedere il contributo scolastico, come a dire “aiutateci a tirare avanti la carretta”, ma non possono imporlo.

Tradotto il contributo scolastico volontario non è una tassa scolastica, ma una aiuto economico che gli istituti posso “chiedere” alle famiglie all’atto dell’iscrizione, previa intesa sulle finalità da condividere. La scuola, cioè, in ossequio ai principi di trasparenza e legalità, si impegna ad informare circa la volontarietà e detraibilità dei versamenti, rendicontando ad ogni esercizio finanziario ai contribuenti le spese sostenute o da sostenere. Deve insomma spiegare alle famiglie perché e per cosa chiede questi soldi e come intende spenderli.

Contributo Volontario

Contributo Scolastico: Volontario o Obbligatorio?

Nella realtà, però, la definizione ministeriale non risolve del tutto il problema. Dal momento che la suddetta legge, con il riconoscimento dell’autonomia e della personalità giuridica ai Consigli d’Istituto, ha di fatto dichiarato “non illegittimo” il reperimento di risorse attraverso forme di autofinanziamento (alienazione di beni, fornitura di servizi ad esterni, sponsorizzazioni). Prevedibile in questa vaghezza definitoria che la via dello “spremere le famiglie” apparisse subito come la più agevole. Ma rimane per tutti un’evidenza: il contributo scolastico volontario non è destinato al funzionamento ordinario delle attività scolastiche (pulizia, manutenzione ordinaria e straordinaria, fotocopie, anticipi di stipendio per supplenze brevi, ecc.) come accade invece nella prassi quotidiana, ma al perfezionamento progressivo ed armonico dell’offerta culturale e formativa degli alunni.

Che ci sia dunque alla base un macroscopico problema di “comunicazione scuola-famiglia” è assodato. Come assodato è il timore/sensazione di una “deriva privatistica” del nostro sistema scolastico. In altre parole la scuola è ancora un bene gratuito e non negoziabile?

Detraibilità/deducibilità  del contributo scolastico volontario – Altro capitolo caldo è quello relativo alla detraibilità del contributo volontario. Ai sensi della legge Legge Bersani n. 40/2007, tutti contributi volontari versati alle scuole durante l’arco dell’anno scolastico, possono, all’atto della dichiarazione dei redditi,  essere scaricati dalle tasse cioè detratti dalle persone fisiche nella misura del 19%. A condizione, però, che l’interessato conservi ricevuta del versamento ed indichi nella causale la seguente dicitura: “erogazione liberale per (almeno una delle seguenti motivazioni): innovazione tecnologica; ampliamento dell’offerta formativa; edilizia scolastica”.

Contributo Scolastico Volontario

Contributo Scolastico Volontario

Ognuna delle seguenti “diciture” è vincolante. Una volta specificata la destinazione del contributo scolastico, la scuola è tenuta a spendere quei soldi per la finalità espressamente dichiarata dal contribuente.

Ogni altro utilizzo è da ritenersi illegittimo e, quindi, illegale.

Spesso le scuole, per “insabbiare” la natura volontaria del contributo scolastico, glissano su questa possibilità, in modo da poter stornare indisturbate i versamenti “non finalizzati” (cioè non riportanti nessuna delle diciture sopra indicate in causale) a seconda della bisogna. Col risultato che l’importo versato non può essere neppure scaricato dalle tasse.

Contributo scolastico volontario. I chiarimenti del MIUR – Preoccupazioni più che giustificate allora. Se è vero come è vero che il MIUR Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), a seguito della valanga di segnalazioni pervenute, ha subito provveduto a fare il punto (definitivo si spera) sulla questione, diffondendo a tutte le scuole del paese la seguente circolare, la num. 0000312.

Due pagine che in teoria dovrebbero tagliare le gambe ad ogni fraintendimento ulteriore in materia di contribuzione scolastica. A cominciare dall’omissis di tanti dirigenti scolastici in merito alla volontarietà del contributo scolastico. Posizione aggravata dall’indicazione, in caso di mancato pagamento, dell’impossibilità a procedere all’iscrizione del ragazzo. Non mancano, a conferma, casi di presidi che, più o meno direttamente, prospettano a chi chiede conto di questa surreale imposta ritorsioni sul voto  dell’alunno e sulla promozione dello stesso, qualora la cifra richiesta non fosse erogata con solerzia.

E i genitori? Pagano. Tutto pur di evitare problemi ai loro ragazzi. Colpa della scuola che non informa o informa male. Ma colpa anche di chi, ragazzi e famiglie, dovrebbe, nei limiti delle loro possibilità, dimostrare maggiore “fame” in fatto di diritti.

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Intervista al Dott. Giuseppe Pierro del MIUR – Come difendersi allora da questa truffa del contributo scolastico in salsa “legale”? Per fare chiarezza sul tema, sui suoi delicati risvolti e sulle possibili soluzioni abbiamo chiesto il parere, autorevolissimo, del Dott. Giuseppe Pierro, dirigente dell’Ufficio “Affari Generali” del MIUR.

Spesso molti presidi replicano alle perplessità dei genitori sostenendo che il contributo scolastico diviene obbligatorio laddove vi sia una delibera del Consiglio d’istituto che lo rende tale. Si tratta di una giustificazione legittima? Può una deliberazione del consiglio scavalcare l’autorità del Miur e con esso il diritto allo studio (gratuità e obbligatorietà)?

“Come puntualizzato da recenti note di chiarimento, il MIUR è al corrente della tendenza frequente di alcuni Istituti a richiedere alle famiglie il versamento obbligatorio di contributi scolastici. In ragione del principio di obbligatorietà e di gratuità dell’istruzione, sancito dall’art. 34 della Costituzione, alle scuole non è consentito obbligare le famiglie al versamento di tali pagamenti che, in virtù della loro stessa denominazione – sono “contributi” e non “tasse” -, sono di natura volontaria e non obbligatoria. Siamo perfettamente coscienti della situazione di disagio vissuta in questo momento dalle scuole; ciononostante, ribadiamo che il contributo scolastico è e deve continuare ad essere assolutamente volontario.”

Quali sono le tasse “erariali” che le famiglie sono tenute a pagare? Quali sono? E quali sono, invece, i contributi volontari che una scuola può chiedere alla famiglie?

“In tutte le Istituzioni Scolastiche Statali la frequenza della Scuola dell’obbligo è gratuita; pertanto, per le sole classi IV e V della scuola secondaria superiore, è richiesto il pagamento obbligatorio delle tasse scolastiche erariali, fatti salvi i casi di esonero previsti ai sensi della legge n. 296/2007.
La legge prevede quattro tipi di tasse scolastiche: la tassa di iscrizione di € 6.04, la tassa di frequenza di € 15.13, la tassa d’esame di € 12,09 e infine la tassa di diploma di € 15.13. Per tali tasse è previsto l’esonero dal pagamento per merito scolastico, motivi economici e appartenenza a speciali categorie di beneficiari. Oltre alle tasse erariali, obbligatorie per i frequentanti l’ultimo biennio delle scuole secondarie superiori, i singoli Consigli di Istituto deliberano autonomamente in merito al versamento, da parte delle famiglie, di una contribuzione di natura volontaria, che deve essere utilizzata dalla scuola per l’ampliamento dell’offerta formativa. Ci teniamo a precisare che tali contributi sono erogazioni liberali con cui le famiglie, con spirito collaborativo e nella massima trasparenza, partecipano al miglioramento e all’ampliamento dell’offerta culturale e formativa.” 

Diritti degli Studenti

Diritti degli Studenti

Come segnalare una scuola che chiede il contributo scolastico volontario in forma obbligatoria? A chi denunciare e come? Quali sono le leggi e/o documenti che stabiliscono la volontarietà del contributo?

“Come è stato precisato con la nota n. 312 del 20/03/2012 e la nota n. 593 del 07/03/2013, questo Ministero prende le distanze dalla tendenza di alcuni istituti statali, di richiedere alle famiglie il versamento obbligatorio dei contributi scolastici.

Le segnalazioni delle famiglie, che lamentano tale atteggiamento da parte degli Istituti frequentati dai propri figli, una volta pervenute a questo Dipartimento vengono trasmesse agli Uffici Scolastici Regionali di appartenenza. Questi ultimi, nell’ambito delle proprie specifiche competenze, attuano le opportune verifiche, caso per caso, assumendo le azioni necessarie, anche di carattere sanzionatorio, nei confronti delle scuole contestate.”

Quali sono i servizi che il MIUR offre a chi chiede chiarimenti in merito alla questione contributi scolastici o volesse segnalare eventuali condotte poco lecite da parte di istituti e presidi?

“All’interno di questo Dipartimento esiste un ufficio preposto alla consulenza e all’assistenza nei confronti delle famiglie che intendano raccontare la propria esperienza in merito. A tal fine, è possibile scrivere all’indirizzo email iostudio@istruzione.it.”

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L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto